Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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ANTINOO

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PARTE SECONDA

CAPITOLO T.

Tutti gli autori cui avvenne di considerare opere di
Antinoo, anche parlando di creazione e magnificando
l'inventività, hanno sentito il bisogno di riportarsi
ad antecedenti nella storia della scoltura, particolar-
mente greca, sui quali quelle opere si fossero basate,
coinè su modelli.

Cidi ciò cade il massimo pregio dell'opera d'arto
l'originalità.

Anche noi, nel nostro esame, dovremo fare altret-
tanto; a malincuore, consci di togliere con ciò il valore
più alto, e non celandoci il problema che ne nasce, e
la complicazione al pro< esso della formazione del-
l'oliera, in quanto l'immediatezza viene ad essere spez-
zata, ed un anello di coscienza si intromette nel proce-
dimento creativo, che vuol essere tutto uni; io ed
intuitivo.

Ma insieme constatando come appunto questa os-
servazione venga a illuminare, come causa,, la insoddi-
sfazione che proviamo nella, contemplazione di molle
delle nostre opere, poiché esse non ci dànno quel senso
di pienezza, di completezza, d'arresto e universalizza-
zione di vita, quale sempre la creazione d'arte, bensì
una incertezza mischiata ad una assenza di adesione e
ad una sospensione di "indizio, e insieme un tendersi
istintivo della mente alla ricerca, d'un errore, d'una
deficenza, che ancora non le l'osse presente nella sua chia-
rezza. E poiché questo problema estetico è Eondamentale,
nel processo creativo delle opere d'Antinoo, ed è alla
base del nostro tentativo di ricostruirne la faticosa
gestazione, partendo dai presupposti e dai dati di na-
tura e arrivando al resultato finale delle opere costi-

Monumenti Antichi — Vol. XXIX.

tuite, non sarà inutile diffondersi a chiarirlo, a fino di
averne una guida nello sviluppo del nostro assunto.

Tra gli studiosi d'arte antica è comune, per l'in-
flusso ancora perdurante della rudimentale estetica di
Winckelmann, l'uso delle parole, tipo ideale, idealiz-
zazione, per caratterizzare un presunto processo per
cui l'artista, nel creare l'opera sua, partendo da dati
naturali e da una diluizione fra molti individui, e tra-
scendendo tali naturalità e individualità, uscirebbe
alla costituzione di un quid mulinili, quasi concetto,
entità metafisica, riposta nel suo animo e costituente
d'esso il sommo valore e mai realizzala, nelle cose dell;!,
natura, che riassumerebbe e darebbe l'intrinseco valore
di tutta una categoria di enti; anzi, la virtù dell'artista
consisterebbe appunto in questa capacità d'elevarsi
dal molteplice di natura e di assurgere a queste divine
entità, di astrarre la pura foni:;: ideale dall'ingom-
brante invoglio dell'accidente, della materia. Non è
chi non veda come la cultura greca abbia influito su
questo concetto, e come lo possa confermare, chi
consideri parzialmente, qualche particolare aspetto
dell'arte classica.

In questa accezione è risolto anche il problema
dell'arte d'Antinoo, come fosse ricerca di unico tipo,
di un valore globale, in contrasti! alla tendenza di por-
tarlo a una figurazione ritrattistica, cioè riprodu-
zione di transitoria individualità. P] duplice è questa,
risoluzióne: o come astrazione d'un tipo proprio di An-
tinoo, o come confluire di questo in tipo più vasto e
complessamente elevato, quale quello d'un dio ; ne
mancò chi pensasse avere il tipo di Antinoo ispirato
un altro più generale di efebo, amato nell'arte del II se-
colo d. Cristo.

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