Archivio storico dell'arte — 1.1888

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ARCHIVIO STORICO DELL'ARTE

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mini per viaggio, finita d'argento, con armo di Clemente VII, „ due grandi candelabri d'ar-
gento, un " torribulo e navicella col cucchiaro d'argento indorato, con l'arme di Clemente, la
croce di cristallo grande, legata in argento indorato, con un pezzo d'argento elio entra nel
piede, con la sua cassa coperta di cuoio e l'arme di Clemente. „

Risulterà fino all'evidenza, dai nostri documenti, clic, se il nefasto assedio del 1527 rallentò
la produzione artistica della Città eterna, questa produzione, contrariamente alla opinione co-
mune, non fece che risorgere con maggiore intensità verso il 1530. Il vero si è, che in con-
seguenza di una legge storica inevitabile, V arte italiana seguiva fin d'allora la china fatale
della decadenza ; che ai giganti dei pontificati di Giulio II e di Leone X, i Bramante, i Raf-
faello, i Leonardo da Vinci, erano succeduti gli epigoni (Michelangelo solo restava in piedi,
isolato nella sua selvaggia grandezza) ; che il livello generale dell' ingegno si era abbassato
negli artisti, come il livello generale del buon gusto si era abbassato negli amatori, ma che
le congiunture politiche, impotenti a provocare il libero slancio del genio, erano ugualmente
impotenti a reprimerlo.

D'altra parte si rimane stupiti al vedere con quanta rapidità risorgono le finanze della
Santa Sede, dopo una prova così crudele. Fin dal 1528 ricominciano le compero di oggetti
di oreficeria, di ornamenti sacri, ecc., per continuare con una grande attività fino al termine
del regno di Clemente VII.1

Sotto un altro punto di vista il sacco di Roma fu causa di perdite irreparabili: numerosi
lavori di oreficeria furono derubati dall'orda selvaggia degli invasori, al tesoro della basilica di
San Pietro2 e a quelli di una quantità di altre chiese. Citiamo la croce d'oro di Costantino ;
la rosa donata alla basilica da Martino V; la tiara di Niccolò V; la navicella data da Eu-
genio IV, ecc., ecc.

In mancanza della descrizione di una delle rose donate da Clemente VII, riproduciamo almeno quella della
rosa dotata nel 1886 da S. 8. Leone XIII alla reggente di Spagna.

La rosa consiste in un ramo, che sostiene nove fiori, quattordici bottoni e circa cento foglie, lavorati in oro
fino e copiati dal vero. La rosa centrale si apre nel mezzo e contiene il balsamo del Perù e il muschio che il
Pontefice vi depone secondo il cerimoniale d'uso. Il ramo d'oro è piantato in un vaso di smalto del secolo XVI,
lavoro delicatamente cisellato. Due piccoli angeli ne formano le anse; nel centro del vaso vedesi l'imagine di
santa Cristina, dal lato opposto leggesi questa iscrizione :

mar de christina
alpiionsi Xffl
hispaniarvm re GIS matri
rosam avream
leo XIII
p ontif e x m AXIMVS

d. n. n.
anno MDCCCLXXXVL

La base del vaso è fregiata dell'iscrizione: leo papa xiii. Que3ta preziosa opera d'arte, che non misura meno
di 80 centimetri di altezza nell'insieme, è rinchiuda iti uno scrigno di legno di noce, sul quale vedesi incastrato
lo stemma di Leone XIII.

1 Bertolotti e Barbier de Montault, Inventaire de la Clmpelle papale sous Paul III, en 1547.
Tours, 1878, n, 289, 290, 294, 340, 342, 353, 3g7.

Il signor Barbier de Montault che conosce cosi bene tutto quanto il dominio dell'archeologia sacra, accenna
ad una croce esposta a San Pietro per le stazioni dei venerdì di marzo, la quale è attribuita a Benvenuto Cel-
ibi. Esiste di questo monumento una incisione.

2 Ne ho riprodotto l'elenco nelle mie Ricerche intorno ai lavori archeologici di Giacomo Grimaldi. Fi-
renze, 1881, pag. 49 e seguenti.

2. — Archivio storico delVArle.
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