Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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IGINO BENVENUTO SUPINO

figura umana e quella animale; che è irrequieto e indegno del padre; mancante di arte e
privo di sentimento, potrebbe, facendo tesoro di così severi giudizj, relegarsi senz'altro fra
gli artisti di secondaria importanza o magari assolutamente fra tinelli di scarso valore, se
non ci fosse lecito supporre che le opere di lui siano state fugacemente osservate da coloro
che son giunti a così strane e, diciamo pure, ingiuste conclusioni. Cerchiamo piuttosto, non
sembri soverchio ardire il nostro, di rimettere le cose al posto; studiamo l'insigne scultore
non già sulle opere che gli si attribuiscono (e vedremo in seguito con quanto torto), non su
quelle nelle quali non ha egli, nonché posto le mani, nemmen fermata la mente, ma bensì
su quelle certe di lui; e investighiamo insieme il carattere e il sentimento della sua scultura,
la quale non sappiamo invero come possa esser paragonabile a quella del padre, tanto se
ne allontana per le forme e per gli intenti! Ricordiamoci intanto, che egli fu con l'arte
sua il vero precursore di Giotto, e questo, come conferma lo stesso Muntz, sarà sempre il suo
più bel titolo di gloria; ma ne ha ben altri ancora, e noi non dovremo durare molta fatica
a ritrovarli.

Niccola invero ebbe il merito grande di ricondurre la scultura a vera forma imitando
gli antichi esemplari, e l'arte s'ebbe per lui nuovo e più sano avviamento, così che dai vani
sforzi o dalle grottesche e informi figure dei Buonamico, dei Gruamonti e dei Biduino, potò
giungere a grado altissimo di perfezione. Ma se i seguaci di tanto insigne maestro avessero
continuato la sua maniera, o più che la sua maniera l'avviamento artistico, non si sarebbe
forse fossilizzata quell'arte, a cui pur tanto incremento egli aveva dato, a cui tanta vita egli
aveva infuso conducendola per così nuova via? Non deploriamo dunque che Giovanni si sia
discostato dalla maniera del padre, ne facciamo per carità confronti che non possono nem-
meno sussistere! Notiamo piuttosto che egli, educato allo studio dell'antichità, di cui il
sentimento più o meno evidente si palesa sempre nelle prime opere e in tutte le altre sue, non
segue ciecamente la maniera del padre, anzi appena può se ne discosta, come già accenna
nelle figure della fontana di Perugia, sebbene pur queste eseguite sotto la direzione di Niccola.

Constatiamo invece che egli, giovine, seppe mostrare nella sua irrequietezza, se pur così
si vuole, la potenza dell'ingegno, cercando più oltre della imitazione, magistrale ma fredda
delle figure greche o romane, la riproduzione dei sentimenti e degli affetti più vivi.

In questa ricerca, l'artista innovatore dimenticò certo, troppo spesso, di curare la cor-
rettezza della forma, e i suoi lavori feriscono gli occhi di quelli che vorrebbero vedere in
lui il continuatore del padre, appunto per le scorrezioni in cui spesso cade e per la esage-
rata e non sempre bene intesa smania di movimento. D'altronde l'arte, ad onta delle
lodevoli imitazioni dell'antico, non era ancor giunta ad una tal padronanza della forma, da
poter rendere il vero in tutti i suoi aspetti più complessi e fugaci; e le figure di Giovanni,
specie nelle scene in cui maggiore sia l'azione, a furia di scontorcimenti di braccia, di collo,
di gambe, paiono disarticolate, allo scopo di conseguire con quelle esagerazioni volontarie
l'effetto generale dell'azione drammatica. Bisognava che egli per raggiungere un intento
trascurasse un po' l'altro; e questo desiderio di rompere la tradizione, questo sentimento di
indipendenza e questa ricerca di novità ci paiono molto naturali in certi dati periodi della
evoluzione dello spirito umano, sicché vediamo ripetersi gli stessi fenomeni in altre epoche
della storia dell'arte, e con resultato anche meno felice.

Giovanni Pisano è detto non osservatore : un drammaturgo o un declamatore : maestro
ineguale e duro: insensato e andare:1 eppure, come dalle opere sue traspare vivissimo il sen-
timento intimo e l'amorevole ricerca della verità, lo studio intenso di penetrare nel carattere,
nel movimento, nell'espressione delle figure e delle cose! Non si cura dei particolari o di
certe finezze che volontariamente tralascia, persuaso che ridonderebbero a danno dello spi-
rito, dal quale vuole animata l'opera sua, e par quasi ch'egli si sia messo a scolpire in maniera
tutta opposta a quella consacrata dal genitore; ma invece, di quella maniera fa suo prò e

1 Mùntz, Histoire de VArt pendant la Renaissance, p. 282.
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