Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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TGINO BENVENUTO SUPINO

Se dunque questa differenza tecnica effettivamente esiste, e nessuno può metterla in
dubbio, e se d'altra parte non può ammettersi che altri, anche scolari suoi, vi abbiano lavo-
rato, e se pur l'han fatto doveva l'opera loro limitarsi a ben poco, come non dar peso maggiore
alla supposizione che quelle statue fossero lì aggiunte in altra epoca e non facessero parte del
monumento? Intanto il significato che avrebbero dovuto avere quelle figure nel pulpito non
ò ben chiaro: quella statua con le bilancie e la cartella ove è scritto: veritas de terra orta
est et justitia de ccelo prospexit, è essa il Cristo, o una figura allegorica? E l'Ercole

poi potrà benissimo stare a indicare la forza pagana, come vorrebbe
il Rondoni, in riscontro di quella cristiana rappresentata dal
S. Michele; ma davvero sarebbe difficile trovar fra loro alcuna
relazione di somiglianza nel rispetto dell'arte!

In queste sculture l'imitazione dell'antico è palese, ma quanto
infelice giudichi lo studioso! Nel gruppo delle quattro Yirtù, a
rappresentare la Temperanza è raffigurata una statua di donna
coronata d'edera, con una cornucopia e un compasso nelle mani :
probabile imitazione di qualche antica immagine dell'Abbondanza;
e per la Prudenza v'è una donna ignuda, che riproduce nel movi-
mento del corpo e nell'atteggiamento delle mani il tipo della
Tenere Medicea: ingenua, goffa e volgare riproduzione! Ma Gio-
vanni Pisano non si è mai sognato di far simili imitazioni, e, quel
che è peggio, con tecnica così trascurata e con tanto assoluta man-
canza di carattere e di sentimento! Che dire poi di quei quattro
Evangelisti dalle fìsonomie ignobili, dall'insieme tozzo, dalle estre-
mità goffe, dalle pieghe diritte e vuote; figure, insomma, senza
grazia e così prive d'espressione?

Per crederle di Giovanni bisognerebbe avere addirittura dimen-
ticato il S. Paolo, una delle più nobili e maestose figure uscite
dallo scalpello dello scultore pisano. È raffigurato il Santo diritto
in piedi, avvolto in un manto che a larghi e indovinati andamenti
di pieghe gli scende fino alle estremità: tiene nella sinistra la spada
e nella destra un libro. La testa ha con pochi tratti preso una
fisonomia grandiosa e severa: il cranio lucido e calvo si disegna
mirabilmente fra l'acconciatura dei capelli; la barba fluente scende
sul petto a larghe ciocche, e tutto l'insieme contribuisce a dare a
quella immagine un'espressione di severità e di bellezza, con tale
effetto di verità, che poche altre opere dello stesso Giovanni hanno
mai raggiunto. E come può supporsi che chi ha scolpito questa
figura del Santo, che par viva, e le due teste che gli stan dietro, esse pure così caratteristiche,
oppure qualche altra di profeta che ornavano fra uno specchio e l'altro il pulpito, abbia
anche fatto le statue del gruppo ove son rappresentati i quattro Evangelisti o le quattro
Yirtù? Qui è l'imitatore, non il creatore; lo scolaro, non il maestro; il mestierante, non
l'artista !

La statua dell'Ercole, osservata nella parte posteriore della testa, mostra troppo chiara-
mente le traccie dell'essere stata segata e adattata a sostenere il carciofo, su cui avrebbe
dovuto poggiare il capitello. Il non essere poi di egual proporzione e misura del S. Michele
fa più che mai sembrare impossibile siano state entrambe create dall'artista, allo scopo cui
furon dopo destinate.

L'imbasamento invece del gruppo centrale con la rappresentazione delle sette Arti liberali
e la Filosofia, oltre rivelare tutta la sapiente abilità, che Giovanni Pisano sapeva mettere nelle
opere sue, armonizza mirabilmente col gruppo delle tre Grazie cristiane che gli sovrasta; e
la maniera tanto diversa fra alcune delle statue sopraddette e questo elegantissimo e nuovo

s. Paolo, di Giovanni Pisano

(Frammento di ornamentazione
fra uno specchio e l'altro del pulpito)
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