Archivio storico dell'arte — 1.1888

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ADAMO ROSSI

3

in Borgo il palazzo che fu dì Raffaello da Urbino, lavorato di mattoni ecc. Fin qui La
narrazione vasariana non apparisce discorde dal documento, potendosi intendere che il palazzo
divenisse poi di Raffaello. Ma nella vita di questo, dopo aver detto che colla sua gloria cre-
scevano parimenti i premi, prosegue: perchè, per lasciare memoria di sè, fece murare un
palazzo a Roma in Borgo Nuovo il quale Bramante ecc. E qui pare doversi intendere
necessariamente che Raffaello facesse da Bramante costruire il palazzo per sè; il che non può
conciliarsi col fatto ch'egli comprò la casa dei Caprini nel 1517, cioè tre anni dopo la morte
di Bramante. Ma avendo Raffaello acquistato poi il palazzo edificato da Bramante, ed essendovi
morto, è assai facilmente spiegabile l'errore del Vasari d'aver creduto che Raffaello l'avesse
fatto edificare per sè.

Alessandro VI, nel 1499, volendo aprire ai pellegrini che si aspettavano per il prossimo
giubileo, un più comodo accesso dal ponte Sant'Angelo alla basilica Vaticana, fece aprire in
mezzo ad orti e casupole la Via che si chiamò Alessandrina, ed ordinò che ai lati di essa
sorgessero case alte non meno di sette canne, ed estese a chi fabbricasse in detta via i pri-
vilegi concessi a chi riedificasse case dirute, da una Bolla di Sisto IV. Tra gli altri colpiti dalla
nuova legge edilizia fu l'ospedale di S. Spirito, padrone, insieme con altri luoghi pii, del palazzo detto
della Stufa in Borgo, che non potendo sostenere le spese della comandata fabbrica, a dì 5 giugno
1500, la cedette in enfiteusi perpetua al protonotario apostolico e segretario del cardinal
Capuano Adriano Caprini viterbese, e suoi fratelli Girolamo, Teodoro, Falcone ed Aurelio,
con 1' obbligo di corrispondere annualmente un censo di 24 ducati, e di fabbricare o far fab-
bricare nella Via Alessandrina 1. La nuova via che conduce alla reggia dei papi e delle arti,
fu in pochi anni abbellita d' eleganti edifizi per opera di Bramante e di Raffaello; e i Caprini
affidarono la costruzione del loro palazzo a Bramante, dell'opera del quale pare si fossero
altra volta serviti 2; e probabilmente nella nuova opera ebbe parte Raffaello che si esercitava
nell'architettura sotto la disciplina del gran maestro. I nomi illustri degli architetti e quello
del nuovo possessore che vi abitò e vi morì, fecero dimenticare i fondatori del palazzo, i
Caprini. Quella si chiamò semplicemente la casa di Raffaello.

E da credere che l'Urbinate, sempre in più stretta relazione con la Corte per gl'inca-
richi di cui il papa onoravalo, per sua comodità, venisse subito ad abitarvi. Curava la fabbrica
di S. Pietro, apprestava i disegni per le loggie e gli arazzi, soprastava agli scavi, levando
piante, misurando, disegnando reliquie d'ogni genere, si accingeva a ricostruire la Roma dei
Cesari. Mai tante occupazioni, mai tanti guadagni, mai tanta gloria. Ma era negli eterni de-
creti che l'architetto ed il padrone della più bella casa di Via Alessandrina ne dovesse
uscire cadavere solo due anni e mezzo appresso.

Non è vero che testando3 egli l'avesse lasciata al cardinal Bibbiena come dicevasi per Roma,

1 Vedi la citata Memoria dello Gnoli.

2 In casa de' conti Caprini vi è la tradizione che Bramante abbia costruito la cappella da essi posseduta nel
santuario della Quercia in Viterbo, nel quale si sa aver lavorato il grande architetto.

3 Ho cercato indarno il testamento per gli archivi di Roma, ma non ho perduto la speranza di ritrovarlo.
L'oratore di Ferrara riferiva al Duca la morte di Raffaello con queste parole:

« Item morse Raffaello da Urbino pittore eccellente, et architetto della Chiesa di San Pietro, con gran dolore
d'ogn'uno, et del Papa, che più fiate mandò a vedere come chel stava, et era giovane di 34 (trentaquattro) anni,
et lasciò tra 3000 ducati de contadi, et case, et possessioni a Urbino, et la casa ove el stava, chel comprò per
ducati 3000, in tutto per ducati 16000. Dolse la morto sua precipue alli litterati per non haver potuto fornire
la descrittione, et pittura di Roma antiqua, chel faceva, che era cosa bellissima, per perfettione della quale haveva
ottenuto un breve del papa, che niuno potesse cavare in Roma, che non lo facesse intravenire. Morse a hore 3
di notte il venerdì santo venendo il sabato giorno della sua Natività ».
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