Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Hrsg.]
Monumenti antichi — 29.1923

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LÀ 6ROTTA DELLE FELCI A C'APRÌ

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che il processo tecnico è del tutto diverso : presenta
motivi diffusi nei depositi neolitici meridionali e sici-
liani, tra cui frequentissima la linea spezzata costi-
tuita da segmenti curvi.

4°) Ceramica lustrata e incisa dopo la cottura. Que-
sta serie è abbondantissima a Matera, dove fu stu-
diata dal Ridola. È scarsa al Pulo, ma non vi manca,
come credette il Peet ; manca a Capri: se ne ha qual-
che saggio nella grotta di Pertosa, nei depositi della
Sicilia orientale, nelle caverne liguri.

È attentamente lucidata, ma lascia scorgere il bru-
nitoio, con la superficie color cioccolato oscuro con
sfumature varie. Le incisioni sono riempite di bianco
e riunite in speciali combinazioni che accennano un
tentativo di stile : stile geometrico con predominio
dell'impiego del triangolo. Si notano anche le linee
spezzate a segmenti curvi raccordati, comuni sulla
ceramica rozza incisa a crudo.

È pure molto interessante osservare che taluni
motivi decorativi compaiono su esemplari dipinti, il
che dimostra la contemporaneità della produzione,
anche se l'ima tecnica debba ritenersi più antica del-
l'altra.

Non di rado, taluni vasi presentano sotto il collo
l'abbozzo plastico della figura umana col naso, spesso
gli occhi, talvolta la bocca. Lo stesso motivo ricorre
anche su qualche esemplare di ceramica rozza, come
a Terlizzi.

5°) Ceramica dipinta, della quale si hanno parecchie
varietà che debbono riunirsi almeno in tre gruppi
principali :

a) ceramica dipinta a fasce strette e irregolari,
per lo più brune, d'impasto identico a quello della ce-
ramica precedente, oppure più rozzo. È quasi certa-
mente un prodotto locale, come avevano ritenuto il
Peet e il Ridola;

b) ceramica dipinta a fasce larghe, di argilla ben
depurata, perfettamente cotta, che talvolta darebbe
l'illusione di essere fatta al tornio, per la perfezione
della lavorazione. Le fasce nitide, di color rosso quasi
sempre, piìi di rado scure, spiccano sul fondo gial-
liccio—chiaro ;

e) ceramica egregiamente e finemente dipinta,
che il Peet definì fine painted ware, con vasi a pareti
sottili di fogge evolute provvisti di anse decorate a
protomi animali. Specialmente su fondo grigio-perla

o color camoscio di rado rossastro, compare una pit-
tura rossa o bruna molto complicata, ma sempre di
stile geometrico, in cui predominano la linea retta
e il triangolo, questo talvolta collocato in modo strano
nella sintassi decorativa.

Si ha anche il raccordo della retta e della curva
e qualche tentativo di meandro.

(5°) Ceramica incisa e dipinta. Saggi non numerosi
ma di una grandissima importanza perchè confermano
che la pittura era conosciuta anche dai figuli materani.
E la varietà lucidata del n. 4, decorata con pittura
a fasce irrregolari : la ceramica della varietà b a fa-
sce larghe e la fine painted ware. fin'ora, non hanno
presentata associata l'incisione.

7°) Ceramica nerolucida, che il Ridola e il Peet con-
siderano più tarda. Essa è, del resto, molto rara nelle
trincee e vi si trova solo nella parte superiore. Saggi
di cotesto bucchero decorato a bande punteggiate con
lo stile Latrònico-Pertosa si raccolsero in strati enei
della regione.

Nella grotta Zinzulosà, presso Castro, in provincia
di Lecce, si è l'accolta ceramica cromica, divulgata
dal Mosso.

Qualche pezzo è della stessa fine painted ware di Ma-
tera. Altri frammenti presentano motivi che, secondo il
Mosso, si riscontrano a Vassiliki e in altre località di
Creta. Sono quadrati messi di punta, riempiti di reti-
colato, o a scacchiera. Sopratutto è importante, per le
recenti osservazioni dell'Orsi, un pezzo che si lega ad
altri dall'Orsi scoperti a Megara Hyblaea, in Sicilia.
La somiglianza di qualche pezzo delle Grotte con Vas-
siliki e con Creta, vista a traverso i disegni, è certo
persuasiva; indubitabile è l'identità degli altri esem-
plari con Matera e con Megara.

Sulle condizioni di giacimento nella Grotta Zinzulosà
non abbiamo sufficienti notizie (1). Tuttavia, conside-
rando che la ceramica cromica che essa ha fornito
deve riferirsi a tre diverse sorgenti, dobbiamo ritener
confermato che essa fu veramente oggetto di esporta-
zione e di scambio.

In Sicilia, fino dal 1878 von Adrian scavava le grotte
Ceraci e Pulcri presso Termini Imerese nella provincia
di Palermo, ma ben poco se ne sa. Sembra che fossero

(!) Mosso, La necropoli neolitica di Molfetta, in Mon. aut.,
XX, 1910.
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