Archivio storico dell'arte — 5.1892

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IL PERGAMO DI GIOVANNI PISANO NEL DUOMO DI PISA

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perchè avrebbero alcuni voluto che questo Guglielmo avesse aiutato Giovanni Pisano nell'opera
del pergamo e che anzi del pergamo stesso fosse stato addirittura l'architetto. Ma per essere
i caratteri di questa iscrizione più antichi si arguisce invece possa esser questo maestro Guglielmo
autore di un pulpito che era in Duomo avanti che Borgundio Tadi facesse fare lo perbio nuovo
che comincio.-;/ cor ente ani domini MCCCII fu finito in ani domini cordite MCCCXI del mese dì
dicienbre, come si legge nella iscrizione di un pilastro della chiesa e precisamente nel terzo dal
lato dell'ospedale. Se Borgundio Tadi fece fare lo perbio nuovo vuol dire che in Duomo uno già
ne esisteva, e non è infatti presumibile che una chiesa di tanta importanza mancasse di un
pulpito. E autore di questo sarebbe stato quel medesimo Guglielmo che il Vasari nomina nella
vita d'Arnolfo e crede tedesco di nazione, ma che invece è da reputare italiano e probabilmente
pisano. Ed a costui (scrive il chiarissimo Milanesi) che deve essere stato il compagno di Bonanno
nella costruzione del campanile della Primaziale di Pisa nel 1177, è certo per me si riferisca
la iscrizione sepolcrale scolpita nel zoccolo dell'ultimo pilastro, a destra della facciata della
chiesa, scoperta nel 1865, dalla quale si rileva che egli fu l'autore dell'antico pergamo fatto circa
130 anni innanzi a quello che nel 1302 scolpì Giovanni Pisano. 1

III.

Nell'archivio di Stato dunque ove quei registri di entrata e uscita si conservano, in quelli
appunto dell'anno 1303, a tempo di Borgundio Tadi, operaio, si legge a carte 100 che « maestro
Giovanni di maestro Nicola capo dei maestri dell'Opera della maggior Chiesa pisana Santa Maria,
andò a Carrara per la detta opera per fare lapidi di marmo le quali occorrevano per il pulpito
nuovo da farsi nella chiesa maggiore ; e per la cavatura delle dette lapidi per il suddetto perbio
e per i lavori fatti dal detto maestro Giovanni in dette lapidi e per portature di dette lapidi
dalla cava fino al mare, e per spese a detto maestro Giovanni fatte per se, ecc., ecc., l'operaio
sottoscritto Borgundio pagò lire 185 e soldi 13 di denari pisani ». 2

E in questo registro e nei seguenti settimanalmente s'incontrano partite a uscita varianti
dai soldi otto e denari tre ai soldi dieci, intestate a magister Johannes cap. magistrorum insieme con
molte altre a favore di Andreuccius famulus magistri Johannis e Bernardn* magistri Johannis.*

Ne basta: nella filza 9 a carte 99 t., si trova una partita a uscita, prò pretto limarum et
ferri, e a carte 101 t. l'altra: « Ciolus senensis prò pietro unius coni de cerrio ad faeiendum
eorrigias trapani» qui operantur ad laborerium perbii et prò pretto ipsorum trapanorum et corion
forni inodorimi lire 3».

Ma premendo che il pulpito fosse condotto a compimento, nel 7 aprile del 1306, stile pisano,
fu aggiunto al libro I del Breve del comune una rubrica col titolo: De manutenendo magistrum
Johannem capo magistrum opere Sante Marie maioris ecclesiae, per il quale il potestà e gli an-

1 II Buonarroti, voi. XIV, quaderno V, marzo 1880.

* « Magister Johannes magistri Nicole caput magi-
strorum opere Sanete Marie pisane maioris ecclesie,
qui ivit C'arraram prò dieta opera prò faciendo fieri
lapidee de marmore quas fieri oportuit prò pervio no-
vitcr faciendo in maiori ecclesia, prò cavatura dicto-
riini lapidano ad opus dicti pervii et prò operibug factis
a dicto magistro Johanne in dictis lapidibus, et prò tra-
gitura dictorum lapidum a petraria usque ad mare, et
prò expensis a dicto magistro Johanne factis in se
et prò dicto laborerio occasione dicti laborerii et prò
diebus quibus stetit in dicto laborerio, interrogatus a
suprascripto domino Burgundio operario operariatus no-
mine prò dieta opera fuit confesug se habuisse a supra-

scripto domino operaio libras CLXXXV et soldos XIlì
denariorum pisanorum ».

3 II Ciampi (Kotizie inedite della Sagrestia Pistoiese,
ecc., ecc.) scrive che Giovanni ebbe un figlio di nome
Bernardo e che in assenza del padre lavorava in qua-
lità di capomaeBtro muratore, e crede Andreuccius
pisanus, diminutivo di Andrea pisano, scolare di Gio-
vanni, che allora, ne' primi anni, era tenuto dal maestro
con cura speciale, avendoselo eletto per suo giovine, o,
come dicesi, garzoncello. Ma il pisanus ch'egli ha letto
dopo il nome io non l'ho trovato nelle varie partite
che ho copiate dai libri di entrata e uscita dell'Opera
del Duomo.
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