Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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VASI FIGURATI CON* RIFLESSI DELLA PITTURA DI PARRASIO

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quel che non siano gli aneddoti, che, sulla scorta cer-
tamente di Dudide Samio, ci riferisce Plinio : aned-
doti ben noti di contrasti e sfide, ripetuti anche per
artisti del rinascimento italiano, riguardanti la pit-
tura di nn grappolo d'uva, e gli uccelli che ne erano
ingannati, e l'uva dipinta meglio del fanciullo che
l'aveva in mano. Si tratta di motivi popolari, privi
di significato storico e stilistico (1).

Il fare di Zeusi era ben distinto, dagli antichi in-
tenditori, da quello di Parrasio. Oltre Quintiliano, che
nel passo ricordato distingue nettamente le caratteri-
stiche dell'arte dei due maestri contemporanei, abbiamo
anche l'accenno di Imerio. La parentela doveva limi-
tarsi a quel tanto che di regola suol essere comune
fra artisti contemporanei. È una ragione di più, se ve
ne fosse bisogno, per non accettare il riferimento della
ceramica midiaca al binomio Zeusi-Parrasio. Se perciò a
Parrasio si riconduce l'indirizzo stilistico rappresentato
dai nostri vasi, sembra assai verosimile che a Zeusi
vada ricondotto il contemporaneo indirizzo mjdiaco :
non converrebbero del resto a Zeusi, di cui erano ce-
lebrate per l'estrema ed elegante bellezza alcune rap-
presentazioni femminili, fra cui Elena (2), le eleganti
figure midiache ? E con queste anche, fra i vasi di
Kerc, alcuni, pel cui riconoscimento giova il fram-
mento con una testa, di centauressa, rappresentata
come una donna con le orecchie cavalline, nella quale
è assai probabilmente da veder un riflesso di quella
« famiglia di centauri » che ci descrive Luciano (3Ì.
Comunque, si tratta di una pura supposizione che
avrebbe bisogno di conferma.

* *

Grazie ai nobili crateri che Paolo Orsi ha dissep-
pellito dal suolo fecondo di Siracusa, possiamo ora per
la prima volta conoscere schemi e motivi artistici
del celebrato maestro di Efeso, e intravedere il suo
stile e le sue tendenze. Certo la luce originaria è ben

(») Plinio, XXXV, 3G; Seneca, Controv., X. Sulla di-

pendenza, ben nota, di questo elemento aneddotico di Plinio
da Duride, cfr. Sellers, The Pliny's chapters cit., p. XLVI segg.
(per Parrasio, p. LIVseg.) e Kalkmann, DieQutUen cit., p. 159seg.

(a) Cfr. Cicer., de Iuvent., 11, 1 : e gli altri testi raccolti da
Overbeck, Schriflqitellen, p. 1(166 segg.

(3) Hauser in Furtwaeiigler-Kéichhold, Qrieeh. Vascma-
lerei, testo, serie II fig. 94 b.

impallidita. Come —■ per ripetere un ormai celebre ed
efficace paragone — una maiolica, cinquecentesca di
Urbino non ci può istruire se non assai imperfetta-
mente sulla composizione, lo stile, il colore di Raf-
faello, così i nostri vasi, non ostante le virtù cospicue
del disegno, non conservano dell'arte di Parrasio se
non un lontano e languido riflesso; ma questo ci resti-
tuisce nondimeno un'imagine di quell'arte, incompa-
rabilmente più significativa di quella che poteva trarsi
dall'arido elenco di alcuni quadri, dagli aneddoti e
dagli spunti di critica estetica in Plinio e Quintiliano
e dalle fredde esercitazioni dei retori e dei poeti del-
l'Antologia.

Nota topografica.

La contrada del Fusco, ben nota ai cultori di an-
tica topografia siracusana, è una terrazza, poco ele-
vata sulla palude Lisimelia. che va a finire ai piedi del
sistema collinoso del teatro greco e del colle Temenite.
Secondo i calcoli del Cavallari, essa è larga in media
650 metri e lunga oltre 1400 ; comincia dal rialzo della
roccia presso la casa Scandurra, ove segna il confine
del quartiere della Neapolis, e s'estende di là dal
nuovo cimitero, fino al ponticello della strada dell'Epi-
pole, in una gola ristretta (M.

Tutta questa pianura è occupata dalla necropoli
siracusana. Distante un chilometro e mezzo circa da
Ortigia, essa comprende i sepolcri dei siracusani del
primitivo impianto dell'VlII sec. av. Cr., con mate-
riale protocorinzio che ha costituito, dopo gli studi
dell'Orsi, il caposaldo per la cronologia di questa cera-
mica, (*). Fu già ritenuto che la necropoli del Fusco
avesse finito d'essere in uso verso l'epoca di Gelone ; ma
ulteriori scoperte avevano invece dimostrato che com-
prendeva anche sepolcri del sec. V e seguenti, venendo
giù, sembra, fino al periodo della dominazione ro-
mana (3). Si trattava però di elementi sporadici. Sco-
perte occasionali, determinando una campagna di

(') Cfr. Cavallari-Holm, Topografia archeologica di Sira-
cusa, Palermo 1883, atlante tav. IV ; Cavallari, Appendice alla
top. archeol., Palermo. 1891, n. 6 seg.

(2) L. Mauceri, Relazione sulla necropoli del Fusco in Sira-
cusa, in Annali dell'Istituto, 1S77. p. 37 segg.; Cavallari. Ap-
pena", cit.. p. 7 segg.. e sovrattutto Orsi. Notizie degli scari.
1893, p. 445 segg.; 1895. p. 109 segg.

(*) Orsi, Notizie degli scavi, 1891, p. 408 segg.; .19n5.
p. 383 ; 1907, p. 744 segg.
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