Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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NUOVI STUDII E SCOPERTE IN GORTYNA

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come troppo larghi riuscirono anche gì' intercolunnii ;
e, sebbene allora non si aggiungesse il peristilio,
il davanti presentava tuttavia le proporzioni di un
tempio arcaico che effettivamente ne fosse fornito, come
p. es. i templi di Corinto e di Assos (1). Vale a dire
che il Pythion, nonostante il rinnovamento dei tempi
ellenistici, seguitò a conservare esteriormente, in con-
seguenza della sua forma originaria, un' apparenza
arcaica.

1 o
11111111111

3 m.

Fia. 23. — Sezione trasversale del Thesaurus nel Pylliion.

Ci resta infine da dichiarare un altro particolare
del Pythion. Come fu già accennato, nel pavimento
della cella, a pie' della prima colonna a destra (v. la
pianta fig. 3, e tav. II nn. 1 e 2), esiste una specie
di fossa, o pozzetto rettangolare, relativamente assai
profonda.

Le sue pareti (v. la sezione qui sopra, fig. 23)
sono costituite da sette file sovrapposte di blocchi di
poros, cioè dello stesso materiale della cella, bene
squadrati e ben commessi senza cemento, ma le pietre
dell' ultima fila sono collegate sul margine con piombo
colato dentro incavature in forma di bipenne, e
quelle della penultima sporgono sì da formare una
risega di m. 0,095 per adattarvi il coperchio ora
mancante.

Il fondo è fatto con tre lastre della stessa pietra
e nè qui nè nelle pareti è alcuna traccia di cemento
che possa far pensare ad una conserva d'acqua (')
Sulla sua destinazione oggi non può sussistere più
alcun dubbio.

Esso, a mio giudizio, è precisamente la ripeti-
zione di quelle numerose fosse tetragone di costru-
zione analoga che si veggono ora in gran numero nei
pavimenti dei palazzi di Cnossos e di Phaestos, ove
servivano da thesauri o ripostigli di cose utili o pre-
ziose. Stringente sopratutto è il confronto con quelle
che vi furono trovate piene di una ricca suppellettile di
indubbio carattere sacro (2). A similitudine della casa
dell'ai a£ anche la casa del dio, modellata su quella,
doveva avere il proprio thesauro che custodisse quanto
di più prezioso vi fosse fra gli oggetti del culto e
i doni votivi.

Perciò un sotterraneo come questo, e a questo
medesimo ufficio, vedesi anche nel portico che si sco-
perse ultimamente accanto al tempio su ricordato
della vicina Lebena (3) ; e così credo che debba spie-
garsi ora anche quella specie di cassa rettangolare che
come nel Pythion, fu rinvenuta presso uno degli angoli
del su ricordato tempio antichissimo di Neandria, fatta
di lastre incastrate verticalmente nel pavimento e per
alcuni centimetri affiorante sul piano di questo, come è
anche in qualcuna delle suddette fosse di Cnossos (4).

Così diviene per noi un fatto regolare la scoperta
di costruzioni di tal sorta in altri luoghi ed in templi
meno antichi p. cs. nell'Asklepieion di Cos (5) e nel

(') V. la ricostruzione di questi per es. presso Winter,
Kunstgeschichte in Bildern, tav. XII, nn. 1 e 2.

(') Ecco le dimensioni: lungh. m. 1,62, largii, m. 1,01,
prof. in. 2,10 dall'imboccatura, circa m. 2.30 dal livello del
pavimento antico. Perrot e Chipiez, op. cit., VII, p. 601 seg.,
la considerarono come fossa destinata a ricevere le libazioni.

(2) Evans, Annual cit., IX, pp. 38-93; per la forma della
fossa cfr. particolarmente figg. 15, 19, 22-25. A Phaestos se ne
scoperse uno nel megaron del palazzo di Haghia Triada.

(3) Rendiconti cit. p. 302 e 306. Esso è chiamato Orjaavnóg
in una iscrizione, e, come dice Halbherr, non è dell'epoca
romana ma più antico.

(4) Koldewcy, Neandria, figg. 53-55 (rimpicciolita anche
presso Drinn, op. cit., fig. 198 c, e presso Perrot-Chipiez, op. cit.,
VII, p. 608, tav. LI); egli. p. 26, la chiama « grabàrtige Anlage»
senza spiegarne lo scopo. Fu trovata devastata e saccheg-
giata; la sporgenza sul pavimento è di m. 0,20. Perle casselle
simili di Cnossos v. presso Evans le citate figg. 19 e 25.

(5) Arch. Anzeiger 1903, p. 190, dove si accenna anche ad
altri simili di Thera. Qualche cosa di analogo, sebbene di uso
un poco differente, sarebbe un tesoro di Eleusi, di cui Tsuntas,
Mélanges Nicole, p. 531 segg.
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