Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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gerolamo biscaro

scorgono incise in caratteri quasi microscopici le parole: Opera de Joan Jeronimo de Brixia
dei Savoldj —, ebbe parte notevole nell'esecuzione della seconda.

Senza dubbio tutte sei le figure dei Santi, non il solo San Tommaso, presentano il fare
largo e vigoroso che caratterizza il dipinto di Brera e che contrasta alquanto colla calma
e dolcezza belliniana della Vergine in trono e dell'angelo col liuto, seduto sui gradini.

Meno marcata che nelle figure di San Domenico e di San Tommaso, una certa analogia
si riscontra anche nella fìsonomia dei due San Gerolamo; è poi notevole la corrispondenza
nei due quadri delle tinte brunastre delle carni, altra delle caratteristiche che si osserva in
tutti i dipinti del Savoldo.

D'altronde le stesse registrazioni del convento persuadono che il lavoro eseguito da
mistro Zctn Jeronimo non fu di così poca entità come si voleva far credere.

Si rileva infatti che Pensaben, fra caparra ed acconti, ebbe lire 187 e soldi 9, e che i
pagamenti fatti a mistro Zan Jeronimo ammontarono a complessive lire 254, importo abba-
stanza ragguardevole, avuto riguardo ai compensi che in quell'epoca si usavano corrispon-
dere agli artisti di grido.

Le quali considerazioni ci conducono a pensare che Pensaben sia l'autore della Madonna
col Bambino e fors'anclie del putto col liuto, che — come si disse — ricordano nelle forme
e nelle movenze il Giovanni Bellini, e che il resto sia fattura esclusiva del Savoldo, la cui
maniera sembra accostarsi di più al nuovo stile.

Le scarse notizie che si hanno sulla vita e sulle opere del Savoldo non contraddicono
punto l'interpretazione degli atti del convento da me propugnata.

Il Ridolfi (voi. I, pag. 255) dice che da Brescia, sua patria, il Savoldo se ne passò a
Venetia, trattenendovisi fino al suo morire non con altro nome che di Girolamo Bresciano,
ove fece studio particolare sopra le opere di Titiano.

Lermolieff {Die Galerie zu Berlin, pag. 119) narra che Giovan Gerolamo Savoldo, coe-
taneo e forse condiscepolo del Romanino, nel 1508 dimorava a Firenze, ove lo si trova
iscritto quale maestro nella corporazione dei pittori col nome di Hieronymus de Savoldis
de Brixia, e che più tardi si stabilì a Venezia, ove si ammaestrò sulle opere di Giambel-
lino (San Giovanni Crisostomo dell'anno 1513) e di Tiziano.

E però nulla osta a ritenere che nel 1521 il Savoldo si trovasse a Venezia e che, giunto
ormai ad età matura, vi avesse acquistato rinomanza sufficiente da indurre i frati domeni-
cani della vicina Treviso a chiamarlo per fornire la pala dell'aitar grando.

Infine parmi di qualche rilievo la circostanza che Vanonimo Cappuccino, cronista trivi-
giano della metà del secolo xyii, citato dal padre Federici nelle sue Memorie trivigiane
delle opere di disegno (voi. I, pag. 179), accennando alla pala di San Nicolò, riferisce essere
stata incominciata da un religioso di questa religione dei predicatori (è noto che fra Marco
Pensaben apparteneva al convento di San Giovanni e Paolo in Venezia, dell'ordine di San
Domenico) e perfezionata per quanto si crede da un discepolo di Tiziano.

È probabile che quel cronista attingesse tali notizie dalla tradizione del convento di
San Nicolò che, a' suoi tempi, poteva essere ancor viva. Si comprende che trattandosi di un
artista come il Savoldo, che, per quanto valente, non fece parlar molto di sè, si fosse a Tre-
viso, ove era rimasto pochi mesi, smarrita perfino la memoria del suo nome, e solo si ram-
mentasse vagamente che il pittore, il quale aveva finita la pala in discorso, era stato disce-
polo od imitatore di Tiziano; tutto invece lascia supporre che, se si fosse trattato del
trivigiano Pennacchi, la tradizione non lo avrebbe nè dimenticato nè confuso coi discepoli
di Tiziano, la cui scuola d'altronde è notorio ch'egli ebbe ben presto ad abbandonare.

*

* *

Avevo già divisato di rendere di pubblica- ragione queste mie modeste osservazioni,
allorché mi fu segnalata la fotografia della pala di San Nicolò, eseguita dai fratelli Alinari
di Firenze, in cui il dipinto viene attribuito al Savoldo.
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