Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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TINO DI CAMAINO

ir quel suo spirito innovatore, per quella concezione
così intensamente drammatica, da cui le sue opere
hanno assunto una fìsonomia così originale, Giovanni
Pisano non era in condizione di crearsi degli allievi
propriamente detti, e quelli infatti che vollero seguirlo,
riuscirono solo a mostrarci i difetti della sua maniera.
Questi deboli continuatori credettero di poter mettere
in opera i resultati ottenuti dall'insigne scultore, senza
tentar di riuscirvi con lo studio coscienzioso del vero,
inteso pure, se così si voleva, attraverso la maniera di
Giovanni; e poiché si pretese d'imitare lo spirito del-
l'artista pisano, dimenticando che quella vita e quel
movimento dal genio di lui saputi infondere al marmo
non si potevano nò copiare, ne meccanicamente tras-
mettere in altre opere, si incorse necessariamente in strane esagerazioni o in scorrette e
volgari rappresentazioni. Da ciò il decadimento dell'arte, particolarmente per opera di coloro
i quali rimasero in Pisa, e si fermarono ad una produzione insignificante e convenzionale,
la quale si ripete e continua coi difetti della maniera, sino a che Andrea Pisano prima, ma
con minor efficacia per la breve sua permanenza a Pisa, e Nino poi non riaprono all'arte
della scultura un nuovo raggio di luce; ultimo raggio, potrebbe dirsi, di un astro solitario,
il quale non ha forza di suscitare attorno a sè se non lieve alito di vita, e che par sorto
per accompagnare alla tomba quell'arte, che nella stessa città aveva avuto così sorprendente
e meraviglioso inizio. E fu veramente gran ventura per lo sviluppo dell'arte italiana, che
un genio così diverso come quello del pittore Giotto penetrasse lo spirito della scultura di
Giovanni, e ne raccogliesse, come dice il Bode, l'eredità, così da divenire l'anello di con-
giunzione tra il grande scultore pisano e il Rinascimento.1

Infiniti sono i nomi di coloro che lavorarono sotto la direzione di Giovanni, quando
egli fu capo maestro della Primaziale pisana, e qualcuno di questi divenne, da aiuto o
garzone, maestro; e di maestro talvolta caput magistrorum. Però così generiche sono le indi-
cazioni dei loro lavori nei registri pisani, che è difficile, per non dire impossibile, stabilire
le opere cui particolarmente hanno atteso. Lavorano saltuariamente o al Camposanto, o alla
taglia (una specie di laboratorio che aveva l'Opera), o ai monti yis&m ad evellendum mar-
mora, e alcuni di questi, noti per lavori di non scarso pregio, non disdegnano insieme più
modesti uffici, quali, ad esempio, quello di lavorare cornici o striscie di marmo per le sepol-
ture, e lapidi per il pavimento del Camposanto. Piuttosto dunque che perderci in inutili

1 Die Italienische Plcistik, pag. 24.
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