Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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pratutto Numana e Gallicano e conservansi nel Museo
di Ancona (').

Candelabri. — Le mense dei più ricchi fra i Galli,
come quelle degli etruschi epuloni, doveano essere illu-
minate da candelabri. Di quelli in metallo se n'ebbero
soltanto due da Montefortino e provengono dalle due
tombe più insigni (n. Sen. 30) del fondo Giampieri
(tav. IV, n. 11 e tav. X, n. 10). Tutte le altre tombe
n'erano prive, il che può dimostrare come i cande-
labri metallici fossero oggetti di lusso e di prezzo
elevato e perciò soltanto le famiglie più doviziose po-
tevano procurarseli. Difatti anche a Bologna, fra un
centinaio di tombe galliche, due soltanto avevano il can-
delabro ed appartenevano esse pure a personaggi co-
spicui, perchè racchiudevano amendue ricco corredo di
bronzi, di terracotte, ed una di esse anche una corona
a foglie d'oro, la quale circondava il cranio dello
scheletro.

I candelabri delle due tombe galliche felsinee
sono in ferro, quelli di Montefortino in bronzo. E
siccome pure di bronzo sono, per massima parte, i can-
delabri usciti dalle tombe etrusche della Certosa e
del Giardino, delle quali ben poche si possono far di-
scendere oltre il IV secolo, così se ne deduce che i
candelabri delle tombe galliche felsinee, per essere di
ferro, spettano ad una età più recente che non quelli
di Montefortino.

Di maggiore importanza è il fatto che questi cande-
labri gallici felsinei sono ad alto fusto, circondati alla
sommità l'uno da quattro, l'altro da tre rebbi ricurvi,
per infiggervi candele di cera: i due di Montefortino
al contrario hanno fusto terminante in un piattello
concavo, destinato ad accogliervi l'olio oppure una
lucerna (2).

Questo secondo tipo di candelabro era molto usato
nella città dell' Etruria centrale, ed il Museo Grego-
riano ne possiede circa una ventina provenienti da
Cere, Vulci, Bomaizo ed Orte (3). Anzi uno di essi
(voi. I, tav. LV, n. 1) il cui fusto è sorretto da fan-
ciulla nuda, ricorda quello della ricca tomba Giam-

0) Notizie degli scavi 1891, p. 153.

(s) Reisch in Helbig-Tontain, Guide dans les Musèes de
Rome, voi. II, p. 310; Martha, L'art Étrusque, p. 528, cfr. Da-
remberg et Saglio. Dict. des antiq. lett. C, fig. 1088.

(3) Museo Gregor., voi. I, tav. XLVIII-LY.

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pieri, mentre un altro (voi. I, tav. XLVIII, n. 4) pur lo
ricorda per il gatto che insegue la gallina. Un can-
delabro simile proveniente da Volterra, col fusto ornato
dei medesimi animali, conservasi nel Museo di Fi-
renze (').

Al contrario, candelabri di questo tipo non sono
mai occorsi nella regione circumpadana, nè nelle tombe
etrusche del periodo Certosa, nè in quelle più tarde
del periodo gallico. Tanto le une quanto le altre con-
tendono soltanto candelabri ad alto fusto, le prime
in bronzo, le seconde in ferro, con la sommità finiente
in due o più rebbi per le candele.

Da ciò si deve necessariamente dedurre che i
Galli Senoni procacciavansi i candelabri da fabbriche
etrusche diverse da quelle che li provvedevano ai
Galli Boi del territorio felsineo.

Dal fatto però, più sopra accennato, che i sontuosi
candelabri metallici erano usati soltanto dalle famiglio
più doviziose, non ne consegue che le altre fossero
del tutto sprovviste di qualsiasi mezzo d'illuminazione.
Queste aveano probabilmente candelabri con fusto di
legno, il quale nelle tombj andò consunto. Anche in
parecchie tombe della Certosa si trovarono soltanto
sommità in ferro ed in bronzo di candelabri, i cui
fusti per conseguenza doveano essere di legno (2). Da
Marzabotto non si ebbe alcun candelabro, ma soltanto
parecchie statuette in bronzo (3), che ne costituivano
l'ornamento della sommità: perciò i fusti dovevano
similmente essere di legno.

I Galli però molto probabilmente usavano anche
quali mezzi d'illuminazione candele o fiaccole a mano.
Ciò deduco da un utensile rinvenuto con molta fre-
quenza nelle loro tombe, sia di Montefortino che di
Bologna e di Ceretolo (4).

Consiste tale utensile in una specie di scodella
a doppia lamina di bronzo, del diam. medio di 8 cent.

f1) Martha, L'art étrusque, p. 528.

(8) Zannoni, Gli scavi della Certosa, tav. XVIII, fig. 8;
XIX. fig. 10; Montelius, La civilisation primitive ecc., pi. 103,
n. 1 e 2.

(3) Gozzadini, Di ulteriori scoperte nell'antica necropoli,
a Marzabotto, tav. II, fig. 4 e 12, p. C; Montelius, Za civili-
sation primitive en Italie, pi. 110, n. 0 e 7.

(4) Da Montefortino: sep. 11, 18, 20, 21, 21bis, 23, 28; da
Bologna, predio Benacci sep. 623, 954, 960; da Ceretolo
(Tombe e necropoli galliche della prov. di Bologna p. 495).
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