Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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apprestare la forma in cui gettarlo di bronzo nella maniera detta a cera persa. Poco di poi
il Cristo dovette essere Anito; ma non se ne ha novella se non tre anni appresso per l'ap-
punto, il 19 giugno del 1447; ed è notizia nuova, ignota prima che la leggesse di recente
nei Quaderni dell'Arca il prof. Gloria. Si parla di 28 lire e 10 soldi dovuti da un po'di
tempo a maestro Giovanni Nani da Firenze per un sotopè del Christo che xe in la casella
grande sora laltaro grande del curo, el quale è de dui pedi el qualle ira in tufo py 32 con
la cornixe atorno. Certo si tratta del vecchio aitar maggiore, poiché dell'altare di Dona-
tello si stavano apprestando i bronzi, ma per metter mano alla costruzione doveva ancora
passar più di un anno. Che cosa fosse il sotopè o sottopiedi o piedistallo, fatto di due pezzi
e grande di 32 piedi con la cornice intorno, è impossibile sapere; nè metterebbe conto di
lambiccarsi in vane congetture il cervello. Bensì è quasi certo che il Cristo, benché in quel
ricordo non sia espressamente detto, fosse il Cristo, di Donatello. Il Crocifisso, di cui tre
anni prima si preparava la fusione, doveva essere stato ordinato a un sì famoso artista per
un luogo cospicuo: e nessun luogo più indicato e cospicuo dell'aitar maggiore per un Cristo
in croce; nè si sa, nè è probabile che altro Crocifisso fosse dai massari ordinato ad altri.
E non è forse inutile avvertire che il M. Zuhane Nani da Fiorenza taya pria, cui si paga
il sotopè, non può essere altri che quel M.° Zuan so compagno (compagno di Donatello), il
quale, come è narrato nella prima annotazione del 24 gennaio 1844, tolse libre 40 de fero
data botega de Piero Mangion per fare el Croci-fiso de Maistro Donatelo da Firencie.

Intanto però era andata progredendo l'opera della tribuna o chiusura o cortina o septo

del coro, con la sua loggia anteriore e il suo grand'arco, simile, come s'è detto indietro,

all'arco pure in marmo, ricco di figure, di ornati, di dorature, il quale dà accesso al coro

di Santa Maria Gloriosa dei Frari in Yenezia. S'è pur visto che Donato pose il suo genio

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in quell'opera, alla quale doveva pure aver messo il suo amore. E facile dunque il credere
che il Crocifisso fosse tolto dal vecchio aitar maggiore, e alzato, per suggerimento dello
scultore, lì sull'alto del maestoso arcone centrale nel prospetto della tribuna: che è il luogo
appunto eminente e vistoso, ove sta del pari un gran Cristo nella ricordata chiesa veneziana,
appeso ad una enorme croce, la quale poggia sopra un basamento o sotopè, formato come
di rocce, con un teschio nel mezzo. Senoncliè il nuovo luogo, assai elevato, esigeva per il
Crocifisso di Donatello una croce diversa da quella che poteva bastar per l'altare ; e infatti
ecco che nel gennaio del 1449 maestro Niccolò depentore dipinge la croxe del Cruci fisso, e
una dona indora la -j-, e maestro Andrea, caldiraro o ramaio, fa una diadema de ramo
per lo crocifisso, e questo nimbo s'indora, e l'ampia croce, composta di tavole o tola da
finestre per opera di un tolarolo o falegname, è fata da zuro, cioè colorita in azzurro, et
messa doro. L'Anonimo Morelliano non dice nulla dei Crocifisso; ma il Polidoro descrive,
parlando della « più alta parte » del prospetto della tribuna, la « reverenda imagine del
Salvatore crocefisso, la quale è di bronzo sopra dorato, di tanta bellezza, di quanta ne può
far fede l'artefice suo, che fu il Donatello fiorentino ». Il buon padre Polidoro scambiò per
segni di doratura il lustro del bronzo, cui la patina del tempo non ha levato, nemmeno
adesso, qua e là i bei risplendori di metallo; se pure egli non alludeva alla doratura della
croce di legno.

Distrutta nel Seicento l'arcata con tutta la loggia anteriore della tribuna, rimaneggiati
i fianchi, il Crocifisso migrò per cacciarsi, appeso ad una massiccia croce di legno bruno,
nell'arco del così detto altarone sopra la cantoria, smarrito nel buio. E adesso che l'alta-
rone si è portato, lode al cielo, altrove, il Cristo dove si metterà?

Oh se era fatto per il vecchio aitar maggiore della basilica, perchè non dovrà tornare
nell'altar maggiore della basilica? Perchè non dovrà compiere la serie dei bronzi insigni?
Il rito sacro esige un Cristo in croce sopra l'ara del sacrifizio, e qui lo abbiamo eseguito
da un tanto maestro, e della misura per l'appunto delle altre statue, se si tien conto che
il Redentore deve dominare la Madre e i Santi. Sotto le braccia orizzontali della croce si
raccoglieranno la Madonna, San Francesco, Sant'Antonio — i due grandi frati —; e la
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