Archivio storico dell'arte — 1.1888

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G. GALEAZZI

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mente nel suo piemontese: Fieni, o pijoùma
San Martin, o foùma San Martin; giuoco di
parole rimasto famoso e che in buon italiano si
tradurrebbe così: « Figliuoli miei, o si prende
San Martino o ci conviene andarsene. » E l'an-
darsene, in quella memoranda giornata, impor-
tava per l'Italia il prolungarsi del suo servaggio,
per il re la perdita della corona.

Vittorio Emanuele è rappresentato in bassa
tenuta di generale: la persona e il viso si vol-
gono a destra: l'espressione della flsonomia è
calma, fiduciosa. Il cavallo, trattenuto dalla
briglia, si l'erma in una mossa di zampe e di
garretti vigorosa, mordendo il freno, mentre il
suo signore si atteggia a un atto di benevola
esortazione ai soldati.

Il monumento è sembrato agli intelligenti
benissimo riuscito, e la famiglia reale si è con-
gratulata coli'illustre scultore, in mezzo agli
applausi della moltitudine accorsa alla bella ce-
rimonia. Bologna conta fra le sue mura, già
così artisticamente ricche, un pregevole monu-
mento di più.

— E uno di più ne conta pure Verona, la
quale ha inaugurata la statua del suo grande
pittore, del suo Paolo immortale, le cui opere
sono avute in conto di tesori a Verona non
solo, ma a Venezia, a Milano, a Firenze, a Roma,
a Madrid, a Parigi, a Pietroburgo, per tutto
insomma ove l'arte pittorica vien tenuta in
onore.

Questo monumento è piuttosto modesto: la
statua in marmo di Carrara misura due metri
e 75 centimetri di altezza e col piedistallo s'in-
nalza a metri 5.20. Ne è autore il veronese
scultore Romeo Cristiani, al quale venne in ori-
gine commesso di attenersi a un bozzetto con-
dotto nel 1853 dallo scultore Torquato Della
Torre, rapito giovanissimo all'arte, quando già
con VOrgia, col Gaddo e con altri bei lavori,
che chi scrive queste linee ebbe tante volte ad
ammirare nel suo studio a Firenze, si manifestava
artista di valore eccezionale. Naturalmente il
Cristiani, sentendosene le forze, ha voluto fare
un'opera propria, anziché un lavoro d'imitazione.
Quindi tutta sua è la lode per l'ottima riuscita
del monumento.

Paolo Cagliari è rappresentato in quella
mossa comune a tutti gli artisti, quando a un
dato punto del lavoro si allontanano alquanto
dalla tela per meglio giudicar dell'effetto. Il
veronese poggia alquanto la persona sul supe-

riore gradino del suo scaleo: in terra posa l'un
piede mentre l'altro s'appunta sul primo gra-
dino: la destra alquanto protesa tiene il pen-
nello, la sinistra regge la tavolozza appoggiata
di taglio sulla coscia corrispondente: la flsonomia
del pittore rivela un momento di considerazione
pensosa. Mossa, espressione, tutto naturalissimo
e vero.

— E giacche siamo a parlare di inaugura-
zioni, non mi pare da passarsi sotto silenzio
quella avvenuta qui in Roma, alla presenza del
re, di un monumento non di semplice ornato
ma di utilità incontestabile. Parlo del nuovo
ponte Garibaldi che pochi metri a monte del-
l'isola tiberina mette in comunicazione il Tra-
stevere col centro del movimento e degli affari.
Questa importante opera d'arte, che onora tanto
l'architetto che l'ha concepita e diretta, quanto
l'impresa che l'ha materialmente costruita, è
composta da due ampie arcate di ferro di
55 mentri di corda, le quali poggiano su due
grandi testate laterali e sopra un'enorme pila
centrale, che non misura meno di 12 metri di
larghezza nella sua parte superiore. La lar-
ghezza del ponte è di 20 metri, dodici dei quali
di carreggiata e otto di marciapiedi, quattro per
parte. Questo ponte superbo è veramente degno
di una grande città, e il bisogno che Roma
aveva di stabilire una comoda comunicazione
fra le due sue parti trastiberina e cistiberina
era tale che adesso quasi tutto il traffico fra le
due frazioni si è venuto a rovesciare sul nuovo
ponte, che è l'unico che possa vantarsi di offrire
vera comodità di comunicazione fra le due parti
della città divise dal fiume.

Non lascierò Roma senza far menzione
di un altro fatto che ridonderà pure a vantaggio
e decoro della città. La Corte dei Conti ha re-
gistrato il 12 del corrente mese un decreto mi-
nisteriale che approva il regolamento per la
nuova officina dei modelli in gesso, che col
R. Decreto del 23 ottobre 1884, venne istituita
presso il Museo artistico industriale di Roma.

Questa officina riuscirà senza dubbio di uti-
lità grandissima agli esercenti le arti industriali,
e niuno v'ha certo che ne disconosca il van-
taggio: ma tutti converranno meco nel deplo-
rare l'indecente, per non dir peggio, locale, nel
quale il municipio ha creduto bene intanare il
Museo anzidetto, ricco di oggetti preziosissimi
che meriterebbero di esser collocati in ben di-
versa maniera. Quello non è un Museo degno
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