Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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qualche rudezza di forma, specie nelle fattezze dei visi e nelle estremità, ma non senza
grande vigoria d'espressione, la virtù della Carità.

Indagare per qual motivo sia stato tolto quel medaglione, se cioè per guasti toccatigli
o per altra causa, viene ad essere oggidì problema pressoché insolubile, benché, sopravan-
zando alla Certosa di Pavia più d'un medaglione disperso qua e là col l'effigie di profilo di
Giovanni Galeazzo, non riuscirebbe fuori dei limiti delle probabilità il rinvenire quello che
già doveva adattarsi un giorno a quella tavola marmorea.

Notisi poi che la porta sopra la quale trovasi attualmente infisso quel bassorilievo nel-
l'atrio dell'ex-Grangia certosina di Carpiano, dà accesso ad un vasto ambiente, ora volto
ad uso di cucina, ma che era un giorno adibito a servire quale foresteria e locale di distri-
buzione delle elemosine del convento, e ciò può dare un fondato indizio circa l'adattamento
di quel medaglione coll'effigie della Carità, in sostituzione del bassorilievo precedente col-
l'immagine di profilo del fondatore della Certosa sì spesso ripetuta in quel tempio.

Per quanto risguarda il carattere artistico di questa tavola marmorea coi due puttini ignudi
tenenti la corona centrale, già si è osservato che la rispondenza fino in alcuni minuti par-
ticolari di quei due putti, dalle svelte movenze, con quelli analoghi sostenenti una corona
con scudo gentilizio nel mezzo, stati scolpiti da Antonio Tamagnino Della Porta, di Rovio,1
e dal nipote suo Pace Gazini, di Bissone, per un sarcofago di Folleville nel dipartimento
della Somma in Francia, a Raoul de Lannoy, del 1509,2 induce a concludere che sia detta
tavola marmorea opera dello scalpello essa pure del Tamagnino.

Vista anzi l'affinità stragrande di quei bassorilievi, potrebbe supporsi che nella corona di
mezzo andasse originariamente incluso non già l'effigie di profilo di Giovanni Galeazzo Visconti,
ma sibbene lo scudo inquartato del Ducato, coll'aquila e il biscione, quale vediamo tuttora
affisso in terracotta sulla porta maggiore d'accesso nel lato verso la corte interna della Cer-
tosa, e dipinto nel 1560 sulla lunetta di detta porta verso l'esterno del monastero.

In questo secondo caso la medaglia sostituita non ci avrebbe privati d'un lavoro arti-
stico propriamente detto, e riesce facile l'immaginare quale potesse essere il lavoro scultorio,
molti stemmi consimili con lo scudo inquartato del Ducato serbandosi tuttora e nella facciata
e sulle porte scolpite dell'insigne monumento certosino.

Per quanto concerne l'attuale medaglia marmorea inclusa nella tavola in questione,
che l'effigie in essa scolpita raffiguri la Carità, lo dice senz'altro la scritta CIIA-RITA in
alto ed ai lati della testa di quella virtù, sedente sopra un basamento rettangolare, e tenente
colla sinistra una borsa. Alla voce charitas manca solo la 8 terminale, rappresentata da una
lineetta sull'ultima A.

Ha quella personificazione iconografica recinto il capo da una specie di diadema, con
le chiome spioventi a ricci, avvolta la persona da un mantello riunito sul davanti del petto,
e la veste a pieghe cartacee secondo l'uso mantegnesco imitato dagli scultori della seconda
metà del xv secolo.

Esercita la virtù, che raffigura porgendo la destra ad un povero, curvo dinanzi alla
donatrice, il quale ha monca la gamba destra ripiegata poco al disotto del ginocchio. Un

1 Recenti documenti, rinvenuti dal signor E. Mazzetti
di Rovio, ebbero a chiarire che tale era il paese d'origine
e il nome di questo artista, ritenuto fin qui erronea-
mente come oriundo di Porlezza, col nome di Antonio
Della Porta e il soprannome di Tamagnino, mentre in-
vece Rovio ne era il paese natale, Tamagnino il casato,
e venne detto Della Porta dalla località del borgo di
Rovio presso cui abitava.

2 Veggasi la riproduzione di quel sarcofago nello
studio pubblicato da C. Justi neWJakrbuch des K'òni-
glich preussischen Kunstsammlungen del 1° gennaio 1892.

Porta quella scultura, coi due angioletti ignudi soste-
nenti la corona collo stemma nel basamento della se-
poltura, il nome del Tamagnino milanese associato al
Grazini, con la letterale indicazione: Tamagnimts medio-
lanensis faciebat et Paxius nepos suus.

Circa la rispondenza artistica di tali opere, si potrà
notare che i putti del monumento a Raoul di Lannoy
hanno atteggiamenti nella posa e nel volto di maggior
mestizia, ma ciò si spiega facilmente atteso il diverso
uso dei monumenti per cui venivano dall'artista scolpiti
quei putti sorreggenti corone.
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