Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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E CANNATELLO PRESSO GIRGENTI

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come il cumulo delle immondizie sparse intorno alle
abitazioni. In gran parte sono sostanze vegetali che
poco per volta si trasformarono e diventarono simili alla
terra. Supponendo che rappresentino le parti mine-
rali ed organiche che trovansi nelle piante, viene
spontanea la domanda di chiedersi quanto dovrebbe
essere alta una catasta di legna per formare colle
parti inorganiche e le ceneri uno strato spesso quattro
metri.

Sapendo che in media le ceneri delle piante pos-
sono calcolarsi a 4 per mille, si ottiene un'altezza
di 1810 metri; senza calcolare le parte che venne
asportata dalle intemperie sulla quale non abbiamo
dati sicuri. Questo calcolo sta però al disotto della
verità, perchè molte materie solubili delle ceneri
vennero esportate dall'acqua delle pioggie che scio-
gliendo questi corpi li trascinò lontano. Ma d'altra
parte colla cenere dei corpi organici gli uomini
portarono molta terra nelle loro abitazioni e questa
mescolandosi colle sostanze organiche in disfaci-
mento contribuì alla formazione della terra grassa.
Per l'età neolitica in Creta, in condizioni presso a
poco uguali, Arturo Evans (') suppose che l'accumu-
larsi delle dejezioni e il sollevamento del terreno si
compia colla proporzione di un metro ogni mille anni:
e giunse a tale conclusione studiando una trincea sul
vertice della collina di Cnosso, che aveva la profon-
dità di quasi dodici metri, sei dei quali appartene-
vano come questi all'età neolitica, gli altri all'età
subneolitica e del bronzo. Questi ultimi servivano per
dare qualche indicazione sulla rapidità colla quale
eransi accumulati i detriti nell'età del bronzo, per
l'età neolitica recavano un po' di lume gli avanzi
della ceramica che appariva diversa secondo le varie
profondità. Gli archeologi che studiano in Italia l'ele-
vazione successiva del terreno nelle città più antiche
trovano che il terreno sollevasi alquanto più rapida-
mente, ma non possiamo servirci delle misure fatte
a Roma, perchè qui l'accumularsi del materiale do-
vette produrre un'elevazione molto più rapida del suolo
che non succedesse nell'epoca neolitica a Creta ed
in Sicilia.

(') A. Evans, The Palace of Knossos, Animai of the Bri-
tish School at Athens, n. 10, 1903-1904, p. 19.

Monumenti Antichi — Vol. XVIII.

Per quanto ci troviamo al buio riguardo alla cro-
nologia dell'età neolitica, e non vi siano limiti per
fermarci, confesso che facendo gli scavi a Pesto nel
terreno neolitico come quello di Cnosso, studiato dal-
l'Evans, e dal Makenzie, io era già inclinato a restrin-
gere la misura del tempo esposta dall'Evans. Farei
perciò la medesima restrizione anche per il terreno
di Cannatello e lo ridurrei a metà, cioè di due metri
ogni millennio; vedremo che tale calcolo per quanto
malsicuro conduce ai risultati cui giunse l'Orsi per
altra via. Sarebbero dunque circa tre millenii che
l'uomo abitò nel villaggio di Cannatello per giungere
all'età micenea. Aggiungendovi il millennio dell'età
storica sarebbero circa quattro mila anni prima del-
l'era cristiana.

Fino ad oggi il punto di partenza più sicuro per
stabilire una data nelle epoche primitive della civiltà
sicula erano le sei ossa lavorate a globuli che il
prof. Orsi trovò nella necropoli di Castelluccio (').

È noto che Schliemann raccolse nella seconda città
preistorica nella collina di Hissarlik due pezzi di osso
con sporgenze semiglobulari, ciascuna delle quali è
circondata da due cerchietti. Non sappiamo a cosa
servissero questi pezzi di osso, ma essi hanno un
grande valore per la cronologia, in quanto che l'Orsi
ne trovò parecchi pezzi quasi identici, pure di osso.
Però le tombe dentro le quali si trovarono tali ossa
lavorate noi dobbiamo crederle meno antiche di quelle
più piccole di Caldare.

Le lame di coltello in bronzo che si trovarono
nelle tombe di Castelluccio, e le perle di ambra, non
ci permettono di dare un'antichità molto remota a
questa necropoli. Gli studi sulle armi di rame della
Sicilia e specialmente delle scuri simili a quelle di
Creta accennano a relazioni più antiche della Sicilia
coll'Egeo che non sia il tempo della seconda città
trojana (2). A Caldare ed a Cannatello possiamo dire
che i nostri scavi cominciano coll'epoca micenea (3)
e si estendono verso l'età neolitica. Gli scavi recenti

(!) Bullettino di paletn. ital, anno XVIII, 1892, p. 7.

(2) A. Mosso, Le armi più antiche di rame e di bronzo.
Atti delVAcc. d. Lincei, Memorie Scienze morali, 1908.

(3) L'anforetta micenea trovata presso Girgenti che fu de-
scritta dall'Orsi (Ausonia, voi. I, p. 10, 1907) è una conferma
delle relazioni coi popoli dell'Egeo; in tutta la Sicilia si tro-
varono fino ad ora tredici esemplari di queste anfore eleganti.

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