Archivio storico dell'arte — 5.1892

Seite: 20
DOI Heft: 10.11588/diglit.18091.5
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18091.6
DOI Seite: 10.11588/diglit.18091#0051
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1892/0051
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
20

di Santo Stefano fu demolita, venne trasportata dietro l'aitar maggiore della chiesa di San Bar-
tolomeo. È opera del 1516 e vi si trovano tuttora associati i motivi di tranquilla compunzione
derivata dai Bellini e dai Yivarini a quelli delle ardite movenze nuovamente ricercate dall'autore.

L'altra pala, spettante allo stesso anno 1521, occupa il primitivo posto in una cappella sul
fianco destro in Santo Spirito.

m.

Nella Pinacoteca di Brera da qualche tempo pare che si verifichi quella fortuna alla quale
accenna il Vangelo colle note parole, che a chi ha sarà dato, tanti sono gli acquisti ed anche
alcuni doni che si seguirono a brevi intervalli l'uno all'altro. Che se in quel detto poi sta ri-
posto, come ò da ammettere, un concetto superiore all'idea di una fortuna puramente cieca, pos-
siamo congratularci colla Direzione della Pinacoteca stessa per la parte di merito che le spetta
nel caso concreto.

Il dono di che vogliamo parlare oggi è quello del ritratto d'uomo, di mano di Tiziano Ve-
cellio, legato alla Regia Galleria dalla duchessa Eugenia Litta Visconti Arese, in memoria del
defunto figlio Alfonso. Dono principesco in vero e che aggiunge nuovo splendore alla cospicua
serie di dipinti già riuniti in quelle sale. Consiste, come si vede, nella effigie di un gentiluomo
dal tipo italiano, dal portamento e dalla fisionomia distinti, ritto davanti un parapetto, la sinistra
appoggiata sul medesimo, la destra, coperta dal guanto, portata all'impugnatura della spada (fig. 6a).
Quanto alla firma di TITTANVS che si legge sul parapetto medesimo a piene lettere, non è
che una conferma di quanto già rivela il dipinto, dell'essere cioè opera del rinomato artista. I
toni delicati e caldi delle carni, che acquistano nel viso una lucentezza particolare e porgono
quella diffusione delle tinte rosee, di cui egli dispone con tanta finezza, la biancheria del collo
e della manica in contrapposto, il nero profondo e vigoroso della veste, fin il modo di trattare
la ricca collana col medaglione che gli scende sul petto, non che quel tratto di paesaggio per
quanto oscurato dal tempo, senza parlare del modo proprio di collocare con aria cavalleresca il
rappresentato, tutto accenna ad una insigne creazione del pittore, ritrattista per eccellenza fra
quanti sorsero non solo nella scuola veneta, ma per ogni dove.

Quando uno abbia dato luogo a quel senso di stupore che naturalmente s'impone a chi veda
per la prima volta un'opera di tal fatta, nasce poi in modo spontaneo il desiderio di confrontarla
ed accostarla ad altre dell'autore medesimo, per riescire a stabilire a quale tempo della sua vita
almeno approssimativamente appartenga.

Nel caso concreto i termini di paragone non dovrebbero mancare e potranno essere addotti
forse in diversi esempi. Quello che ci si presenta ad ogni modo convincente, lo troviamo nel ri-
tratto di Francesco Maria della Rovere, duca d' Urbino, in galleria degli Uffizi. E un termine
di confronto, a onor del vero, suggerito giustamente dal già rammentato senatore Giovanni Mo-
relli. Noi stimiamo opportuno di riprodurlo qui in apposita figura, acciocché ciascuno possa fare
il confronto, in ispecie per quanto concerne il modo di trattare le teste nei due ritratti, dove
non ostante la diversità fra un tipo e l'altro, si osserva una maniera analoga di concepire il
soggetto, di modellare e di disporre le luci e le ombre (fig. 7a). Entrando nei particolari, poi,
ciascuno potrebbe rilevare la corrispondenza nel modo energico con cui son tracciate le soprac-
ciglia e le narici, il profilo del naso e la sua lumeggiatura, la forma dell'orecchio e via dicendo.

Delle due fotografie che servirono da esemplari alle tavole rispettive, andiamo debitori da
un lato al signor Luigi Dubray, dall'altro alla ditta Giacomo Brogi, di cui sono note le belle
riproduzioni fatte recentemente nelle gallerie di Firenze.

Se l'apparenza, dunque, non inganna, noi avremmo trovato un punto di partenza per cui
poter stabilire il tempo nel quale approssimativamente dev'essere stato eseguito il ritratto della
Pinacoteca di Brera. Il signor Cavalcasene, nella sua opera intorno a Tiziano, riesci a stabilire
loading ...