Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

Seite: 36
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ma in realtà per soddisfare l'avversione clie allora si sentiva contro-tutto ciò che non era
edificato nel pseudo-classico stile del tempo. Se la vòlta pericolava, non si aveva clie a ripa-
rarla, oppure rifarla. Si preferì sopprimer la cappella e trasformarla in coro. Il conte Ottavio
Magnocavalli, architetto e poeta tragico, « li costrusse (il coro ed il presbiterio) nello stile
d' ordine Romano, e per armonizzare la chiesa con la nuova opera (!) si tolse tutto ciò che
si è potuto (!) dell'ordine gotico ». Così dice con evidente compiacenza il padre Cavalli,
al quale, per quanto sembra, spetta la sua parte di responsabilità, poiché i lavori furono
cominciati pochi mesi dopo la sua nomina a priore.

Queste belle imprese furono condotte con la più grande disinvoltura e senz' alcuna
preoccupazione per i freschi del Caroto, i quali ben si può imaginare come se ne trovarono.

AVANZO DI FRESCO, DI G. F. CAROTO

NELLA CHIESA DI SAN DOMENICO IN CASALE MONFERRATO

Non è tuttavia letteralmente esatta l'asserzione del padre Guglielmo della Yalle, riportata
dal Milanesi, che di essi nulla rimanga. Qua e là, malgrado la scarsa luce, si scorge qualche
misero avanzo di figure e d'ornati. Yi si nota una Tergine che offre un frutto al Bambino
che le siede in grembo; dietro Maria stanno due angioli adolescenti. Altrove si vede ancora
la Madonna in mezzo a San Giovanni Battista e San Domenico; ma questa pittura, che
sembra essere stata trasportata col pezzo di muro retrostante da un altro punto della cap-
pella al luogo ove sta ora, essendo tutta ridipinta con colori ad olio, produce in chi la guarda
un senso di disgusto.

I tre menzionati marchesi ed alcuni loro congiunti, allorché morirono, furono provvi-
soriamente deposti nella chiesa di San Francesco. Ma fu un provvisorio che durò più di
tre secoli, poiché i Gonzaga mai non si curarono di far ultimare la cappella funeraria
di quei principi dai quali avevano ereditato un dominio più vasto che il lor ducato di Man-
tova; e fu soltanto nel 1835 che, essendosi rasa al suolo la chiesa di San Francesco, Carlo
Alberto, re di Sardegna, fece trasportare le spoglie dei Paleologi che in essa giacevano,
in San Domenico, precisamente sul 1 ' area dell'antica cappella di San Giovanni Battista.
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