Archivio storico dell'arte — 5.1892

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colonne scortecciate e crepate e le tre navi e le dua braccia della Croce, scoperte le mura e le
colonne, eran talmente cotte che a toccarle parevano calcina, rimasevi intero la Cupola, la Tribuna
di musaico dell'Aitar maggiore, il Ciborio di marmo del Santissimo Sagramento, il Pergamo della
musica, l'Angiolo di bronzo che era sopra alla colonna di porfido perche tutte queste cose erano
sotto la cupola e vi rimase ancora il sepolcro d'Arrigo terzo Imperadore e le due Cappelle prin-
cipali che erano in testa delle due braccia della Croce. Ma le statue di marmo che vi erano
rimasono alquanto scortecciate, affumicate et rotte in qualche parte perchè, cascando dal tetto le
travi mezze arse, davano in su le dette statue, onde tra l'altre cadde in terra una coscia alla
bellissima statua d'Adamo. '

« La mattina medesima per bordine del Keverend."'" Vicario, del Peverend."1" Arcivescovo si
fece publica pricissione di tutte le compagnie, fraterie, e clero, regimandosi nella chiesa di
San Martino dove, essendo tutti regimati, predicò un prete jesuita sopra l'incendio del detto
Duomo attribuendolo a una gran minaccia della divina .Tustitia contro di noi per i peccati nostri
e con la terribil predica eh' egli fece aggiunse un poco spavento al timor grande che il popolo
haveva che pur da se era sbigottito assai. Finita la predica si mosse la Pricissione e dolorosa-
mente andorno alla Chiesa di San Giovanni dirimpetto al Duomo già rovinato et che ancora
ardeva e di quivi ne cavorno il Santissimo Sagramento che si era cavato dall'incendio e lo
portorno alla detta Chiesa di San Martino, dove si celebrò una solenne messa dello Spirito Santo.
Questo è tutto il successo di sì memorabile caso. Così a Tempo nostro è perita quell'unica ri-
cordanza dell'antichità di Pisa, e perito quel tempio nel quale il valore e la industria delli antichi
Pisani con grande studio haveva ragunato, ciò che d'illustre e di riguardevole haveva per tutto
il mondo potuto trovare. Non più si vedranno quelle pitture da eccellente mano fatte, ne quelle
statue di marmo divinissimamente lavorate, che meravigliosamente adornavano quella Chiesa.
Non più e forestieri entrando in quel Tempio ammireranno quelle sedie del Choro con figure
di tarsia artificiosamente congegnate; non più finalmente la città di Pisa potrà mostrare a quelli
che a lei verranno le memorie de suoi antichi cittadini. E ben pare che questa così gran
perdita e rovina quattro mesi avanti fussi pronosticata, quando si apprese il fuoco nell'osteria
delle Donzelle in Pisa membro dell'Opera di detto Duomo et abbruciò in gran parte quel gran
casamento con pericolo grande delle case vicine, il quale incendio con grandissima fatica di
molto popolo, pur si spense. Similmente la settimana precedente del detto incendio del Duomo,
cadde una saetta e dette in casa di m. Girolamo Papponi, operaio di detto luogo, dove fece un
gran circuito senza far danno a persona e finalmente il giorno innanzi al detto incendio, cioè
il lunedì addì 23 d'ottobre, un Giocolatore Tedesco essendo venuto in Pisa pochi giorni innanzi
detto di, doppo desinare volò in sul canapo dalla torre del Commissario insino alla fusta in via
di San Gilio gittando per tutta la via tanto fuoco lavorato che fu uno spavento grande a ve-
derlo: le quali tre cose tutte di fuoco e particularmente le due prime accadute nelle cose del
Duomo vennono a figurare quest'ultima rovina di esso Duomo. Ma perchè queste cose una volta
perdute non si possono racquistare, potrà scemare in qualche parte il dolore per così immensa
perdita conceputo se considereremo questo Tempio havere hauto quella fine che molti nel mondo
celebratissimi si leggono havere hauto. Così il famoso tempio di Diana Efesia, così quello
d'Apollo delfico, così quello augusto tempio di Salanione eretto in Gerusalemme et al vero Dio
consagrato, così finalmente la stessa Chiesa lateranense che di tutte l'altre chiese e madre e

' Nel codice da Sommala della biblioteca Nazionale
di Firenze, si legge : « Nel duomo di Pisa sono due cap-
pelle : l'Incoronata e la Nuntiata, che costano circa a
40 mila scudi: 22 mila l'una e l'altra 16.0.18. L'una non
fu tocca dal fuoco, l'altra fu benissimo risarcita. In
duomo erano quattro tavole del Sogliano : due abbrucia-
rono, una non fu tocca dal fuoco, altra è copiata benis-
simo e l'originale maltrattato si vendè, ma fu errore.

<< Ci sono pitture del Sodoma, di Mecherino, et di
l'i l in del Vaga alcuni angeli bellissimi. Un San Biagio
bellissimo fatto da Reno Stagio. Il duomo era bellis-
simo avanti abbruciassi, ma quanto all'occhio apparisce
hoggi meglio, era disegno di un greco grandissimo ar-
chitetto che fu mandato perciò ai Pisani dall'Impera-
tore di Costantinopoli ».
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