Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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ANTINOO

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guenti caratteri: anzitutto come Dioniso, e questo
nella parte maggiore ; poi come Osiride, Adonis, e
altre divinità minori, quali Aristeo, Agatodaimon ('),
Ganimede, Vertunno e Silvano ; infine come semplice
eroe, primo gradino della scala della divinità ; anche
le molte monete coniate in onore di Antinoo (?) lo
denominano e lo raffigurano sotto le anzidette perso-
nalità divine.

Ma potremmo ora ricercare brevemente il motivo
di queste identificazioni, perchè la loro scelta, relativa-
mente ristretta, deve esser motivata da analogie. Evi-
dente, nò occorre chiarimento, è quella con Ganimede ;
l'origine pastorale può essere fondamento di quella
con dei o semidei agresti, come Aristeo, Vertunno e
Silvano ; più oscura ò la veste di dio benefattore, nò
sappiamo qual vantaggio possa aver portato Antinoo,
se non si tratti, pell'unica statua che lo fornisce e che è
dubbia, d'un ex-voto ; la eroizzazione non chiede par-
ticolar motivo di giustificazione, nel suo carattere
così generale e indefinito.

Dioniso, Osiride ed Adonis, nella loro radicale si-
gnificazione, hanno tanto comuni particolari, che ci
permettono, delle loro storie, di tessere un solo linea-
mento. V'ha un dio buono, bello, giovane, fiorente, il
principio della luce, della forza, e sua compagna ò la
dea della fecondità, della ricca natura (Iside, Demetra,
Astarte) ; un pericolo oscuro e grave perseguita e mi-
naccia la sua vita: l'oscurità, le forze brute, selvagge
(Set, i titani, una belva), finché lo uccidono, lo tagliano
a pezzi e lo celano ; e la compagna in passione lo cerca
per il mondo (nel mito greco, Demetra scende agli
Inferi e rifiuta di tornare sulla terra finche gli dèi non le
avran ritrovato il compagno ; e questi, poiché la terra
inaridisce, l'esaudiscono) finché l'amante risorge e si
ricongiunge a lei con gioia.

Leggenda, sotto cui è rappresentata la vicenda
dell'anno e del sole, piena di elementi drammatici e
vitali : nella passione della dea, la natura che ricerca od
ama il sole che la feconda; nella morte della gioventù,
della bellezza, quando si raffredda e s'allontana il side
e il dio che l'impersona; e nella rinascita della nuova

(') Ammettendo, ciò cui min credemmo di poter arrivare,
clie la statua di Berlino (n. 93) sia realmente appartenente alle
opero di Antinoo,

(2) Ved. Gaston Blum, in Journal interri, d'archéolorjie et
numism. (XVI), 1914, pp. 33 e 70.

vita, della gioia; nella lotta de! bene e del male, del
bello e dell'oscuro, a cui s'era arrestata, idealizzando
e mitolOgizzando, la civiltà antica, vicina alla natura,
die piangeva e godeva e s'esaltava cogli Iddìi, parti
della sua fantasia.

Ma come lontana da tutto ciò la povera storia di
Antinoo ! Nulla ha di tanto fresca e sana passione, di
tanto rigoglio, di tanta esaltazione di vita. Una identità
superficiale, nel suo supposto sacrificio, offerta femmi-
nile, senza la gagliarda fecondità, senza la pienezza del-
l'amore ; una inutilità, una miseria d'esistenza, una
offerta vana, una radicale impotenza. Questo ritrove-
remo nel volto del giovinetto Bitinio.

Quindi un tentativo di sincretismo sbagliato alla
base, azzardato su formali analogie, che portava già
in sò la ragione d'una rapida fine, quale infatti
avvoltile quando Adriano morì. Ma nessun disegno
predeterminato, nessun tentativo di ricostruzione reli-
giosa, come qualcuno credette.

Un segno dei tempi, piuttosto ; il nuovo dio non
sgorga dall'anima, dal profondo processo di crea-
zione, dal popolo ; è l'imperatore che lo impone con
un decreto, che lo vuole per onorare colui in cui nes-
suno ripone amore o stima ; questa è la predetermi-
nazione, il volere estraneo, l'anello di coscienza che
rompe l'immediato processo creativo, e si vuol sosti-
tuire, pensando, alla manchevole spontaneità. E una
imposizione che s'esprime in una identificazione super
ficiale ed'artificiosa, ed à base in una radicale incom-
prensione ; è problema di coltura, di reminiscenza
di passato.

Ciò poteva avvenire in un momento psicologico
quale attraversava l'Impero Romano, di ricerca senza
base, di inquetudine senza forma, di sincretismi senza
profondità, e che sfociò, fattasi coscienza e sistema,
nelle teorie dei neoplatonici. Sterilità tremenda!

Ma ritorniamo al nostro assunto, e chiediamoci
che valore ciò può aver avuto per l'arte, e che di nuovo
le opere divinizzate hanno sulle semplici opere ritrat-
tistiche. E osserviamole.

Non v'è netta differenza tra statue ritratto e sta-
tue eroizzate: !a nudità eroica ò priva di attributi;
da queste nasce man mano la fioritura delle opere
divinizzate (non alludiamo con ciò ad analogo pro-
cedimento nel tempo, che certo non v'ha linea tanto
netta, ma piuttosto lineamenti intrecciantisi, nei
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