Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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e di una Lasa, e credo che abbia un valore eguale a
quello di queste due figure.

Come il Tritone anguipede, così la Scilla, debbono
alludere al modo infernale. Nell'ingresso dell'inferno
virgiliano, che in alcuni particolari doveva essere la
eco delle credenze etnische, stanno, tra gli altri mostri,
le Scyllae biformes {Eneide, VI, 286)(1). E le Scille
stanno bene a loro posto nell'elemento acquatico, che
doveva esistere nell'inferno delle credenze etnische,
in cui dovevano essere pure le forme tifoniche semi-
serpentine, più sopra esaminate. Come nel medio evo
la tetraggine del mondo infernale accennano le orride
forme dei mostri romanici, così presso gli Etruschi la
idea della morte meglio dovevano suscitare quosti fan-
tastici schemi di Tifoni, di Tritoni, di Scille, espressi
su funebri monumenti.

CAPITOLO V.
Defunti e defunte.

La rappresentanza figurata più semplice offerta
dalle stele felsinee è quella costituita dalla figura iso-
lata della persona defunta. Rimandando ad altro ca-
pitolo l'esame di quelle stele, che tale persona defunta
esibiscono sotto l'aspetto di guerriero, possiamo qui
dare l'elenco degli esemplari superstiti di pietre fune-
rarie, in cui la figura del defunto o della defunta, da
sola, riempie il campo incorniciato della stele.

Figure maschili : n. 3 (Tamburini); nn. 22, 23,
24 (Giardino) ; n. 43 (latoB); nn. 50, 65, 74, 112,
113, 114, 115, 116 (Arnoaldi), nn. 135, 136, 139
(De Luca); n. 156 (lato A, Battistini) ; nn. 186 (Cer-
tosa).

Figure femminili: n. 12 (latoB, Giardino); nn. 51,
59, 75, 78, 97, 117, 118 (Arnoaldi); n. 140 (De
Luca); nn. 174, 184, 191 (Certosa).

Incerto è il sesso nelle due guastatissime stele
Arnoaldi n. 96 e Certosa n. 196.

Come appare da questo elenco, di regola l'unica
decorazione figurativa di queste stele è offerta dalla

(*) Si veda anche Lucrezio (De rerum natura, V. 890) e
Stazio (Silvae, V, 3, 280).

figura del defunto o della defunta. Eccezionalmente,
nelle stele Battistini n. 156 e Arnoaldi n. 43, il
morto, e nella stele del Giardino n. 12, la morta,
servono di riscontro su di un lato alla diversa figu-
razione che trovasi sull'altro.

Noi possiamo annoverare tra le stele con il de-
funto alcuni esemplari piuttosto antichi. Citiamo,
come il più arcaico, il n. 135, accanto al quale si
schierano altri due, i nn. 112 e 156.

Nel n. 135 (tig. 8) si ha una tozza ed imberbe figura
arcaica col grosso naso, col mento possente, con l'oc-
chio di prospetto, con chioma prolissa raccolta in-
sieme ; del tutto sproporzionati tra di loro sono il
capo assai ampio ed il corpo rattrappito. Questa
figura è pensata come ricoperta da un mantello; ma
in realtà il corpo appare quasi nudo sullo sfondo di
esso mantello, che è privo di qualunque indicazione
di panneggiamento e che, lungo il bastone tenuto
nella mano, è, più che piegato, accartocciato. 11 braccio
sinistro è diretto verso l'alto, la mano relativa è di-
stesa; il gesto manifesta il medesimo concetto di pre-
ghiera che ci è offerto dagli adoranti: per esempio, nelle
lastre fittili di Cervetri al Louvre (Martha, tav. IV) (').

Abbassata è invece la mano destra che tiene un
bastone da cui superiormente si stacca la impugnatura
ripiegata a viticcio; questo bastone corrisponde ap-
pieno a quello tenuto nella mano destra sollevata in
una statuetta arcaica in bronzo da Isola di Fano, in
cui il Milani riconobbe la rappresentazione del dio
Vertumno (Noi. Scavi, 1884, tav. Ili, p. 270 e segg.
= Martha, tig. 219); questo bastone è infine il lituo
di forma arcaica (2). I piedi non poggiano ugualmente
sulla medesima linea di terreno, ma il piede sinistro
è in una linea più alta di quella dell'altro; sicché la
figura di questo defunto sembra sollevata quasi per
aria.

Tutte queste particolarità, unitamente alla sagoma
della stele ed alla assenza di ogni ornamentazione
della cornice, dimostrano che la esecuzione di questa
pietra deve essere relativamente arcaica. Ad essa si

(') Il Gozzadini ed il Deimis invece non seppero avvici-
nare questo gesto se non a quello che tuttora si usa in segno
di beffa

(a) Non vi vedrei tuttavia il significato di bastone augu-
rale che il lituo avrebbe avuto (si veda Miiller-Deecke, II,
p. 212; Dennis, I, p. 333, n. 5).
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