Archivio storico dell'arte — 6.1893

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G. FRIZZORI

dnl Cinquecento è l'elemento fiammingo il preponderante, da elio grandi artisti quali un Gio-
vanni Van Eyck e molti suoi seguaci ebbero a visitare la penisola iberica e a lasciarvi
tracco non iscarse della, loro attività. La stessa Pinacoteca di Madrid ce ne porge ben pa-
recchi esempi, che servono a spiegarci perchè gli autori indigeni si fossero accostati tanto
al loro stile, mancando d'ispirazione propria.

Primeggia in codesta, ricca raccolta di opere settentrionali un quadro singolare, sia pel
soggetto mistico, sia per la varietà e la, copia, dei motivi che viene attribuito al caposcuola
Giovanni Van Eyck. Intendiamo quello nel quale l'autore volle esprimere in quel modo
complesso (die gli è proprio il soggetto del 'Trionfo della Chiesa nulla Sinagoga.

Don Pedro de Madrazo nel suo Catalogo de los cuadros del Museo del Prado de Madrid
(a. issi)) ammette (die sia lavoro originale del Van Eyck, fatto forse col concorso di qualche
aiuto, e (die sia precisamente la tavola eseguita dal celebre pittore a tempo del suo viaggio
in [spagna, regnando Giovanni II, e che fu regalata dal figlio del medesimo, Enrico IV,
ad un monastero di Segovia, da lui fondato lino dal 1454. Se non (die, ove si confronti
l'accennato dipinto con quello certamente autentico dei fratelli Van Eyck il quale da secoli
sta esposto nella chiesa di S. Bavon a Gand (la nota pala dell'Agnello mistico), si'vedrà; che
quello del Prado gli è alquanto inferiore, non essendo dotato di simile nitidezza e traspa-
renza di colorilo, tanto da accreditare l'opinione dei signori Bode e Bredius, citata dal Ma-
drazo stesso, non trattarsi in quest'ultimo se non di una copia del xvi secolo da, un originale
perduto.

Anche i nomi di Ruggiero Van der Weyden e di Memling sono da, ritenersi evocatali
al Prado piuttosto per alcuni ridessi, ossia riproduzioni di opere loro, (die non per dipinti
asciti direttamente dalle mani dei medesimi. A detta schiera poi fa seguito un altro artista sin-
golare (lei le rei;ioni settentrionali, Girolamo Bosch, così chiamato dal nome della città di Olanda,
<die fu, a quanto pare, sua sede costante. Di lui seppe fare argomento ad uno studio pre-
gevole il professore Carlo -Insti di Bonn, inteso a spiegarci il suo significato come artista
mistico ed inventore dei generi noti colla qualifica di sogni e di bambocciate, che diven-
nero tanto popolari più tardi fra i pittori fiamminghi. 1 Viene rilevato (juivi come fossero
saliti in favore in [spagna i quadri di Ini nel xvi secolo e come Filippo II massime si fosse
compiaciuto circondarsene nella sua residenza all'Escurial. Quanto al pittore stesso parcelle
egli non sia mai listato dalla città di Bois le Due, da lui considerata come sua patria, dove
morì attempato nel 1516.

Il più line capo di lui (die trovasi oggidì nella Pinacoteca di che c'intratteniamo è
quello della sua Adorazione de1 Magi, tenuta nella consueta forma di trittico, ossia di una
, tavola centrale ceni ina ta, con due sportelli ai lati, nei quali sono effigiati i coniugi com-
mittenti, fiancheggiati dai rispettivi santi protettori; nel fondo domina un vasto paese, quale
all'autore piace d'introdurre frequentemente nei suoi quadri, essenzialmente all'intento di
farne un campo da servire di sfogo alle consuete sue bizzarrie, che si estrinsecano negli
episodi animati e burleschi delle sue macchiette. Nulla di più strano e di più originale di
quest'opera, dove, alla rigida solennità della scena riflettente l'omaggio tributato al Pargo-
letto neonato dai famosi Magi e dalla coppia dei devoti, si unisce l'impronta della vena
umoristica per quanto concerne tutta la parte accessoria, di natura tale da rasentare quasi
l'ambiente del manicomio.

Caratteristico poi per questo rispetto non che per la solita limpidezza del colorito e
l'acutezza del disegno è un quadretto di genere nella stessa Galleria, dove il Bosch, precor-
rendo i tempi, ci fa, assistere ad una di quelle scene che siamo abituati a vedere illustrate
dai pennelli di pittori (piali un van Ostadc, uno J. Steen, un Brawer. Si tratta di una ope-
razione chirurgica, quella cioè a dire della estrazione di un corpo estraneo dalla testa di

1 Vedi: « Die Werke des Ilioronymus Roseli in Sprmien » von C. Justt, nel Jahrbuch (ìvr Konigl. Pfi'ussisrtien
KunsUSammhingen, 1S89, Heft Eli.
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