Archivio storico dell'arte — 7.1894

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360 GIACOMO BONI

Lo credo anch'io, anzi prego l'egregio architetto Tom masi di verificare se conservano
ti accie di decorazione policroma, come quelli di San Vitale di Ravenna.

" Nella decorazione della zoccolatila dell'abside non trovasi impiegata la terracotta a più colori. „

Mi sono proposto, tornando a Parenzo, di fare la nota dei materiali decorativi e la
scala cromatica dei marmi e degli smalti adoperati nel secolo vi, come vado facendo pei
mosaici di Roma, e verificherò chi ha ragione.

" La veste che indossa il vescovo Eufrasio non è ima veste purpurea, ma è la rituale poi /ila
paonazza.

" Il piccolo Eufrasio, posto tra il vescovo e l'arcidiacono Claudio è figlio di quest'ultimo, corno
dalla iscrizione: EVPHEASIVS PIL. ARC. La figura di San Mauro tiene una corona gemmata; nessuna
figura ha clavo o fascia purpurea.

" Il santo sul pilone a destra ha un mantello non di porpora, ma pavonazzo. „

Mi sembra che il parroco Deperis abbia una idea tutta sua del color purpureo, il quale
nella iscrizione sul mosaico del vii secolo a Sant' Agnese fuori le mura, è attribuito pre-
cisamente al pavone.

" Tiene un incensiere ; non un cofanetto ma un tempio. „

Vorrà dire il modello di un tempio, che ha le proporzioni d'un cofanetto.
" Rappresenta il vecchio Zaccaria.

" L'edificio, davanti alla cui porta siede la Vergine annunziata dall'angelo, rappresenta la casa
della stessa Vergine.

" Nel quadro della Visitazione la piccola figura con veste verde listata d'oro, è Zaccaria che, come
padron di casa, si mostra in tutta la persona, aprendo colla sinistra la tenda e tenendo l'indice della
mano destra sulle labbra.

" Il monogramma di Cristo, dipinto alla sommità dell'arco, nascondeva i resti di un agnello con
aureola crucigera posto in campo azzurro stellato in oro. Restaurato l'arco, vi fu collocato l'agnello
modellato su quello che esiste a San Vitale di Ravenna nel centro della volta presbiteriale, essendoché
i resti del fondo, delle stelle d'oro in campo azzurro e dell' aureola erano identici al quadro di
San Vitale. „

Se, sotto al monogramma dipinto, v'era qualcosa di equivalente, spero che si saranno
conservate le traccie dell'agnello e una fotografia delle condizioni in cui furono scoperte,
perchè dal modo con cui si era proceduto al restauro del mosaico mancante nei triangoli
mistilinei sulla fronte dell'arco trionfale, mi accorsi purtroppo che, facendoli a fondo d'oro
verdastro, non si rispettava non solo la decorazione musiva, ma nemmeno la iconografia.
Tra una bugia architettonica, una congettura e un semplice intonaco, preferirei quest'ultimo,
perchè la povertà onesta e sincera non ha in sè niente di cattivo.

E qui avrei finito, ma il parroco Deperis entra nel campo dei restauri e laddove io
esponevo le teorie scientifiche sulla combinazione delle luci colorate in rapporto agli antichi
mosaici e mettevo in guardia sulla perdita delle caratteristiche più nobili di quelli di Pa-
renzo, egli trova che la mia critica procede da vaghi criteri ideali.

Se invece di staccare su tela e di rimaneggiare le figure a mosaico scoperte sulla fronte
dell'arco trionfale; se invece di calunniare gli artefici del vi secolo con un nuovo fondo-
d'oro che alle nobilissime caratteristiche dell'antico sostituisce quella di far sentire quanto
può costare al metro quadrato ; se invece di martoriare il fondo a cielo del mosaico absi-
dale per sostituire le tessere antiche che non piacevano ai restauratori, si fosse cominciato
dal rispettare quanto d'antico sopravviveva, il monumento ne avrebbe guadagnato e io non
avrei avuto occasione, mentre mi trovavo sulla impalcatura del duomo di Parenzo, di
esprimere il mio rammarico, nè l'egregio architetto Tommasi che mi accompagnava e che
si mostrò dolente dell'avvenuto, avrebbe avuto occasione di esortarmi a non danneggiare
i mosaicisti i quali promettevano di far meglio nell'avvenire.
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