Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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PRESSO MANFREDONIA

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Si era, a questo punto e gli archeologi non sape-
vano decidere se fossero pesi per tessere, od amuleti,
o piombini per archipenzoli, quando l'Hoernes emise
un' idea nuova o piuttosto attribuì a queste piccole
piramidi l'uso che credevasi avessero certe pietre tro-
vate presso i focolai dell'uomo primitivo nell'epoca
della renna. Non essendo facile ammettere che uomini
tanto evoluti quanto gli artisti della Maddalena, che
sulla Vézère in Francia scolpirono i famosi capolavori,
siano vissuti senza bere un po' di brodo caldo, perchè
mancavano d'ogni stoviglia, si ammise che invece delle
pignatte di ceramica avessero scodelle di legno, nelle
quali mettendo pietre roventi facevano bollire l'acqua.
L' Hoernes dopo che ne trovò molte insieme in una
palafitta, credette servissero ad un uso simile a quello
ora detto. Nella palafitta di Donja Dolina erano sei-
cento pezzi (') ed un terzo decorate pure con due
linee in croce come quelle di Hissarlik, oppure con
la svastika.

Contro l'ipotesi che servissero per portare ad ebol-
lizione l'acqua facendole arroventare, depone il fatto
che parecchie delle nostre non sono mai state al fuoco,
tutte hanno un buco ; alcune quattro buchi longitu-
dinali, come nella fig. 94 D, che vedesi dalla parte
della base. Le aperture servivano a sospenderle nelle
capanne accanto agli idoletti che pur avevano aper-
ture simili lateralmente per la sospensione come ho
dimostrato nel mio libro : Origini della civiltà me-
diterranea. Non si può accettare l'opinione di Hoernes
perchè a Coppa Novigata trovai le piccole piramidi
in mezzo ad una ceramica abbondante e ben fatta;
esse del resto sono ancora in uso nell'età del ferro;
e se ne trovarono nello tombe insieme con buoni vasi

grafìa. Pigorini, Di un oggetto di bronco italico della prima etti
del ferro e di alcune sue imitazioni in terra cotta. Bullelt.
paletn. ital, XVI, 1800, p. G2 Helbig, Notizie scavi, (1882),
19G, annunziò che ad Imola, nella collezione Scarabelli si con-
serva uno dei cosi detti tinlinnabuli d'argilla rossa chiara,
ornato di bronzo.

Pure il Brillo credette fossero ciondoli perchè se ne tro-
varono nei sepolcri Benacci e De Luca incastonati di ambra
ed il Chierici ne ebbe dagli strati profondi delle terremare.

Lo Zanoni ne trovò dei fusi in metallo e dei fittili nelle
tombe a cremazione della Certosa. Tav. LXXIV, fig. 28 e 20.
tav. LXXni, fig. 61.

(') Hoernes, Wissesnchaft Mitteilungen aus Bosnien und
der Hersegovina, Wien, 1904. Dalle pubblicazioni del Wosinsky
sappiamo che tale piramidi fìttili sono pure comuni in Ger-
mania e che risalgono all'età neolitica.

Monumenti Antichi — Vol. XIX.

di bronzo, i quali avrebbero potuto servire molto bene
per scaldare l'acqua e le vivande.

In Italia e nella Sicilia abbondano queste pira-
midi e se ne trovarono in tutti gli scavi un po' estesi
delle epoche preistoriche.

§ 4.

cullo betilico e la sua diffusione.

Nel viaggio che feci in Terra d'Otranto per stu-
diare i dolmens e le pietre fitte l'avv. Pasquale Ma-
gatili (che volle gentilmente farmi da guida nella
escursione) mi regalò una di queste piramidi fatta di
piombo, che rappresento nella fig. 94 C, tav. XIII.
Egli non seppe dirmi il luogo di provenienza esatto,
sapeva solamente che l'avevano trovata i contadini
presso i dolmeas. Nel Museo di Candia se ne trova
una simile pure di piombo con sopra scritto il nome
di Leone al genitivo, il che indica proprietà (').
Se le facevano di piombo, certo non le potevano
mettere nel fuoco (come crede l'Hoernes) senza fon-
derle.

La mia attenzione fu attratta sulle piramidi di
terra cruda, quando l'avv. Pasquale Maggiulli mi
regalò una colleziono di tali tronchi di piramidi
provenienti da Muro-Leccese. Quivi nella contrada
Sitrie, or sono pochi anni nel costruire una strada,
vennero in luce in così grande numero tali piccole
piramidi da riempire un mezzo carretto, o nello stesso
luogo si trovarono rozzi pavimenti di abitazioni pre-
istoriche. La fig. 94 F rappresenta una di questo pi-
ramidi di terra cruda. È alta m. 0,10, colla base
rettangolare di m. 0,065 per m. 0,060, superiormente
i lati sono m. 0,027 por 0,018. L'apertura attraversa
il tronco di piramide nel senso del diametro mag-
giore. Sulla faccia superiore vi è il segno di una croce
come in quelle di Hissarik. Questa piramide tronca
è di terra cruda e alla superficie presso il foro ve-
donsi i colpi di uno scalpello largo 6 rara, che servì
per renderne piane le superfici. Essendo di terra mollo
e friabile e i bordi dell'apertura rotonda larga 7 mm.

(') Da un cimitero romano di Esto ne venne fuori un
grande numero di terra cotta. Sopra una di queste piramidi
tronche, alta 14 centim., e spessa 5, con un buco alla som-
mità è scritto in lettere arcaiche romane ivanta.

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