Archivio storico dell'arte — 6.1893

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colare, saremmo tentati di fare un raffronto fra il concetto di quella testa di Cristo e quella
del Donatello nel suo Crocefisso di bronzo in Sant'Antonio a Padova, dove si osserva la
stessa, inclinazione, la stessa espressione profonda ed eminentemente plastica. Coincidenza
strana invero in due artisti così disparati fra loro, ma in questo caso certamente congiunti
dal nesso spirituale di analoghi intendimenti.

Dove si scopre in modo ben palese lo studio del pittore da modelli viventi si è nelle
figure del terzo suo quadro da chiesa, quello cioè a dire della Incoronazione della Tergine,
che diamo unitamente riprodotto da una fototipia della ditta Laurent di Madrid.

Quel non so che di fisionomia spaglinola ch'è impressa a parecchi nostri valenti pittori
del seicento, essi lo ricavarono in buona parte da esempi stilistici di simil fatta. Esiste
anzi nel palazzo Crivelli in Milano uua tela del milanese Nuvoloni, detto Panfilo, collo stesso
soggetto, trattato in modo da, richiamare il grande prototipo che ci sta davanti, bensì nella
maniera più molle, propria del seicentista e per la quale culi viene anche qualificato col
sopranome del Murillo lombardo. In Sicilia troviamo il Monrealese, valente pittore, che si
compiace con successo di emulare il Yelazquez nel maneggio del pennello e degli effetti
del chiaro e dell'oscuro nei colori. Nel quadro di Madrid ce lo ricordano principalmente le
testine sommamente pittoresche dei cherubini.

Il quadro suaccennato, già conosciuto sotto la denominazione della Trinità, fu eseguito
negli anni più provetti dell'autore per la cappella privata della regina Marianna.

Gli fa seguito, e fu probabilmente l'ultima opera di lui, un'altra sublime creazione del
suo genio, da noverarsi pure fra i soggetti religiosi. E il grande'dipinto rappresentante i
due vecchi eremiti Sant'Antonio e San Paolo nel deserto, destinato in origine per un Ora-
torio di fondazione portoghese in Madrid e quivi esposto nel 1659. Seduti in un vasto e
selvaggio paese, uno di contro all'altro, nel mentre un corvo scende dall'alto a portare un
pane, nel fondo si scorgono alcuni altri episodi concernenti la loro storia. Noi ci sentiamo
trasportati davanti a questo quadro in un remoto di tempo e di luogo contrastante in modo
spiccato con quanto tuttodì ne circonda. L'artista ne seppe trarre argomento ad una scena
oltre ogni dire solenne e pittoresca, congiungendo mirabilmente l'effetto di due venerande
figure di vegliardi a quelle dell'ambiente in cui volle collocarle. Non volendo defraudare
il lettore del godimento di contemplare almeno i due protagonisti, diamo riprodotta qui la
parte che si riferisce per l'appunto ai medesimi, dove c'è da rimanere ammirati dalla
potenza e nello stesso tempo dalla semplicità dei mezzi adoperati da codesto taumaturgo
dell'arte del dipingere con quei suoi colpi di pennello così efficaci e così sicuri.

Fra le opere di grande composizione del maestro occupa il primo posto quella nella
•piale ebbe a rammemorare il fatto storico della resa della città di Breda. Questa città belga,
posta sui confini del territorio sottoposto al dominio spagnuolo verso le provincie indipen-
denti dei Paesi Bassi, era stata più volte disputata fra i due paesi contendenti. L'assedio
postovi dagli Spagnuoli nel 1625 era stato considerato quindi come un fatto strategico della
massima importanza. Il marchese Spinola, comandante in capo dell'esercito di Filippo IY,
era riescito a farla capitolare il 12 giugno. Il quadro del Yelazquez rappresenta il momento
nel quale lo Spinola, seguito dai suoi ufficiali, riceve le chiavi dal comandante della fortezza,
Giustino di Nassau.

A buon diritto quest'opera è giudicata una delle più nobili fra quante l'artista abbia
mai fatto ed in genere uno dei più importanti quadri di storia che esistono. Il Justi, osser-
vando il modo com'è dipinto, lo ritiene eseguito circa una diecina d'anni dopo l'avveni-
mento che vi è illustrato, contrariamente all'indicazione del catalogo Madrazo, che lo vor-
rebbe porre verso l'anno 1647. Lo storico tedesco asserisce che questa versione non è fondata
se non sopra una semplice supposizione.

Fra i personaggi che accompagnano i due capi spiccano dei ritratti bellissimi in vari
atteggiamenti. Non ha fondamento però l'opinione invalsa fra le Guide che si vegga fra
essi all'estrema destra l'effigie del pittore stesso.
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