Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

Seite: 169
DOI Heft: 10.11588/diglit.19207.15
DOI Artikel: 10.11588/diglit.19207.17
DOI Seite: 10.11588/diglit.19207#0178
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1895/0178
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
ANDREA DEL VERROCCIIIO AI SERVfZI DE'MEDICI

169

ad 3. « E1 bambino di bronzo » non è altro se non la figura del putto che strozza un
delfino nella fontana del primo cortile di Palazzo Vecchio. Anche il Vasari dice che il Ver-
rocchio lo fece a Lorenzo de'Medici per la fonte della villa a Careggi, e che il duca Cosimo
la trasferì al suo posto odierno (III, 364). Della fonte in discorso lo stesso autore fa men-
zione pure nella Vita di Michelozzo, accennando che questi « condusse l'acqua per la fonte
che al presente vi si vede » (II, 442). Se poi si vuol dar fede alle parole del Vasari, che
l'allogazione dell'opera in discorso fosse fatta da Lorenzo il Magnifico, questa dovrebbe attri-
buirsi a un'epoca posteriore al 1469, giacche Lorenzo non entrò in possesso di Careggi se
non dopo la morte di suo padre, accaduta appunto in quest'anno. Per fissare quando il
putto del Verrocchio fosse traslato nel cortile del Palazzo Vecchio occorre rivocarsi in mente
che fin dal 1495 il David di Donatello occupasse l'odierno posto di esso. Lo vide ivi ancora
nel 1553 il Condivi, 1 mentre il Vasari, nella seconda edizione delle Vite, già riferisce, che
« oggi il duca Cosimo avendo fatto dove era questa statua una fonte, la fece levare » (II, 406),
sicché il collocamento del putto verroccliiano al suo posto d'oggi dev'essere succeduto fra
il 1553 e il 1568. 2 Riguardo alle «3 teste di bronzo et 4 bocche di Lione di marmo» regi-
strate nello stesso paragrafo, nulla di certo possiamo avanzare. Pare indubitabile che le
ultime facessero parte della stessa fontana a cui apparteneva il putto del Palazzo Vecchio;
anzi nell'orlo superiore della pila marmorea sostenente ora il putto verrocchiano, e che
riposa su una tazza di porfido con bel piede (opera quest'ultima, come pure tutto l'adat-
tamento della fontana, dello scultore Tadda che aveva ritrovato il modo di lavorare il porfido),
si trovano incastrati tre masclieroncini di leoni in cui noi ameremmo di riconoscere tre
delle « 4 bocche di Lione di marmo » del Verrocchio tolte dalla fontana di Careggi, per
approfittarne per quella del Palazzo Vecchio. La qualità e il colore del marmo, differenti
da quello della pila stessa, e l'esser le teste in discorso state lavorate da parte, e non in
un sol pezzo colla pila, rende almeno molto probabile che non furono eseguite apposita-
mente per la nuova fontana, ma utilizzate per essa, prendendole da un'opera anteriore. E
così crediamo pure poter arrischiarci a sostenere che anche le tre teste di bronzo messe nel-
l'elenco fra il putto e le teste di leone, siano state destinate all'ornamento della fontana
della villa medicea. Nell'inventario di Lorenzo de'Medici non troviamo nessun ragguaglio
intorno al putto del Verrocchio, e ciò si spiega col non essere nella parte di esso relativa
alla villa di Careggi registrate se non le robe conservate nel palazzo stesso, mentre la
fontana col putto, secondo ogni verosimiglianza, era nel cortile o giardino. E perciò non
ci pare nemmeno che « dua teste che ridono sopra l'acquaio» registrate nella sala grande
terrena 3 abbiano alcun che da fare colle nostre teste di bronzo. E similmente non possiamo
applaudire all'opinione di chi credette poter ravvisare in due di quest'ultime per avventura
quelle teste in bassorilievo di Alessandro Magno e di Dario, le quali, secondo quanto rife-
risce il Arasari (III, 361), da Lorenzo il Magnifico furono mandate « con molte altre cose »
a Mattia Corvino. Quest'ultime, del resto, non le troviamo altrimenti notate nel nostro elenco;
e ciò, tenendo conto delle parole vasariane, messe fra virgolette, vorremmo spiegare in modo
che le teste in discorso non erano un regalo di Lorenzo, ma soltanto per mediazione di lui
fatte fare al Verrocchio, e colle « molte altre cose » commesse dal re d'Ungheria agli artefici
fiorentini pagati poi da Mattia.

altri suoi tesori, poi, nel 1677, oppure forse non prima
del 1780, venne traslato negli Uffizi, giacche fra le
statue che in quest1 ultimo anno furono trasportate a
Firenze ve n'era anche una distinta col nome di : « Il
Marsia ». (V. Documenti per servire alla storia dei
Musei italiani, Iioma, 1880, voi. IV, pag. 77). Nemmeno
esso, quindi, può essere identico a quello racconciato
per Cosimo il Vecchio da Donatello.

1 Condivi, Vita di Michelangelo, Firenze, 1553, pag. 16:

« Quel (David) che si vide nel mezzo della corte del
palazzo de1 Signori, è di mano di Donatello ».

2 II Campani, Guida per il visitatore del R. Museo
Nazionale, Firenze, 1884, pag. 118, asserisce essere il
David di Donatello stato tolto dal mezzo del primo cor-
tile in Palazzo Vecchio già nel 1555, senza però citare
la fonte per questa sua indicazione.

3 Muntz, Le collections, ecc., pag. 88.
loading ...