Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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94 GUSTAVO FRIZZORI

Nessun dubbio che l'autore dell'opera sia quel desso, che il Morelli ebbe a qualificare
pel primo fra i pittori eclettici del Cinquecento, dapprima scolaro di Cima da Conegliano
e del Bellini, poi seguace di Giorgione, fin che giunto a Roma arieggiò Raffaello, ma ben
tosto si gettò nelle braccia del di lui rivale Michelangelo, dalle quali non si svincolò altri-
menti. La Galleria di Londra, come è noto, già possiede di lui l'opera più notevole, come
dimensioni, cioè la vasta tela della Resurrezione di Lazzaro, dipinta nel 1518 e 1519. Ma
mentre in questa già si sente il predominio di un convenzionalismo desolante, nella
Sacra Famiglia di che si discorre si manifestano sempre dei tratti di vita spontaneamente
sentita, onde si ha ad arguire che sia stato eseguito qualche anno prima, cioè in prossimità
di quei capolavori che si conoscono sotto il nome di ritratti della sedicente Fornarina, del
Suonatore di violino, della Dorotea, oggi al Museo di Berlino, del così detto Tebaldeo della
Galleria Scarpa, del cancelliere Ferry Carondelet coi suoi addetti, tutte opere che segnano
l'apogeo raggiunto dal pittore e che per la magìa loro furono fino a poco fa aggiudicati a
nessun altro se non al divino Raffaello.

Ora ci sembra notevole in proposito il fatto che, per quanto constino storicamente le
relazioni poco amichevoli che corsero a Roma fra Sebastiano e Raffaello, nelle opere qui
nominate si faccia sentire un certo scambio di vedute ideali fra l'uno e l'altro. Questo breve
e più bel periodo della vita di Sebastiano a dir vero apparisce già oltrepassato nella Madonna
di Lord Northbrook, nella quale, se nel Bambino si potrebbe tuttora riscontrare una traccia
di grazia raffaellesca, nel complesso è Michelangelo che si è imposto al veneto pittore. Il
Cavalcasene, eh' è solito compiacersi di rilevare paratamente influenze diverse nelle opere
che prende ad esaminare, trova più specificatamente l'impronta dell'arte veneta nelle figure
del devoto di San Giovanni, della fiorentina nel rimanente; a noi, a dir vero, sembrerebbe
più giusto l'osservare che vi è nel tutto insieme una fusione di veneto e di michelangio-
lesco; nulla del resto che accenni a qualche cosa di più particolarmente fiorentino.

Nello stesso tempo poi il quadro è assai tipico per Fra Sebastiano in ogni particolare:
eminentemente sue infatti, avrebbe osservato il Morelli, le forme delle mani, dei nasi, degli
orecchi, e chi avesse a mettere questa Madonna a riscontro della bella imagine della Dorotea
già della raccolta Marlborough, non potrebbe non ravvisare il nesso che corre fra loro, sia
nel disegno e nel chiaroscuro delle teste, sia pure nell'atteggiamento delle mani, disposte con
una certa accademica rigidezza, tendenza questa che viene bensì avvertita maggiormente nel
dipinto della Madonna, come frutto più maturo dell'operosità del singolare artista.

Quanto all'origine del quadro stesso non ci è dato rintracciarla in epoca più remota di
quella del principio del nostro secolo, quando cioè faceva parte della cospicua raccolta del
senatore Cambiaso di Genova, d'onde passò in Inghilterra nel 1808.

Di sfuggita se non altro ci piace di avvertire che un quarto capo importante, dal palazzo
Northbrook passato in quello della nazione inglese in Trafalgar Square, si è il quadro di
cui è autore un anonimo fiammingo, appartenente più o meno direttamente alla scuola dei
fratelli Yan Eyck, opera di finissimo lavoro e curiosa pel soggetto leggendario ingenuamente
espresso. Yi è rappresentato Sant' Eligio, il quale, seduto da un lato in abito da eremita,
accoglie nel suo grembo un grazioso daino sfuggito ad una compagnia di cacciatori, che
si vedono in distanza, mentre sul davantii un gentiluomo laico ed un ecclesiastico venerano
il Santo, inginocchiandosi dinanzi a lui a mani giunte.

È probabile che l'autore sia stato uno di quei pittori delle Fiandre che verso la fine
del xv secolo furono in Francia e vi esercitarono una influenza sulla pittura locale, poten-
dosi ciò arguire dalla circostanza che un'altra tavola dello stesso, perfetto riscontro alla qui
indicata, rappresentava nel fondo l'interno della cattedrale di Saint-Denis presso Parigi,
dentro la quale vedesi Sant' Eligio nel mentre celebra la messa ed un angelo gli apparisce
dall'alto. Sarebbe stato un boccone ghiotto, che la National Gallery diffìcilmente si sarebbe
lasciato sfuggire allorché pochi anni or sono fu venduto da lord Dudley, se si fosse pre-
veduto che i quadri vi avrebbero potuto trovare un comune e stabile ricovero. In attesa
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