Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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A TEANO DEI SIDICINI

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lutivo della civiltà sannitica una massima parte ebbe
la civiltà etnisca di Capua, ed è perciò che la civiltà
campana, non esclusa quella dei Campani di Clima,
ebbe un' impronta schiettamente etnisca.

Questo substrato di elementi etruschi era rimasto
per conseguenza, benché in proporzioni assai minori,
anche in mezzo alle popolazioni sidicine, ma si man-
tenne sempre latente. L'invasione sannitica del 438,
per cui Capua fu assoggettata, dovè avere un'esten-
sione assai maggiore che non si creda, come si può de-
sumere da varii indizii, che non è qui il luogo di ri-
levare. Anche le tranquille popolazioni osche dei Si-
dicini subirono allora qualche lieve perturbamento,
che non trovò eco nelle tradizioni storiche a noi per-
venute, e la stirpe sannitica, forte ed intraprendente,
dovè avanzarsi e preparare quell'azione, che è stori-
camente nota solo verso il 342 a. C. La civiltà delle
tombe del fondo Grada vola rappresenta una fioritura
sul tronco della civiltà campana, di fondo etrusco,
per opera di un popolo forte, ed in tutte le sue ma-
nifestazioni ha un'impronta di originalità. Possiamo
studiare gli elementi che concorsero al suo sviluppo,
ma non potremo mai negarle una fisionomia sua pro-
pria. Se così è, e se questa suppellettile presenta un
aspetto conforme a quello delle tombe dimane e cam-
pane della seconda metà del secolo IV, ne consegue
che esse appartengono al popolo dei Sidicini, dopo la
invasione sannitica, che ebbe la sua massima affer-
mazione nel 342.

Una nuova situazione di cose erasi andata matu-
rando allora. I Campani, che un secolo prima ave-
vano invaso i territorii più a sud, soggiogando Capua
e Clima, l'ima la rocca degli Etruschi, l'altra la rocca
dell'ellenismo, dopo il primo urto eransi immischiati
con le popolazioni che già vi stanziavano, avevano
subito una precoce evoluzione, ed erano adesso deboli
o decadenti ('). La nuova onda d'invasione sannitica
nell'agro teanese determinava così uno spostamento
generale nel commercio e nella politica. E la tradi-
zione, come sempre, fedele testimone della realtà sto-
rica, ci avverte che i Sidicini, assaliti dai Sanniti,

H Liv. VII, 29. 5: « Campani... fluentes luxu » ; VII, 32, 7:
« Campanos quidem haud dubie magis ninno luxu fiuentibus
rebus niollitiaque sua quatti vi nostrum victos esse ».

nel 342, chiesero la protezione di Roma (') ; ciò
prova che i Campani erano decadenti.

Lo spostamento cui accenno fu determinato dalle
fresche energie del popolo giovane, che veniva a sta-
bilirsi nelle pianure più settentrionali della Campa-
nia, e che seppe attirare a sè il commercio dell'E-
truria, della Campania, dell'Apulia.

Da tempi remoti, che possiamo assegnare almeno
alla fine del sec. Vili, gli Oschi della Campania e gli
Apuli stavano ili rapporti commerciali, tanto che i vasi
più antichi di stile geometrico, di certa fabbricazione
apula, erano trasportati nella Campania. La raccolta
Spinelli possiede alcuni di questi vasi a forma di
askos o di vaso attingitoio (olletta ad alto manico)
trovati in tombe suessulane. Da una tomba dell'agro
teanese proviene un'olla grande di simile fabbrica,
alquanto più tarda dei vasi Spinelli (fig. 29) (2). E
recentemente fu edita una torzella proveniente da
Capua (3). Questa esportazione di vasi apuli era fatta
pure lungo il versante adriatico a traverso la regione
frentana e picena, fin quasi alla valle padana (4).

Data la natura montuosa della regione apenni-
nica, le comunicazioni tra le vaste pianure campane
e il Tavoliere di Puglia furono in ogni tempo diffi-
cili ; ciò non pertanto da tempi remotissimi dovevano
essere state aperte al commercio vie di comunica-
zione tra l'Apulia e la Campania a traverso il Sannio
e il paese degli Hirpini, che minore ostacolo offri-
vano per le minori altitudini da superare. Al tempo
del disastro di Caudio i Eomani avevano due vie
per arrivare a Lucerà « altera praeter oram su-
peri maris [dopo che fosse stato attraversato il paese
dei Marsi, Peligni, Marrucini] patens apertaque, sed
quanto tutior tanto fere longior. altera per furculas
Caudinas brevior » (Liv. IX, 2, 6). Era quest'ultimo
l'antichissimo valico aperto da tempi remoti fra l'Apu-
lia e la Campania, ed è quello stesso pel quale passò
la via Appia. Seguendo l'andamento delle valli, que-

0) Liv. VIU, 2, 6.

(a) È un'olla con decorazione geometrica di linee e fascette
verticali e orizzontali, donata al Museo Naz. di Napoli dal ba-
rone P. Zarone.

(3) Arch. Anz., 1909, p. 15, fig. 4.

(*) Brizio, Necrop.di Novilara, col. 297 sg., figg. 7, 78;
il quale credette clte i vasi geometrici tarentini pervenissero
a Novilara per via di mare.
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