Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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OAVLONIA

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(MTafinv^, o ffTsipavrj, ohe dir si voglia. E quanto
a colorazione, si notano tracce di rosso sul volto e sulle
labbra, mentre in nero sono indicati le ciglia ed i par-
ticolari interni del padiglione auricc lare.

La testa (alta nel suo complesso cm. 28,5), a giudi-
care anche dal peso, è plasmata in pieno; cavo è soltanto
il collo, nel quale però si insinua un diaframma o nerva-
tura centrale, ben visibile nella squamatura frontale.

La questione che ora si affaccia si è, se la testa
appartenga ad una figura umana, o, non piuttosto, ad
una antropozoomorfa ; in altri termini, ad una core o
ad una sfinge. Ed a me sembra non cada dubbio sulla
seconda interpretazione. Se si trattasse di una core
stante, diritta, l'asse della figura sarebbe stato uno solo;
invece l'asse della testa e del collo si incontrano ad
angolo ottuso; non è ammissibile una figura gibbosa;
conviene quindi pensare ad una testa umana innestata
su di un corpo animale, ad una sfinge, non sappiamo
se stante od accosciata. Lo stile della testa è molto
arcaico ed entra indubbiamente in pieno sec. VI.
Non ritengo che codesta sfinge fosse un pezzo acro-
teriale sul fastigio di una delle edicole o tempietti della
Passoliera ; il suo stile avrebbe alquanto stonato con
quelle delle tea. Meno che mai è da pensare ad una
figura frontonale. Invece una figura libera, che sor-
geva in qualche punto del temenos, è una congettura
più che mai plausibile, e corroborata da numerosi
esemplari, in quanto la sfinge col suo fascino miste-
rioso era una figura preferita in molti santuari; ed
i raffronti sono così numerosi, che non è il caso di
addurli (*).

VI. Sintesi (2).

Descritto ed illustrato, come meglio si poteva, il ma-
teriale, non ci resta se non trarne quelle conclusioni
che per un lato riguardano la topografia della città e

(1) Per la sfinge gioverà sempre consultare il densissimo e
recente articolo di Ilberg, Sphinx in Roseher,s Lexikon, 1913:
e per una eventuale, per quanto improbabile funzione acrofe-
riale, basti ricordare il gruppo del tempio di Casa Marafioti in
Locri (Supplem. Notizie se, 1911, pag. 39 e sg.), gruppo che
nella officina del Museo ha ora subito una nuova e migliore
rielaborazione.

(2) Proprio al momento di inviare in tipografia la presente
monografia mi è pervenuto un volume, a me dedicato, della
signora E. Douglas van Buren, Archine fidile reretmenh in Si-

per altri rispetti investono una questione di più vasta
portata, quella cioè delle architetture fittili in quella
parte dell'antica Magna Grecia che oggi risponde alla
Basilicata ed alla Calabria.

Che sul colle della Passoliera esistessero uno o più
santuarietti suburbani, non cade dubbio. Nella topo-
grafìa delle antiche città greche non si contano gli
esempi di santuarii suburbani, taluni dei quali di
primissimo ordine, o isolati od appoggiati ad un
sobborgo. Esempio perspicuo offre Siracusa, col
sobborgo fortificato dell' Olimpieo ed il tempio rela-
tivo ; il tempio di Dcmetra e di Persefone distrutto
dai Cartaginesi nel 396; il santuario della ninfa Ciane
alle fonti del fiumicello omonimo ; tutti santuarii del
suburbio siracusano. Sul colle della Passoliera non vi
fu un sobborgo, perchè non se ne segnalò traccia di
sorta ; vi furono invece d< i santuarii, delle edicole di
modeste dimensioni. L'esame delle tea. ci riporta a
due costruzioni distinte: quella colle gronde leonine,
ed un'altra colle tegole di gronda a rilievi. Questi due
gruppi, omogenei ma distinti, non possono riferirsi ad
una stessa fabbrica, cioè a partì distinte di essa, od
a due momenti diversi nella decorazione del medesimo
edificio ; in fatto i due gruppi di architetture non
sono, cronologicamente, molto discosti. Pesta qualche
pezzo di tegola, architettonica a pittura e senza rilievi,
da imputare ad una fase decisamente più arcaica, al
paro della testa di sfinge, e quindi ad un edificietto
del VI sec. che non sappiamo se poi sia uno dei due
che, rifatto nel sec. V, venne rimodernato colle tea.
a rilievi. È poi opera vana ricercare la divinità cui
questi piccoli santuarii furono dedicati, mancando il
più piccolo indizio del cult'».

cily mici Marna Graecia (London, J. Murra}', 1923, 4°, pp. xx-
168, la v. 19), frutto di più anni di accurate ricerche della dotta
signora, specializzata nello studio delle tea., nella Sicilia e nella
M. Grecia. Il volume della benemerita signora van Buren ('(dina
certamente una lacuna e risponde ad una sentita necessità,
a cui io ho accennato in più punti del mio scritto. Tuttavia,
a prescinderò da qualche inesattezza topografica, l'inchiesta
van Buren non poteva, come avviene in simili opere di gran
sintesi, essere completa : le mie indagini statistiche e quelle
della signora van Buren si integrano a vicenda. Ma il libro re-
sterà sempre fondamentale, per coloro che non abbiano giralo
i musei e le antiche città del Mezzogiorno d'Italia, ed anche per
quelli che sanno le mille difficoltà di una simile impresa. Io sono
stato ancora in tempo per scorrerlo rapidamente, e per trarne
utili elementi per il mio scritto.
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