Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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ni arte i'Ai,i'.(>i:Ti:rscA in stili-: i'kotoioxic-o

porzioni, ricoperta da una corta tunica con lorica e
schinieri : un guerriero adunque che ripete la figura di
Achille riprodotta nella scena sbalzala sull'altra lamina
della consegna delle anni. Di tale personaggio, mancante
della parte superiore del corpo, non possiamo purtroppo
determinare l'atteggiamento rispetto alla figura alata.
Nella parte estrema di sinistra, dietro al personaggio
teste descritto, è figurato sopra una base un leone, dalle
fauci spalancate, dalla coda ritorta a spira sot to gli arti
posteriori, rampante con disposizione araldica.

Intorno al soggetto di questa figurazione già il
Milani (') si è trovato nel dubbio, se possa trattarsi
di una scena di contenuto generico, oppure riflettente
un determinato episodio mitico : sembra tuttavia
che egli si sia risolto ad accettare quest'ultima ipotesi,
senza però specificarne i motivi. Ad un contenuto
mitico siamo inclinati a pensare noi stessi di fronte
all'interpretazione della figura alata,. Nonostante
che questa appaia sotto le forme consuete di uno
di quei demoni, rapitori di anime, che l'arte arcaica,
ha concepito volanti a ginocchia piegate (2), tuttavia
risulta ben determinato che il personaggio traspor-
tato non è un essere vivente rapito, ma bensì un
morto. È probabile che tale constatazione abbia in-
dotto il Milani a rigettare la prima ipotesi di una
ATp, o di una Gl'iella r.'ÌQnvin, o di qualsiasi altro
essere demoniaco ministro di morte, ed a pensare
piuttosto alla figura mitica di Eos che trasporta
il corpo del figlio Meninone, rimasto vittima nella
monomachia con Achille.

Accettando quindi l'ipotesi di un soggetto di
contenuto mitico, anche per questa scena sbalzata
sulla seconda lamina Ferroni, è facile pensare che,
unitamente alla prima, e forse ad altre scomparse,
rientrasse in un ciclo di episodi figurati, concatenati
fra loro, come quelli espressi sul carro di Monteleone.

Dagli excerpta di Proclo (Kinkel, 33) sappiamo
solo che nell'Aithiopis era narrato di Eos, la quale,
non appena apprende dalla psyehostasia la sorte
del figlio nella monomachia con Achille, si affretta
ad intercedere da Zeus l'immortalità di Meninone

t1) Cfr. Milani, op. cit., T, pag. 131 : II. p. 7, nota 2, tav. XXI.

(2) Cfr. E. Schmidt, Ber Knielauf und die Darslellung
des Laufens und Flugens, in Miinchener ardi. Studien, 1909,
pag. l?-t!( sgg.

{xaì rori'o ftèv 'Hò)g ttuqÙ ./iòg etin.Oafi-trìì à'Juvu-
aiur Jiómai). Dell'episodio della madre, che rapisce dal
campo di battaglia il corpo del figlio, si hanno tracce
soltanto in una tragedia perduta di Eschilo (Nauch,
T. C. Fr., pag. 88); ma tutto fa ritenere che anche
nell'Aithiopis, come nella tragedia eschilea, Kos fosse
concepita ùonù^ovcsu tl> Guitta t!> Méftvoro$ (Poi-
lux, IV, 130) dal furore della mischia. È questa infatti
l'ipotesi sostenuta dal Robert ('), mentre altri dotti
vi riconoscono una versione puramente eschilea, cal-
cata sull'episodio di Tetide, che, nella stessa Aithiopis,
sottrae dalle fiamme del rogo il corpo di Achille e
lo trasporta nell'isola di Leucade (2).

Nonostante la lacunosità letteraria del mito pos-
sediamo tuttavia diversi elementi i quali servono a
dimostrare che il poeta dell'Aithiopis ha cercato
di riprodurre un perfetto parallelismo sulle vicende e
sulle sorti dei due eroi rivali, Achille e Meninone.
Questo parallelismo si intravvede anche nei monu-
menti dell'arte arcaica. La presenza delle madri divine
a tutela dei figli si rileva non solo nelle scene della
monomachia attorno al corpo di Antiloco (3), così
come erano rappresentate sull'arca di Cipselo (Paus.
V, 19, 2, 13), ma anche nelle scene della psyehostasia
dei due eroi (4), che rispecchiano la versione dell'Ai-
thiopis, dove Hermes funge da psychostates ; invece
secondo la versione eschilea lo stesso Zeus controbi-
lancia le sorti dei rivali ad imitazione della psyeho-
stasia di Achille ed Ettore nell'Iliade (X, 210-213) (5).
Dove non possiamo più nei monumenti dell'arte co-
gliere il parallelismo nell'azione delle due madri è
nell'epilogo. Mentre nessun monumento dell'arte ar-
caica ci conserva la figura di Tetide ùvuonàaaaa tòv

t1) Cfr. Robert, Biìd und Lied, pag. 114 nota 40.

(2) Cfr. E. Miiller, De Graecorum deorum pariibus tragici*
(1910), in Relig. Ver*, und Vorarb., Vili, li. pag. 34; Steinmetz.
Windgotter, in Arck. Jahrb. des Imi., XXV, 1910, pag. 40 sg. :
Lune, Memnon (Archaol. Studien znr Aithiopis), Diss., Bonn,
1912, pag. 53 sgg. : Loewy, ?«r Aithiopis, in Xeite Jahrb. fiirklass.
AUertum, XXXIII, 1914, pag. 80 sgg.

(3) Per le ceramografie più antiche di tale soggetto vedansi :
Ducati, in Jahreshefte des otterr. arch. Inst, XII, 1909, pag. 79;
Klein, in Jahreshefte des osterr. arch. Inst., XIII, 1910, pag. 155
sgg. ; Robert, Archaeoì. Hermeneutik, pag. 203.

(4) Cfr. Studniczka, in Arch. Jahrb. des Imi., XXVI. 1911,
pag. 132.

(6) Cfr. Robert, Biìd und Lied, pag. 143 sgg.; Miiller. op.
cit., pag. 31.
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