Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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LA PANIGHINA

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aveva bisogno di cibi, o li gradiva se gli erano
offerti 0).

Comunque la sorgente della Panighina per me rap-
presenta un culto naturistico, perchè la sua genesi
va riportata alla natura (l'acqua è uno dei Ire cle-
menti principali) ed ai suoi fenomeni.

Culto topico. Non solo, ma credo si debba
anche ritenere che tale culto avesse un carattere to-
pico, e cioè che esso fosse praticato esclusivamente,
o quasi, dalla gente che allora abitava i dintorni
della Panighina.

Infatti i vasi, per non presentare forti riscontri
con quelli usciti da limitrofe e coeve stazioni, e per
altre osservazioni già trattate alla col. 532, sono stati
da me ritenuti di fabbricazione locale (2). Questi
recipienti erano quindi quelli adoperati dalla gente
che abitava la località, in cui furono da noi ritro-
vati, tanto per usi domestici (il gruppo di vasi casa-
linghi) quanto per usufruire dell'acqua (gli attin-
gitoi ed i potori). Perciò io credo — senza voler
dare con questo alla ceramica un valore superiore a
quello che realmente essa ha — che mi sia lecito
giungere alla conclusione che anche i praticanti del
culto erano genti del luogo, appunto perchè i vasi
da loro costruiti e usati sono quelli che poi veni-
vano deposti presso la sacra fonte, e che noi ritro-
vammo nel 1902.

Sarebbe invero poco ammissibile che in età così
primitiva un luogo di culto potesse aver celebrità
anche in lontane regioni (3).

(') In età classica troviamo ancora la credenza che le
grandi divinità dell'Olimpo gradissero le offerte di offac, po-
pana, ecc. ; non solo, ma si credeva anche che esse parteci-
passero alle epulae ed ai sacrifìci fatti in loro onore. Ad esse
veniva infatti presentata una parte delle vittime immolate,
o didle altre offerte.

(*) Tibullo ste?so ci afferma che l'uomo primitivo co-
struiva da sè le proprie stoviglie, come del resto sogliono
faro anche oggigiorno i selvaggi:

« Fictilia antiquiis primum sibi fecit agrestis
Pocula, de facili composnitqne luto »

(Carm. I, 1, 3!J).

(') Vedasi invece cosa pensa il Pigorini nel passo che qui
riporto: «La presenza alla Panighina di vasi che non sono
quelli delle virine terreinare, ma hanno invece i caratteri dello
stoviglie fabbricate dai palafitticoli del Veneto, del Cremo-
nese, e del- Bresciano, probabilmente dimostra che pur questi
accorrevano alle fonti salutari del Forlivese».

A me non pare, in verità, che la. nostra modesta fonie
potesse avere lauta diffusione e rinomanza!

Si aggiunga che in generale i culti naturistici sono
locali, specialmente poi alle loro origini.

Il che non implica affatto, naturalmente, che tale
culto fosse di poca importanza ; che anzi, se si deve
dar valore alla varietà delle offerte, al significato che
può risultare dalle considerazioni sulle medesime
(le ceramiche, che costituivano quanto di meglio si
fosse allora in grado di plasmare ; i supposti sacrifici
di animali ; i doni di ocra, di cereali, ecc.), noi dob-
biamo venire alla conclusione che l'uomo primitivo
annettesse molta importanza a questo culto.

A lato della topicità del culto, poi, io penso che
anche la divinità che risiedeva nell'acqua della sor-
gente della Panighina debba rientrare nel novero di
quell'innumerevole stuolo di genii, di spiriti particolari
ad una determinata località, dei quali la fantasia del-
l'uomo primitivo popolava tutto ciò che le era caro
o le incuteva timore. Genii, quindi, che non avevano
alcun rapporto di affinità o dipendenza tra di loro
ma che erano sòrti nella mente primitiva in quanto
esisteva quello speciale luogo, quel determinato feno-
meno naturale.

Perciò io vengo così ad escludere che il nostro
modesto culto potesse entrare a far parte di una vasta
ed organica religione alle acque. Non saprei certo qual
prova addurre a conferma di questa opposta asser-
zione. I nostri lontani proavi erano assai refrattarii
alle concezioni astratte, alle idee generali, e quindi
si rivolgevano invece con fede ai genii particolari che
credevano abitare in quella tal sorgente, in quella
speciale pianta, o nella tal altra pietra (').

(') A proposito della determinazione della fase di evolu-
zione religiosa alla quale culto e divinità devono essere ripor-
tati, è acconcio accennare alle considerazioni originate da un
fatto (die al lettore non sarà passato certo inosservato.

Nel ritrovamento casuale del 1902, entro il pozzo, si tro-
varono abbondanti ceramiche, ma non venne alla luce neppure
una statuetta fìttile, antropomorfa o teriomorfa, la quale avrebbe
potuto attestare una rappresentazione figurata della divinità
presiedente a quella sacra acqua.

Ciò è vero; ma io però credo che si debba andare molto
guardinghi a tale proposito, perchè il pessimo modo con cui av-
venne quel ritrovamento ci lascia in questo dubbio insolubile
sino a nuovi scavi accuratissimi: la mancanza delle rappresen-
tazioni figurate della divinità è dovuta ad una loro reale as-
senza ed inesistenza, oppure invece la si deve al non essere
state trovate nella fitta melma del pozzo ?

Comunque : se si vuol dar valore a questa assenza di sta-
tuette della divinità, devesi riportare il tinsi ro culto ad un tempo
in cui gli dèi popolanti i luoghi sacri erano degli spiriti senza
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