Archivio storico dell'arte — 6.1893

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gli altri che hanno seguito il loro esempio. Sarà bene intanto stabilire che per essere all'an-
golo del coro malamente segati, danno l'idea che sian stati adattati e posti ove attualmente
si trovano dopo che, peri'incendio avvenuto, fu rifatto il coro, ai primi del 1600 per opera,
come si è già visto, di Pietro Giolli. Attribuirli al Seravallino o al Cervelliera non sappiamo
persuaderci ancora come si possa, dal momento che per gli esempi che di questi due maestri
ci rimangono, si può facilmente e con sicurezza stabilire aver avuto quelli tutt'altra maniera,
tutt'altro sistema, e, diciamolo anche, ben altra finezza di esecuzione e di disegno. Attribuirli
invece a maestro Michele può parere a tutta prima arrischiato, (manto crederli, come li
dice il Martini, di Domenico di Mariotto: con la differenza però, che per questi non abbiamo
nessun documento che ci convinca o ci tolga ogni dubbio, mentre per il primo sappiamo
ch'egli fece diciassette braccia e un terzo di sedie appoggiate air imbasamento della sagrestia,
le quali dovevano servire per il coro, dietro l'aitar maggiore in duomo. E il carattere delle
sedie, l'altezza, la forma stessa c'indicano chiaramente che questo, anche avanti la nuova
ubicazione, dovevano esser parte di un coro. Di quello dell'Incoronata no corto: di quello
della sagrestia nemmeno (e perchè così diciamo il lettore, se ci ha seguito nello nostro
ricerche, non deve esserselo dimenticato); e allora di quale altro se non di quello fatto da
maestro Michele appunto dietro l'aitar maggiore? E a lui quindi che, por noi, deve attri-
buirsi questa serie di mezze ligure, per le quali, nuova prova della verità del nostro assorto,
il figlio Lorenzo nel 1494 compra, silio per fare lettere intorno a? basamenti della sagrestia,1
frase poco chiara, (die si spiega, però meglio intendendo per far lettere per le salir, clic
ranno intorno ai basamenti della sagrestia: e infatti tutto quelle rappresentazioni di re, di
profeti, di apostoli e di santi hanno chi un piccolo rotolo nello mani c olii scritto nell'aureola
il nome o il motto, che a ciascun personaggio si riferisce.

I quadri poi ove son rappresentati molti animali, strumenti musicali, veduto del Duomo,
del San Giovanni, del Campanile, ecc., e che fanno parte ora dello sodio ove stanno i cano-
nici e i cappellani in coro, non sappiamo, nemmen lontanamente, a chi potrebbero attri-
buirsi, anche perchè, o meglio, solo perchè rifatte con tutti i pezzi avanzati e limasti ser-
vibili, tolti dalle panche che dall' incendio, più o mono bene, poterono essere salvate.
Dall'inventario pubblicato sappiamo, è vero, che rimasero fra le altre la sedia dell'Operaio, la
sedia ch'era sotto l'organo, quella (die era alla colonna quadra,allato alla scala per cui si monta
al pergamo, e quelle del coro, una sotto la scala, di verso l'Opera, l'altra che andava verso
l'aitar maggiore, insieme con molte altre più o meno guaste, la, cui indicazione è più incerta.
La prima delle quali, come si ricorderà, fece Francesco di Giovanni, la seconda, probabil-
mente, Jacopo da Volterra, la terza Jacopo da Villa, e le altre due maestro .Michele. Ma se
si pensa che nelle panche attuali dei canonici e dei cappellani, rifatte, come si è detto e
come si può da tutti vedere, con pezzi di tarsio vecchie, trovarmi posto molte di queste e
di altre; quegli strumenti così tini di esecuzione, così giusti nella prospettiva, così veri nella
forma, quegli animali così ben riprodotti, e quelle vedute, dei nostri artistici monumenti,
potrebbero supporsi tanto del Prancione, come dei Pontelli, o di Jacopo da Volterra, o di
Jacopo da Villa o di maestro Michele: e lo vedute del Duomo, del San Giovanni, ecc.,
facenti così anche parte della sedia dell'Operaio: lo che però francamente sarebbe darci
troppo a indovinare col sussidio dei soli occhi il nome dell'artista a cui debbano attribuirsi:
professione più incerta, come scrive l'Aiazzi, e più soggetta ad errare di ogni altra, eccet-
tuata la medicina. 2 Lasceremo a chi voglia, dunque, la cura di queste nuove ricerche, e ci
fermeremo piuttosto, avanti di por line a questo nostro studio, alla cattedra che si ammira,
nella navata maggiore della chiesa, dirimpetto al pulpito, ove Giovan Battista del Cervel-
liera ha rappresentato di commisso, la scena dell'Adorazione dei Magi.

Deve certo l'artista nostro aver tratta l'ispirazione di questo quadro, che por finezza e
sentimento è mirabile lavoro, dal celebre affresco di Benozzo nel Camposanto monumen-

1 Arch. dell'Opera. Ricordanze, fi, p. 90*.
Archivio storico dell'Arte - Anno VI, Fase. III.

2 Descrizione della Cappella Rinuccini di Santa Croce.
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