Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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IL NURAGHE LUGHERRAS PRESSO PAULILATINO

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Si ebbero tuttavia elementi sicuri sulla struttura
dell'edificio preistorico, che presenta alcune analogie
col N. Losa, di Abbasanta (') col N. S. Vittoria, di
Villanova Truscheddu (2) e con altri nuraghi dell'agro
di Paulilatino, come il poco distante N. di Battizonis.
Anche col nuraghe Palmavera, di Alghero (3), il nostro
nuraghe presenta notevoli affinità, a parte natural-
mente la qualità del materiale impiegato. Cosichè si
può desumere come identici problemi edilizi fossero
risolti in differenti parti dell'isola in modo analogo.

Il nuraghe o meglio l'edificio nuragico (fìg. 6), co-
strutto interamente di lava, si compone di una torre a
due piani, A, la quale esistette per lungo tempo da sola,
come parrebbe dimostrato dalla esistenza di materiali
di rifiuto della vita nuragica inferiormente alle fon-
dazioni di talune parti aggiunte; di uu grandioso
ampliamento posteriore avvenuto di getto e che com-
prende una cintura poderosa aderente al torrione pri-
mitivo posteriormente ed ai lati dove racchiude tre
celle D, E, F, le quali non hanno comunicazioni col
nuraghe primitivo ; verso la fronte le due muraglie
laterali si protendono innanzi, allacciandosi ad un tor-
rione C, fronteggiante quello principale. Fra questo
torrione e quello principale è compreso un cortile o
recinto semicircolare, B, in cui mette l'ingresso princi-
pale gg all'edificio primitivo, gli accessi alle celle
laterali D E ed al torrione fronteggiante C.

Il torrione principale, fondato sul tufo trachitico
compattissimo, è costrutto di blocchi di durissima
lava, per la maggior parte bruti, senza lavorazione
nelle faccie e quindi tondeggianti, ma in parte, e spe-
cialmente nella faccia esterna, negli architravi e nei
passaggi, con le superfici di stacco dallo strato pia-
neggianti e rozzamente squadrati, così da ottenere
una relativa compattezza nelle pareti ed una regola-
rità dei corsi, aiutata, massime nella faccia interna
della cella, da letti di argilla e da blocchi minori e
scheggioni opportunamente disposti.

Un'accurata disposizione dei massi, il loro peso,
il contrasto delle spinte dànno da soli alla compagine

(') Vedi la pianta di P. Nissavdi, in Pinza, Monumenti
primitivi della Sardegna voi. XI, dei Mon. antichi dell'Acc.
dei Lincei, tav. Vili.

O Notizie Scavi. 1903, p. 493, fìg. 20.

Il Nuraghe Palmavera, presso Alghero. Monumenti
ant. voi. XIX, 1909, pag. 11, tav. II.

Monumenti Antichi — Vol. XX.

della muratura una grande stabilità, non avendo la
scarsa argilla ed il pezzame minuto altro scopo che
di assicurare la relativa orizzontalità dei filari. Le
pietre della faccia esterna, molto grandi nella parte
inferiore, conservano dimensioni notevoli anche nelle
parti elevate e la loro scelta e disposizione permettono
una regolarità nello sviluppo del cono della torre ed
una sufficiente continuità della poderosa muraglia;
così si può giudicare da quelle poche parti di essa che
non erano ammantate dal fasciamento posteriore e dal
materiale franato dall'alto.

La porta d'accesso al nuraghe, vòlta verso sud-est,
aveva in origine l'altezza di m. 1,80 ridotta poi dai
successivi rialzi del pavimento selciato del cortile,
dell'andito; è sormontata da un gigantesco architrave
monolitico al di sopra del quale aprivasi l'ampia fe-
ritoia. Il corridoio d'accesso alla cella interna aveva
il soffitto che si innalzava subito dopo l'architrave ed
era formato non da lastroni piani, appoggiati ai pie-
dritti delle pareti, come nei nuraghi delle regioni
dove abbonda il calcare dolomitico, ma dal graduale
sporgere dei blocchi delle pareti, come nei nuraghi
costrutti da materiali lavici o granitici. Nella parete
a destra di chi entra si apre la nicchia di guardia
dell'ingresso, alta oltre m. 2,50 e profonda 1,50; di
fronte alla nicchia è lo sbocco della scala che sale
al piano superiore, scala ricavata nello spessore della
muraglia con grande abilità e robustezza, con gradini
monolitici, discretamente regolari, alti in media m.
0,25 ; il corridoio dove si svolge la scala, è coperto
dalla graduale sporgenza dei corsi delle pareti. Tanto
queste pareti nella loro parte più bassa, quanto i gra-
dini portavano le traccie di un lungo uso che aveva
lisciato e smussato e levigato la roccia durissima e
compattissima. Il modo di praticare la scala in curva
nello spessore della parete, con la copertura che gra-
datamente si eleva in corrispondenza alla gradinata,
ottenendo, non ostante la semplicità dei mezzi e la
mole dei massi impiegati, una regolarità poderosa e
mirabile, forma appunto uno dei caratteri peculiari
di questa architettura megalitica.

La cella del piano del nuraghe, quasi circolare,
ha l'ampiezza di m. 4,75, consueta nelle celle nura-
giche ed è coperta da vòlta formata dal graduale ag-
getto dei corsi delle pareti, i quali con uno spòrto
regolare, a cominciare dall'altezza della serraglia del

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