Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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270 IGINO BENVENUTO SUPINO

maniera, che in quei tempi (sebbene oggi non sarebbe in pregio) dovette essere cosa me-
ravigliosa». 1

Fu il Ciampi il quale scrisse per il primo, come nel 1337 fosse allogato a Cellino di
Nese il cenotafio di messer Cino, e come dal relativo documento apparisca che il monumento
doveva esser fatto secondo il disegno d'un maestro da Siena;2 e poiché il Yasari e altri
attribuirono pur questo disegno ad Andrea da Pisa, il Da Morrona, citando le parole del
Ciampi, ci dice che « riguardo all'autor del sepolcro nè il Yasari ne i seguaci suoi ad errore
si sottoposero, come qualcuno inchinerebbe a dubitare, perchè un pubblico strumento a buona
equità ce lo assicura. Lo cita l'Estensore dell'elogio d'Andrea, nel tomo secondo degli Uomini
illustri pisani, alla nota 13, con queste parole: Strumento rogato da Ser Cosimo di Ser Spada
li 11 febbraio 1337, nel quale il Comune di Pistoia conviene con Maestro Cellino per l'ere-
zione del marmoreo sepolcro di Maestro Cino, secondo il disegno datone da Andrea Pisano ».3

Il Milanesi invece così annota il passo del Yasari che al monumento si riferisce:
« Il Ciampi, appoggiandosi alle parole di una Memoria da lui pubblicata nella detta Vita
di Cino da Pistoia, inclinerebbe a credere questo monumento disegnato da Agostino ed Agnolo
senesi. Il Cicognara, invece, ravvisò in esso lo stile delle sculture di Goro di Gregorio da
Siena, del quale è l'urna di San Cerbone nel Duomo di Massa Marittima. Sventuratamente,
la lacuna che nel documento cade appunto là dove esser doveva il nome dell'artefice senese,
ci toglie il modo di sciogliere la questione. Checche pensar si voglia del senese autore del
disegno, è certo però che Andrea Pisano va del tutto escluso da questo lavoro ». 4

Comunque sia, poiché, se può nascere dubbio sull'autore del disegno a causa della
lacuna esistente nel documento, nessun dubbio può aversi intorno all'artista che l'ha la-
vorato, è per noi necessario illustrare il monumento di Pistoia per stabilire i caratteri della
scultura del nostro artista e sulla scorta di questi assegnare a Cellino di Nese un'altra opera
esistente a Pisa, e sino ad oggi con molto elastico giudizio attribuita o ad altri od alla
scuola pisana.

Nel Duomo di Pistoia, subito a destra di chi entra, addossato alla parete della chiesa,
si trova il sepolcro che il popolo pistoiese nel 1337 decretò a messer Cino, e che ivi fu
trasportato nel 1592. Entro un arco di forma gotica, sorretto da due ricche colonnette a spi-
rale, dinanzi a un leggìo sta messer Cino seduto con la destra alzata in atto di chi parli,
e ai lati sono sei personaggi che pendono intenti dalla sua bocca, fra i quali si vuole sia rap-
presentato nell'ultimo a sinistra di chi guardi il monumento il celebre Bartolo, nell'ultimo
a destra Selvaggia dei Yergiolesi, che messer Cino cantò nei suoi versi, quasi a significare,
scrive il Tigri nella sua Guida, che le leggi e la poesia vinsero il gelo della tomba e lo
resero immortale. 5

Sopra all'arco, entro un gotico tabernacoletto, la Yergine diritta in piedi sorregge il
Figlio, e ai lati le stanno San Jacopo e San Zeno. Neil'imbasamento sostenuto da mensole
è scolpito Cino in cattedra, che fa lezione ai suoi allievi, i quali sono ritratti in vari atteg-
giamenti: di chi segua il maestro nel suo dire, di chi mediti sulle sue parole, di chi peusi
o si concentri per coglierne intiero il significato.

La scultura è larga e facile, nè le figure mancano di una certa verità: mossa con gen-
tile ed elegante espressione quella che si vuole Selvaggia, resi con bella attitudine e ma-
niera, come scrive il Yasari, gli atteggiamenti diversi degli scolari. Ma le estremità sono
grossolane, i volti larghi, dalle mascelle sporgenti, e talvolta nell'espressione insignificanti,
con fattura spesso floscia e un po'vuota; e fa uno strano e non piacevole contrasto quella
figura grande al vero di messer Cino, un po'intirizzita, messa in mezzo alle altre statuette
di molto minore proporzione; ma sebbene tutto il monumento dimostri nell'artista che l'ha

1 Vasari, ed. Sansoni, voi. I, pag. 490.

2 Loc. cit., pag. 48.

3 Voi. II, pag. 381.

4 Vasari, ed. Sansoni, voi. I, pag. 490, nota 4.

5 Tigri, Guida di Pistoia, pag. 127.

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