Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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COSTANZA JOCELYN FFOULKES

Santi Marco e Sebastiano, di proprietà Mond, fra le quali si distingue, per bellezza di forme
e per castigatezza di stile, il giovane Santo che apparisce spesso quale redivivo Apollo del-
l'arte cristiana. È da deplorare che non vi abbia potuto figurare del pari la splendida figura
di Santa appartenente alla scelta Galleria di lady Wallace. Poco attendibile ci pare l'attri-
buzione a lui di una testa di Cristo, della raccolta Cook, per quanto bella (u. 135). Più ac-
cettabile invece la congettura del signor Berenson che vi s'abbia a ravvisare la fattura di
qualche pittore fiammingo venuto a Yenezia verso la fine del xv secolo, ed impressionato
quivi da vari pittori locali.

Il curioso artista Bartolomeo Yeneto era rappresentato da due, se non da tre quadri.
La piccola Santa Caterina della Galleria di Glasgow, n. 8, devesi paragonare colla Erodiade
di Dresda (fig. 7a e 8a) e con due pitture a Francoforte, non che col ritratto di lui firmato
presso il duca Giovanni Melzi a Milano, perchè da tali studi comparativi possiamo ritrarre
piena conferma della giustezza di queste attribuzioni stabilite dalla critica negli ultimi
anni. La Madonna col Bambino e con due angeli (proprietà Benson) ha invece le più strette
relazioni col suo quadro firmato a Bergamo, specialmente nel paesaggio minuto e quasi da
fiammingo per l'accurata sua finezza. La terza opera è un ritratto d'uomo (n. 30). Yiene
attribuito a Bartolomeo da alcuni critici competenti, ina dobbiamo confessare di non averlo
abbastanza in pratica in questo periodo più avanzato della sua carriera per dire se l'altri-
buzione sia ragionevole o no.

Y.

E ora, avendo nominato Giorgione come autore, secondo il Catalogo, della Sacra Famiglia
del signor Benson (n. 148), veniamo a fermarci davanti ai quadri attribuitigli. Riguardo ad
alcuni suoi lavori sicuri, esistenti in alcuni luoghi, unanime è la voce della critica; ma oltre
la magra raccolta di opere indubitate, quanti altri quadri non vengono ascritti a quel sommo
artista senza ragione alcuna! Pare davvero ben fondato ciò che disse in ischerzo un critico
inglese: « Quando siete in dubbio, dite Giorgione» (When in doubt, say Giorgione). Secondo
questa massima procedettero anche i proprietari di parecchi quadri ora alla New Gallery.
Non sapendo, come pare, a chi attribuire i loro tesori, vi attaccarono senz'altro il nome di
Giorgione, non lasciandosi disturbare in nessun modo dal fatto che assolutamente niente nei
quadri stessi potrebbe giustificare simile battesimo. Come Sandro Botticelli di Firenze, del pari
il povero Giorgione avrebbe dovuto superare i limiti naturali della vita umana, per poter di-
pingere anche la metà delle opere che gli vengono attribuite dappertutto, in Gallerie sì pubbliche
che private. L'unica opera nella New Gallery che ha relazione con lui è il pastore col flauto,
una testa incantevole di grandissimo pregio; ma confrontandola colle indubitate opere di
Giorgione ci troviamo in uno stato d'incertezza molesta, e non possiamo con tutta sicurezza
dire che l'attribuzione ci paia convincente. Sappiamo bene che il Morelli, il più dotto ed acuto
critico e conoscitore dell'arte, l'iniziatore della nuova critica che ora progredisce a gran
passi, il Morelli, ripetiamo, lo attribuisce a Giorgione, ma soltanto interrogativamente. Ci
ricordiamo benissimo del giorno quando lo scoprì a Hampton Court nel giugno del 1887. Il
quadro allora era appeso in alto ed aveva poca luce, e faceva quindi un'impressione diversa
da quella che faceva recentemente nella New Gallery. Che cosa egli ne avrebbe detto oggi, è un
quesito che pur troppo deve rimanere senza risposta. È vero che la qualità del dipinto, il
concetto così caratteristico per quell'epoca aurea, che segna il più alto punto del Rinasci-
mento, ò tale da costringerci a domandare: « Se non Giorgione, quale altro pittore sarebbe
stato capace di produrlo? » Ma non ostante, cercando col desiderio di poter riconoscervi il
suo fare, dovevamo con rammarico confessarci sconcertati. Il movimento della mano è quello
che il Morelli ci insegnò di considerare quale caratteristica spiccata di Giorgione; la forma
della mano stessa tuttavia non ci pare essere la sua, e molti altri particolari nel quadro
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