Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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E VASI DELL'EPOCA MINOICA PRIMITIVA

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alle capanne pei residui dei pasti crescessero con
velocità maggiore. Un millimetro per anno è uno
straterello di polvere troppo insensibile. Nelle pareti
dei pozzi incontrammo abbondanti gli strati dei foco-
lari, con ceneri e carboni, che forse erano gli avanzi
delle capanne incendiate. Non saprei dire se questa
gente tenesse sul colle animali domestici, che in tal
caso gli avanzi delle stalle lascerebbero una traccia
ben più notevole intorno alle abitazioni. Pure ammet-
tendo vivessero di caccia, le zanne dei cinghiali e le
ossa degli animali sono tanto abbondanti, che pos-
siamo esser certi che mangiavano bene. Ora le parti
inorganiche delle ossa, basterebbero da sole per dare
coi residui dei cibi vegetali, uno spessore più grande
di un millimetro ogni anno. A ciò si aggiungano gli
avanzi delle masserizie, degli indumenti, della cera-
mica che continuamente distruggevasi e tutto som-
mato, insieme al fango che portavasi rientrando nella
capanna, si può ritenere, senz'altri dati, che lo spes-
sore di un millimetro per anno come quota per l'ac-
crescimento del terreno neolitico sia inferiore al vero.

Se però si pensa che le materie inorganiche delle
ossa e degli elementi, come quelle organiche dei de-
triti che si accumulano intorno alle abitazioni, sono
in parte solubili nell'acqua piovana, dobbiamo modi-
ficare e ridurre alquanto la misura dell'accrescimento.
Fu per tale riguardo che dovendo stabilire approssi-
mativamente in condizioni analoghe l'età dei depositi
di Cannatello, ammisi che l'aumento siasi compiuto
in una misura doppia di quella stabilita dall'Evans.
Ma ripeto queste quote sono affatto arbitrarie e la
misura data nello schema di Cnossos, sarebbe atten-
dibile se resistesse alla critica.

Esporrò in seguito altre ragioni le quali ci obbli-
gano ad ammettere che nel diagramma delle quote
che pubblicò l'Evans per rappresentare le varie epoche
minoiche secondo lo spessore degli strati, vi siano
gravi lacune e spero darne le prove. È una questione
complessa che fu già trattata dal Burrows (') il quale
mise in dubbio che i vasi trovati nel palazzo di

(') B. Burrows, The Discoveries in Crete, London, 1907,
p. 45.

Cnossos di forma egiziana, segnino realmente il prin-
cipio dell'epoca minoica primitiva. La confusione mag-
giore viene dalle discrepanze che esistono attualmente
fra gli egittologi riguardo al tempo cui corrisponde
la prima dinastia.

Sembra ad alcuni egittologi competentissimi che
l'età di 5800 anni presa come base dall'Evans, per
la prima dinastia sia troppo elevata. In media come
seppi dal prof. Schiaparelli direttore del Museo egizio
di Torino, si crede che la prima dinastia corrisponda
a 4000 anni a. C. (')•

La differenza di quasi due millenni intorno alla
quale stanno ora discutendo gli egittologi, reca una
perturbazione nel computo quale fu impostato dal-
l' Evans ; e per le ragioni intrinseche sopra esposte
io sarei inclinato ad ammettere che solo due metri
circa del terreno neolitico corrispondano ad un mil-
lennio. Resterebbero sempre più di 3000 anni pei
depositi di Cnossos, e 2500 anni per Phaestos, come
durata delle abitazioni neolitiche. Per quanto siano
incerti questi dati cronologici, essi sono ciò nullameno
i più sicuri che abbiamo fino ad ora. E i calcoli pro-
babili per l'età neolitica in Italia e nell'Europa set-
tentrionale, malgrado gli studi bellissimi e scrupolosi
del Montelius e del Sophus Mùller, sono assai più
incerti.

La diffusione della ceramica neolitica nel bacino
del Mediterraneo e sul Continente, il veder comparire
la medesima tecnica, qualità e fattura cogli stessi
disegni sull'argilla dall'Egitto a Troja, da Creta al-
l' Italia, e oltre le Alpi, fino nel settentrione dell'Eu-
ropa, è un fatto imponente che può da solo darci una
idea della serie lunghissima dei secoli, che fu neces-
saria per l'estendersi di un' industria uniforme a tutta
l'Europa. L'età neolitica rappresenta nella storia della
civiltà mediterranea, un periodo di secoli assai più
lungo che non sia quello che ci divide dalle epopee
omeriche e dalle storie di Erodoto e Tucidide.

(') E. Meyer in un suo recente scritto sulla cronologia
egiziana (Aefjyptische Ghronologie Abhandl. d. k preuss Aka-
demie der Wissensch. Berlin, 1904, p. 1, 212) diede una
data anche più vicina a noi per Menes, che fu il primo re
dell'epoca storica, mettendo 3315 anni a C.
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