Archivio storico dell'arte — 1.1888

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ADOLFO VENTURI

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stessa.1 7$e\VIncoronazione il pittore, come in altre pitture dei primi anni del cinquecento, non dimo-
stra più la gagliarda robustezza delle figure delle cappelle Bacciocchi e G-hedini ; i suoi personaggi
sembrano impicciolirsi, assottigliarsi, restringersi, quasi per lasciare maggiore svolgimento al pae-
saggio, alle luminose vallate del fondo. Le figure non riempiono più lo spazio del quadro, ma spic-
cano sul verde dei campi e sui limpidi orizzonti.

Per tali caratteri si distingue la predella del 1499 esistente nella galleria di Brera, opera del
Costa, la quale sottostava all'ancona del Francia, già nella chiesa della Misericordia, ed ora nella
pinacoteca bolognese. Nella predella di Brera, S. Giuseppe presenta lo stesso tipo che si riscontra
in altre ancone del maestro, la stessa testa su lungo collo col pomo d' Adamo assai prominente,
e lo stesso modo d'illuminar le ligure, con bianco chiarore sulla fronte e sul pomello delle guancie.
Nella predella di Brera, il Costa mostra il suo talento di novellatore: la scena ci presenta i Re
Magi profondamente divoti; poi nel seguito, una figura brava di alabardiere, un comico vecchietto
con occhiali inforcati sul naso, un giocoliere con la scimmia sulle spalle, un vecchio che scrive im-
merso in profonda meditazione mentre un giovane lo guarda con curiosità, infine una figura di
schiavo seminudo, con catena di ferro intorno a un bastone nodoso in mano. In tal modo la scena
non è tutta raccolta intorno al Presepio, ma acquista un carattere maggiore di semplicità e di verità :
essa fu tratta o ispirata probabilmente da qualche frontispizio di libro miniato, in cui si rappre-
sentasse l'autore in atto di offrire il libro suo al principe, al mecenate, al personaggio cui è de-
dicato. Citiamo come bellissimo saggio di questi frontispizi, per una certa simiglianza con la de-
scritta composizione del Costa, quello che adorna il libro in pergamena a stampa miniato, esposto
nelle bacheche della biblioteca municipale di Ferrara.

Due opere del Costa del 1501-1502 si vedono l'una nella Pinacoteca di Bologna, rappresentante
S. Petronio vescovo seduto in trono, in mezzo ai SS. Francesco d' Assisi e Tommaso d' Aquino, 2
l'altra a Berlino con la Presentazione di Gesù al tempio.8 In questo quadro, come in altri ese-
guiti circa allo stesso tempo, vedesi attenuata la risoluzione pittoresca e ardita del Costa: le leggi
della simmetria gli si impongono. Comunemente egli suole disporre in un gruppo centrale le sue
figure, una delle quali, nel mezzo, ha il capo come posto al vertice di un triangolo ; lungo ai lati
di questo, disposte in modo simmetrico, sì dall'una che dall'altra parte dell'asse mediano del quadro,
stanno le altre teste; poi due gruppi disposti parallelamente ai lati del triangolo stesso, fronteg-
giano il gruppo centrale. Tale è la distribuzione della Presentazione al Tempio, nella galleria di
Berlino; tale nelle scene di due campi dipinti dal Costa nell'Oratorio di Santa Cecilia; tale nella
Natività della raccolta Layard in Venezia. Vedonsi in questo quadro Maria, S. Giuseppe, un angiolo
e un pastore in atto di adorare il fanciullo divino steso sur un bianco drappo: dietro queste figure
sorge una grotta, sui ciglioni della quale due angioli che si fanno riscontro danno fiato alle trombe ;
e come attratti dal suono, scendono giù dalle nubi a schiere a schiere angioli musicanti, che
inquadrano la scena della Natività, mentre dall'alto appare una gloria d'Angioli con gli strumenti
della Passione.

A Berlino si conserva pure una Deposizione del Costa, con la data del 1503 ; 4 a Londra sono
esposti, nella Galleria Nazionale, due dipinti del maestro eseguiti nel 1505: l'uno rappresenta
una Madonna col bambino e angioli, l'altro è una gran tavola a caselle, proveniente dalla colle-
zione degli Ercolani, che la ebbero dalla chiesa delle Grazie in Faenza. 5

Di notizie biografiche del Costa in quel tempo, soltanto sappiamo quella d' essersi accompa-
gnato lui agli ambasciatori bolognesi a Roma per l'elezione di papa Giulio II. Qui arrivati, « gli
ambasciatori, » scrive una cronista bolognese, « ne diedero tosto aviso a Bologna, dimandando

1 11 Frizzoni discorrendo nel Buonarroti dell' Oratorio di Santa Cecilia in Bologna, segnalò, come disegno
di Lorenzo Costa l'interessante schizzo a penna, attribuito per errore a Filippino Lippi nella raccolta degli
Uffizi, ed esprimente il pensiero originale del quadro della Incoronazione.

2 Porta l'iscrizione : LAVRENTIVS • COSTA ■ MCCCCCII.

3 Con la scritta: LAVRENTIVS ■ COSTA • F. 1501.

4 LAVRENTIVS ■ COSTA • MCCCCCIII.

5 Entrambi con la ■critta : LAVRENTIVS • COSTA • F. 1505.
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