Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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Ludovico; se non che questi (la più anni languiva in carcere nel castello di Verzuolo, ov'era
stato rinchiuso dalla madre Margherita di Foix, che l'odiava e favoriva il terzogenito Fran-
cesco. Allora i Saluzzesi sollevatisi liberarono Giovanni Ludovico e lo gridarono marchese.
Uno dei primi atti del nuovo principe fu di far gettar in prigione il vicario Cavassa, ai con-
sigli del quale imputava le sotterte disgrazie, e dopo pochi giorni farvelo avvelenare con
un piatto di fagiuoli.1

Riferisce il Muletti2 che la sala del Capitolo in San Giovanni — ov'è collocato il se-
polcro di Galeazzo — « da principio ad altro non serviva che ad uso dei capitolari consessi;
ma donata poi dai frati al vicario generale Galeazzo Cavassa, questi non solamente la fece
abbellire con pitture ed esteriormente ornare di sculture, ma la ridusse altresì ad uso di
cappella sotto il titolo di San Gregorio; onde ne avvenne che si appellasse dappoi la cap-
pella dei Cavassa». Fu lo stesso Galeazzo che nel suo testamento dell'11 aprile 1483 dispose
d'esser sepolto « in claustro ecclesie conventus sancti Johannis Baptiste ordinis predica-
torum dicti loci Saluciarum, et ante capitulum sive capellam ubi adsunt sculpita insignia
et arma ipsius testatoris ». Questo passo del testamento di Galeazzo fece credere al Muletti
che gli stemmi ivi menzionati fossero quelli che ancor oggi si vedono sulla porta della sala.
Ciò non può essere, poiché gli stemmi presenti, come vedremo or ora, sono accompagnati
dal nome, non di Galeazzo, ma di Francesco Cavassa. Probabilmente questi quando, nel-
l'anno 1525 o in quel torno, fece innalzare il monumento al padre suo, tolse via le antiche
armi, che più non armonizzavano coi nuovi lavori. Anche le pitture della vòlta e delle
pareti, malgrado ciò che scrisse il Muletti, sono ai miei occhi fattura del secolo xvi, ed io
nulla trovo in quella sala o sulla porta di essa che possa dirsi anteriore all'anno 1483.

11 sepolcro di Galeazzo è talmente simile a quello di Benvenuto Sangiorgio in Casale,
sia nell'ordinamento generale che nell'ornamentazione, che quasi gli si può dir eguale, pur
superandolo per l'abbondanza dei motivi decorativi e per l'incomparabile finitezza dell'ese-
cuzione. La più notevole differenza è negli scomparti laterali del basamento, che nel mo-
numento del Sangiorgio hanno scolpiti in bassorilievo due soggetti mitologici, ed in quello
del Cavassa due eleganti ornati con i simboli cristiani del pellicano e della fenice, faci,
frutti, teste d'angeli, e sentenze morali incise su cartellini. Le ambrogette policrome, disposte
verticalmente, sono legate fra loro da rabeschi di fine rilievo. Il fregio che sovrasta alla
nicchia, muto a Casale, porta a Saluzzo il motto: droit qvoy qvil soit. Infine, nel mo-
numento di Galeazzo sul cupolino del tetto v'è un San Girolamo inginocchiato che si pic-
chia il petto, invece del San Giovanni Battista che sta sull'alto del monumento di Benvenuto.
L'epitaffio sul plinto dice:

M.co AC CLAR.M0 IVRISCONSVLTO DOCTORIQ:

FAMOSISSIMO DNO GALEAZ CAVACIE

GNAU VICARIO MARCHIO.™8 SALVCIAR.

M.cvs I. V. UOCTOR DNS FRANC1SCVS FIL1VS ET.

P.TI MA.TVS AC DNII ASTEN. GNALIS VICARIVS 3

GENITVRE ET DIGNISSIMI AC OPTIMI

PATRIS NON IMMEMOR

MERITO POSVIT.

Sopra una targhetta posta nella nicchia, e adesso ricoperta di bianco di calce, legge-
vasi: « Obiit citino 1483 17 Xbris ». Un'arcata dipinta in prospettiva abbraccia il monumento
e lo collega colle altre pitture della sala. 4

1 Muletti, volumi V e VI, passim. tore Michele Antonio marchese di Saluzzo, il quale alla

8 Tomo V, pag. 110. sua volta aveva nominato suo vicario per quel governo

3 Cioè, « etiam predirti marchionatus ac domimi Francesco Cavassa, che già era suo vicario pel Sa-

Astensis generalis vicarius». 11 re di Francia, padrone luzzese.

del contado d'Asti, nel 1507 ne aveva creato governa- 4 Sarebbe desiderabile che l'autorità cui la cosa coni-
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