Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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MATTEO SANMIC1IELI SCULTORE E ARCHITETTO CINQUECENTISTA 281

nomen Christus in palacio communi et quatuor portis civitatis; Item et depingi facere in
mercato grani apud S. Silvestrum picturas prò memoria Corporis Christi, quod inventum
fuit ibi olim per miraculum ». I sindaci però, o perchè sapevano clie si stavano maturando
progetti più vasti, o per altra ragione, non s'affrettarono a dare esecuzione a quelle deli-
berazioni; sicché il 25 agosto 1510 fu loro nuovamente commesso dal Consiglio «de fieri
faciendo in omnibus portis civitatis nomen Jliesus», ed inoltre, essendosi abbandonata l'idea
delle pitture commemorative, «de faciendo fieri apud ecclesiam sancti Silvestri unam parvam
capellam in commemorationem Corporis Christi». Può darsi che i sindaci abbiano subito
messo in atto le decisioni del Consiglio per quanto riguardava i monogrammi di Cristo,1
ma per ciò che è della costruzione d'una cappella, ebbe luogo un ritardo che durò oltre
un decennio, assai incerte essendo alcune memorie di lavori preparatori intrapresi sotto l'ar-
civescovato di Claudio Seyssel, cioè tra il 1517 ed il 1520.2 Finalmente il 30 maggio 1521
i decurioni ottennero da Bernardino di Prato, arcivescovo d'Atene e suffragalo del vescovo
di Torino, cardinale Cibo, residente in Roma, « construi facere et fundare » nella piazza del
mercato del grano, vale a dire nel sito preciso dov'era accaduto il miracolo, «oratorium
unum in laudem, decus et honorem sacratissimi Corporis Christi, et dicti miraculi perpe-
tuami commemorationem ».

Ottenuta :questa licenza, sembra che i sindaci non abbiano indugiato oltre per cercare
un artista e, trovatolo, affidargli l'esecuzione della cappella. Difatti da un ordinato comu-
nale dell'8 aprile 1523 risulta che il giorno innanzi « magister Matteus de Sancto Micliaele
Mediolanensis commorans Saluciis, qui promissit facere edificare capellam sanctissimi cor-
poris Christi prope ecclesiam sancti Silvestri nomine communitatis Thaurini, habuit et rea! iter
recepit a communitate Thaurini manu nobilis Johanneti de Strata videlicet scutos quinqua-
ginta auri a sole in deductionem maioris summe sibi promisse prò fabrica ac operi bus ipsius
capelle secundum pacta cum eo facta».

È probabile che già da parecchi mesi prima della suddetta data i decurioni fossero
entrati in trattative col Sanmiclieli ; tuttavia i cinquanta scudi d'oro del sole non erano vero-
similmente il prezzo di lavori già eseguiti, bensì piuttosto una specie di caparra, quale si so-
leva dare ad un artista nell'atto che si stipulava con lui un contratto o poco tempo appresso.
Quale sia stata la somma totale pattuita per l'intiero lavoro non risulta nè da questo nè
da altro documento.

Il Sanmicheli nel 1523 dimorava dunque a Saluzzo, e vedremo quali erano le opere
cui là attendeva. Non so s'egli già avesse fatto qualche saggio dell'arte sua in Torino, ma
la fama che s'era acquistata con i lavori eseguiti in Monferrato e nel Saluzzese giustificano
la scelta del Consiglio di Torino, poiché è fuor di dubbio che in quegli anni, non soltanto
egli era il più eminente scultore che abitasse la Subalpe, ma che all'infuori di lui altri
non v'era degno di qualche considerazione.

Dopo l'aprile 1523 v'ha ancora un intervallo di cinque anni e mezzo, durante il quale
Matteo non mise mano all'opera, probabilmente perchè impegnato da altri considerevoli lavori
nel Saluzzese, e fu soltanto il 31 ottobre 1528 che presentò ai decurioni della città i disegni
della pianta e dell'elevazione dell'edifìzio progettato. I due disegni esistono ancor oggi, e Carlo
Promis, al quale spetta il merito di averli trovati e di averne rilevato l'importanza, li fece
riprodurre in litografìa a corredo del suo articolo; ma quelle tavole sono incomplete e così
scorrette, che si può dire che i due disegni furono sinora inediti.

A tergo del disegno che rappresenta la planimetria della costruzione, sta scritto, in carat-
teri del tempo, ma non di mano del Sanmicheli: « 1528, 31 8bre. Disegno della capella

1 Uno di quei monogrammi, non però dipinto, ma in
terracotta, si conserva presso il Museo civico di Torino.

2 Promis, pag. 51. Giustamente osserva il Sanna So-
laro, pag. 13, che se i lavori fossero stati cominciati sotto

Archivio storico dell'Arten Serie 2% Anno I, fase. IV.

l'arcivescovo Seyssel, cioè prima del 1520, non sarebbe
più stato necessario che la credenza civica di Torino
chiedesse ed ottenesse di bel nuovo nel 1521 a Bernar-
dino di Prato la licenza dell'edificazione dell'oratorio.

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