Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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E. RIDOLFI

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Il dipinto del Botticelli fece parte della Galleria Palatina fin oltre la metà del secolo
presente, e fu inciso dal Frassinetti nel quarto volume dell'opera: La Galleria Pitti illu-
strata, pubblicata in Firenze per cura dell'editore Luigi Bardi dal 1837 al 1842. Il titolo: Alle-
goria di Alessandro Botticelli che porta nella detta opera, è per fermo quello che aveva
sulle tabelle della Galleria. La breve illustrazione ne fu dettata dal barone Ettore de Garriot,
che fu di quei tempi uno dei più riputati conoscitori dell'arte antica in Firenze; ma della
allegoria non intese il significato, dicendo sembrare che alludesse a Lorenzo il Magnifico,
ma che « dai vari emblemi di questa bizzarra composizione potresti far mille induzioni,
ma nulla ti riuscirebbe dir con fondamento ».

Del resto giudicò il quadro « disegnato con fermezza, ma fiacco di colorito ».

Era ancora nella Galleria Palatina il 1853, giacche il Direttore delle Gallerie Luca dei
marchesi Bourbon del Monte ebbe occasione di scrivere in tale anno, esser le Gallerie fio-
rentine ricche di ventisei quadri del Botticelli, dei quali quattro esistenti nella Palatina.
Quella Galleria poi non ne conta che tre, ed il mancante è quindi il quadro della Pallade,
passato nell' interno del Palazzo Reale.

Tale passaggio ebbe luogo circa il 1856, quando poco avanti gli sponsali dell'arciduca
Ferdinando di Lorena, avvenuti in tale anno, fu giudicato che convenisse ampliare il quar-
tiere al primo piano del Palazzo, riducendo a quattordici le venti sale della Galleria, e
furono depositati i quadri che si trovavano nelle sale soppresse in un locale del rondò a
destra di chi entra nel Palazzo, ove stettero per più anni. Ma nel 1861, dall'allor Direttore
delle Gallerie marchese Paolo Terroni, venivano ripetuti con lettera del 28 febbraio al Diret-
tore della Pubblica Istruzione in Firenze, pregandolo a far sì che questi oggetti d'arte che
formavan parte della Galleria Palatina, ora (ei diceva) aggregata allo Stato, passassero in
consegna di lui, per essere esposti nella Galleria stessa e in quella delle statue.

E la domanda ebbe effetto; ma alcuni quadri, che probabilmente avevano già ricevuta
una destinazione nei quartieri del Palazzo, vi rimasero, fra i quali quello del Botticelli, che
trovasi infatti registrato come soggetto allegorico nell' inventario delle suppellettili del Palazzo
stesso redatto in quell'anno, al numero 156.

Separato così dalla Galleria e non riunito nemmeno ad altri dipinti che adornano nel
Palazzo le pareti del quartiere detto del Yolterrano, il suo collocamento a non poca altezza
da terra in una sala del secondo piano poco illuminata e di semplice passaggio, lo fece
andare inosservato come quadro puramente decorativo, e restò ignoto ai moderni scrittori
d'arte italiani e stranieri.

Il dipinto è a tempera su tela, alto m. 2.05, largo m. 1.46.

Il suo stato di conservazione se non può dirsi perfetto, per avere nel secolo decorso o
nei primi di questo sopportato un qualche restauro che non fu invero molto lodevolmente
condotto, è però tale nelle parti principali che il quadro risulta tuttavia bello ed armonioso,
e forma per le sue doti l'ammirazione di quanti lo vedono.

E. Ridolfi.
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