Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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solo a quest'opera di maggiore importanza, oltre, s'intende, i lavori più comuni da noi
citati, le cui indicazioni abbiam tolte dai libri di amministrazione dell'Opera pisana; ma
non ci è riescito riscontrare in altre sculture, che tuttora ci rimangono, la maniera di Cel-
lino, e forse, se pur del resto ve ne furono, le altre opere sue seguirono la sorte toccata a
tanti altri pregevoli monumenti lavorati per il Duomo o per il Camposanto.

III.

A Cellino di Nese, di cui si hanno notizie sino al 1374, successe nel 1369, nell'ufficio
di capo maestro, Puccio di Landuccio, che sappiamo sin dal 1345 lavorare per l'Opera in-
sieme con Lippo di Puccio, Neruccio, Piero di Nuto, Giannino di Torre, Meo, Jacopo, Biagio,
Giovanni, Coscio, Luparello di Guido, Gante di Luparello, tutti maestri di pietra, essendo
allora capo maestro Bonaiuto, che abbiamo detto essere preceduto a maestro Lupo nel 1345,
riferendosi alle incompiute notizie dei registri pisani. Nel 1399 l'Operaio Arlotti nominò mae-
stro Giovanni, del fu Gante, capo maestro, con la pensione di fiorini 20 d'oro all'anno oltre
il suo lavoro, 1 mentre il nome di Puccio non appare per l'ultima volta che nel libro di
entrata ed uscita del 1389.

Ma auche per i nuovi capo maestri, come del resto abbiamo dovuto osservare per gli
altri, i ricordi che ci restano sono così indeterminati, che non è possibile trarre alcuna pra-
tica conclusione intorno alle opere cui essi attesero. Puccio di Landuccio ha tre garzoni:
Nicolao o Niccolò, che nel 1372 è detto per la prima volta maestro; Martino, che figura
solo nel 1379, e Nocho nel 1383; ed egli attende con loro e con gli altri picchia pietre o
maestri di pietra, ai lavori del Camposanto, all'ornamentazione della cupola del San Giovanni,
all'intaglio dei capitelli, a far lapidi, scalini, ecc.; ma ch'ei fosse scultore e non limitasse il
suo lavoro alle sole opere ordinarie, lo dimostra il fatto ch'ei fu scelto fra i vari artisti
allora in servizio dell'Opera per esserne il capo.

E mentre nei libri di amministrazione della Primaziale pisana non figurano i nomi
di Nino e Tommaso Pisano, è necessario per noi ora venire a ricercare e studiare quanto
da essi fu operato in patria, e quanto di loro rimanga, non dimenticando d'illustrare in-
sieme quelle opere che ad essi senza fondamento si attribuiscono, o che, pur avendo i ca-
ratteri della Scuola pisana, ci attestano invece la mano di ben differenti artefici.

Igino Benvenuto Supino.

1 Archivio del Capitolo, filza C, c. 101 '.

Archìvio storico cieli'Arte, Serie 2", Anno I, fase. IV.

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