Archivio storico dell'arte — 6.1893

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II.

Don Diego Velazquez. 1

L'arte grande, l'arte veramente originale ed ispirata, non serve il dissimularlo, non
nasce in Ispagna se non nel secolo xvn, in quel secolo che fu illustrato nel medesimo paese
dal fiorire della letteratura,

Il vero gigante fra gli artisti poi, chi non io indovinerebbe? e Don Diego Velazquez.
Primo fra i primi in grazia della magia del suo pennello, conviene che noi ci arrestiamo
alquanto a contemplare la sua figura e le opere sue. Nò possiamo fare a meno di rammentare
in proposito quale monumento degno di lui gli abbia innalzato in epoca recente il sullo-
<lato professore Carlo Justi, colla sua poderosa opera in due volumi, nella (piale egli ha
tratteggiato colla più grande competenza bimagine fedele di lui, ricorrendo al tesori) ricchis-
simo della sua cultura, mercè il quale seppe interpretare profondamente il suo soggetto,
ed evocare la più grande copia di particolari, che da lontano e da vicino vi si connettono. -

Poi che in Italia è forse meno conosciuta che fra le altre nazioni civili, crediamo faro
cosa opportuna col riferirci ripetutamente all'opera accennata, alla quale il Museo del brado
ha fornito il più largo campo di capolavori da illustrare. Togliamo quindi ila lui in primo
luogo alcuni brani intesi a dare una caratteristica generale dell'artista, quale difficilmente
si saprebbe imaginare superata da altri illustratori del suo nome.

Il -Insti, prendendo ad esporre dei concetti generici e a riportare dei giudizi di tempi
passati intorno al Velazquez, osserva in primo luogo che la fama di lui di qua dei Pirenei
in realtà non data che da un centinaio d'anni circa a questa parte. Indi continua:

« Il Velazquez appartiene a quegl'individui che non possono essere paragonati con alcun
altro. Chi si attentasse a riassumere in una breve forinola i pari suoi, non potrebbe (die
cadere nel banale e nell'enfatico. Pel pittore di corte di Carlo III culi era il primo dei
naturalisti. Beulé (fra altri) lo chiamò il più grande di tutti i coloristi; Btirger (lo spiritoso
autore dei « Musées de la Hollande) » le peintre le plus peintre qui fut jamais.

La devozione e il misticismo sono stati indicati come i tratti specifici e dominanti del-
l'arte spagnuola; ciò potrebbe essere esatto quando fosse inteso dei loro soggetti e della
severa tendenza ecclesiastica dei l'ispettivi artisti. Non ostante chi vorrebbe sostenere (die
la Spagna regga al confronto dell'Italia nella pittura religiosa? Dove sono i suoi (fiotto,
i suoi Fra Angelico, i suoi Perugino? Invano si andrebbe in traccia di un monumento ibi
comparare alla Madonna Sistina, alla Disputa o all'Adorazione dell'Agnello mistico, di Gand,
e all'Assunta di Tiziano, là dove la Spagna in pari tempo non seppe produrre uè un Dante
nò un Milton. Il valore spirituale dell'unico loro Murillo ò comparabile a quello di pittori
di devozione, quali un Guido Reni, un Carlo Dolce, un Sassoferrato; quello (die sensibilmente
lo innalza sopra di questi si è la spontanea sua applicazione ai tipi nazionali, la divinazione
dei colori e della luce nei soggetti tradizionali, la sua naturalezza, il suo carattere inge-
nuamente gentile ».

1 Poi che in Italia non meno che all'estero molti
ritratti corrono indebitamente sotto il nome del grande
spagnuolo, non sappiamo resistere alle tentazione di dare
riprodotto nella unita figura 2" l'effigie di lui, dipinta
da se stesso sulla trentina, vale a dire a tempo del suo
primo viaggio in Italia nel 1080.

L'originale, com'è noto, sta esposto india Galleria del
Campidoglio in Roma. Corrisponde quindi alla sua prima

maniera, dai toni bassi, quasi monocronii, ma nei quali
già egli dispiega il suo distinto tocco vivido e geniale
per cui suole lasciare dietro di sè le mille miglia tutti
i suoi seguaci ed imitatori.

E questo sia suggol ch'ogni uomo sganni.

- Diego Velazquez ioni sein Jàhrhundet't, von Carl
Justi. Bonn. Verlag von M. Cohen und Sohn (Fr. Cohen),

isss.
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