Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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l'altare, pose nel centro del paliotto della mensa un busto di Cristo sopra il sepolcro, simile
nell'atteggiamento a quello della Pietà di Padova.

Questa è singolare e ammirabile per cagione di quel coro, di quell'orchestra di putti.
Donatello aveva l'amore dei putti: non più i bimbi o i fanciulli ornamentali dell'antichità
pagana, o quelli tristi e goffi del Medio Evo, o quelli del primo Rinascimento, che son piccoli
ometti; ma proprio i fanciulli, i bimbi vivi, con le loro proporzioni effettive, le loro gioie,
i loro impeti, le loro monellerie. Lasciamo stare i putti nella base della Giuditta, quelli
nei fregi dei pergami di San Lorenzo, quelli, graziosi, ma poco somiglianti agli altri, nella
sagrestia di Santa Maria del Fiore, quelli spiritati, che il Museo di Kensington comperò
pochi anni addietro a Padova e che il signor Bode attribuisce al Bellano, e gli altri isolati
od a piccoli gruppi, e le innumerevoli paffute facce di cherubini. Guardiamo alle composi-
sioni imponenti della cantoria del Duomo di Firenze e del pulpito delta Cintola, sul canto
della Pieve di Prato. Come giocano, ridono, sghignazzano, strillano, sgambettano, saltano,
si scappellottano, si tirano di qua, si spingono di là, s'adirano, fan le boccacce! È una ridda
assordante, un baccanale dove la fanciullezza s'inebria di allegria, un diavoleto da far
perdere la pazienza alle mamme più amorose, alle nonne più indulgenti. Per una cantoria,
tanto, poco male, sebbene i canti della Chiesa debbano salire al trono di Dio soave-
mente; ma per un pulpito! Ne rimane scandalizzato anche il signor Muntz: « Cette ronde
échevelée, cette bacchanale, sur une chaire d'où ont pu tomber les cris de contrition, les
pathétiques objurgations d'un Saint Bernardin de Sienne, quelle contradiction ! »

Non è così per i bimbi di Padova. « Un vero poema, esclama il predetto scrittore
francese, un poema in dodici canti a onore della fanciullezza », e anche a maggior gloria
di Dio; ma non potrebbe essere un poème en douze chants se gli Angioletti fossero sparpa-
gliati di qua, di là, davanti, di dietro, di fianco. Questo (il lettore scusi le ripetizioni) è il
punto che più mi preme.

Si dice dodici putti, perchè sono dodici i bassorilievi, o, per meglio dire, gli altorilievi
uguali, in cui codesti fanciulli stanno rappresentati; ma realmente i putti montano a quat-
tordici. Due delle formelle contengono due Angioletti ciascuna: e sono i cantori. Quelli di
una delle coppie, tenendo un antifonario innanzi agli occhi, leggono attentamente e schiu-
dono la bocca, l'uno, il grandicello, in modo composto, l'altro, il più piccino, con un tale
sforzo per tirar fuori dalla gola la nota, che gli si torce un poco la faccia. Quelli dell'altra
coppia non istanno ritti come i primi, ma si piegano verso il libro, il quale rimane aperto
sopra una colonnetta; ed il bimbo minore poggia la mano sulla spalla del compagno per
poter meglio avanzare l'altra mano a tener disteso il foglio del volume. Cantano i quattro
fanciulli; ma sono raccolti, seri, attenti alla musica, compresi del loro ufficio. Seguono
dall'una parte il dolce suonator di viola, dall'altra il suonatore di liuto, poi i due suona-
tori di cliiarino, poi di là quello d'arpa, e via via il suonatore de' cimbali, nel quale tuttavia
persiste un'ombra di tristezza, e quelli della doppia tibia, per finire, nelle risvolte della
mensa, con due putti addirittura danzanti, nei quali ogni segno di afflizione svanisce.

Dai due bambini lagninosi, i quali stanno ai lati della dolorosa figura di Cristo e
premono ingenuamente, in atto di puerile cordoglio, la manina sulla propria guancia, si
passa dunque via via per gradi alla rassegnazione, al sorriso, al gaudio. La natura del
fanciullo, più schietta, ma non dissimile, in questo, dalla natura dell'uomo, corre facilmente
dal pianto alla letizia. Nè la contentezza può sembrare un'offesa alla divinità del Redentore;
poiché la morte di Lui fu la vita del genere umano, la speranza nuova, il conforto nuovo,
la nuova felicità. La Passione è una Glorificazione: Laudamus te, glorificamus te, gloria in
excelsis Beo. San Basilio vuole che la musica infiammi il nostro cuore, rallegri il nostro
spirito, consoli le nostre afflizioni.

E che rara cantoria, questa di Donatello! Quattro voci, che possono intrecciare le
quattro parti reali d'un canone o d'una fuga; uno strumento ad arco, due a pizzico, quattro
a fiato, tre a percussione.
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