Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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ANDREA DEL YERROCCHIO AI SERVIZI DE'MEDICI

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che dieci. È vero che il Yasari nel corso della sua relazione viene a far menzione anche
di lavori anteriori del nostro artefice; ma pur tuttavia le sue indicazioni, circa essi, non
rimontano al di là del 1467, anno in cui si sa da' documenti che il Yerrocchio lavorò già
al gruppo (dal Yasari appunto addotto e descritto) di San Tommaso e Cristo per Orsanmichele,
benché non lo desse finito se non nel 1483. Anche con questa data, dunque, arriviamo al-
l'anno trigesimo secondo della vita del nostro maestro! Per trovare una spiegazione per
questi tardi primordi nell'esercizio della scultura si potrebbe, per avventura, allegare che il
Yerrocchio nell'età sua giovanile avrà esclusivamente atteso all'orifìceria; anzi in conferma
di quest'argomentazione si potrebbe addurre la testimonianza di Benvenuto Celimi, che asse-
risce aver il Yerrocchio esercitato l'arte dell'orefice fino alla sua età matura. 1 Ma prima
di acquetarsi in simili argomenti, vediamo un po' se forse da altre fonti meno fallaci dello
storico aretino non si potrebbero attinger notizie confermanti che nemmeno il nostro mae-
stro avesse indugiato fin tanto che aveva passato il sesto lustro della sua vita, per provarsi
nei sereni campi dell'arte per l'arte.

Infatti, documenti irrefragabili ce lo dimostrano già sei anni prima intento a ottenere
l'allogazione di un cospicuo lavoro di scultura ornamentale. Era questo una cappella ossia
edicola da erigersi nel Duomo di Orvieto sul destro lato della porta di mezzo, destinata per
collocarvi un'immagine devota, di stile bizantino, della Madonna detta della Tavola, che
ancora oggi si custodisce in quella cattedrale. Di simili cappelle di devozione poste per lo
più proprio in sulle entrate delle chiese abbiamo ancora parecchi esempi, come, per non
ricordare che le più note, la cappella dell'Annunziata nei Servi di Firenze; quella del Cro-
cifisso in San Miniato al Monte, e quella della Madonna del Parto in Sant'Agostino a Roma.
Ai 28 d'aprile 1461 gli operai del Duomo di Orvieto mandarono a Firenze e a Siena per
avere disegni dietro a' quali costruire l'opera in quistione. Furono presentati e pagati ancora
nello stesso anno tre disegni da Desiderio da Settignano, Giuliano da Majano e dal Yerrocchio,
e un modello di legno e cera da Giovanni di Francesco Cini da Siena. Nessuno dei concor-
renti, però, ebbe la commissione per l'esecuzione del lavoro: essa fu affidata, a quanto pare,
secondo il suo proprio modello, nel 1464, al capomastro dell'opera del Duomo, Giovanni di
Meuccio da Siena. (Ora non n'esiste più nulla, essendo la cappella stata demolita, non si sa
precisamente quando, ma certo prima del 1622).2 Se, dunque, la fortuna pure non arridesse
al nostro giovane maestro in questo primo suo passo, il solo esser egli stato invitato a con-
correre con scultori tanto rinomati e provetti come erano già a quel tempo i due suoi emuli,
è un fatto sufficiente per supporre che anche lui non era riputato fra gli ultimi nel suo
mestiere. Ma un argomento ancora più irrefragabile per questa supposizione desumiamo
dalla seguente commissione affidata al Yerrocchio, nel 1464 o 1465, dalla parte di Pietro
de'Medici, e che spetta al sepolcro di suo padre Cosimo il Yecchio. Ed allo stesso tempo,
negli ultimi anni della vita di Donatello divenuto incapace nella sua vecchiezza d'ogni lavoro7
ma di certo non più tardi del 1466, anno della morte di esso, il Yerrocchio doveva aver
finito, secondo ogni probabilità, sebbene non si possa produrre nessun documento in con-
ferma di detta data, quell'opera del suo maestro che più sopra abbiamo già rammentata,
cioè il lavabo nella sagrestia vecchia di San Lorenzo. 3

1 « Andrea del Verrocchio, scultore, stette all'orefice
insino ch'egli era uomo fatto ». (Vita di Benvenuto Cel-
imi, ediz. Tassi, Firenze, 1829, voi. Ili, pag. 272).

2 Vedi L. Fumi, Ricordi di un oratorio del secolo XV
nel Duomo di Orvieto, Archivio storico dell'Arte,
anno IV, pag. 47 e seg. — Non può sussistere nessun
dubbio che nella nota di pagamento, stampata a 1. c.,
pag. 52, n. XI, nella quale, del resto, non sono pur
troppo indicate le somme sborsate ai diversi artisti,

Archivio storico dell'Arte, Serie 2*. Anno I, fase. III.

sotto la denominazione di Andrea Michaelis non si
abbia da ravvisare il Verrocchio, non esistendo in Fi-
renze a quel tempo un altro artefice rinomato del me-
desimo nome di battesimo e insieme patronimico.

3 Un terzo lavoro affidato al Verrocchio, poco po-
steriormente, sarebbe stato, secondo l'opinione di alcuni
scrittori, il getto di due bassorilievi per la porta della
sagrestia nuova in Santa Maria del Fiore. Se non che,
dal tenore della relativa nota di pagamento: 1467,

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