Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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DIEGO SANT'AMBROGIO

E, innanzi tutto, venendo a discorrere intorno ai motivi che ponno avere spinto i padri
Certosini ad asportare dalla Certosa di Pavia a Carpiano quei marmi preziosi, fa duopo ar-
guire clie pur stando loro a cuore di decorare il meglio che potevano la chiesa di Carpiano,
l'unica fra le diciotto Grangie di quel monastero in cui, per speciale decreto di papa Leone X
del 20 aprile 1518, fosse stato concesso ai monaci della Certosa l'esercizio del benefìcio
parrocchiale, tale ornamentazione non poteva consistere nell'asportare dalla Certosa a Car-
piano marmi di nuova fattura, tanto meno se già destinati ad opere di quel tempio, ma
sibbene nel valersi, a titolo di abbellimento per l'umile chiesetta di Carpiano, di frammenti
marmorei provenienti bensì dalla Certosa, ma resi superflui colà da avvenute demolizioni o
intervenuti cangiamenti, oppure guasti in qualche modo o tali da richiedere, per maggior
decoro, la loro sostituzione alla Certosa.

Ora, per quanto concerne l'altare quadrifronte e le quattro colonne del ciborio, la sua
relegazione, diremo così, nella modesta chiesa di Carpiano, trova la sua spiegazione nel
fatto che verso il 1530, trovandosi i Certosini in possesso di cospicue rendite, e nell'intento,
altresì, d'impedire che si devolvessero tali redditi in elemosine, accamparono la necessità
di far luogo prima ad opere di stretta necessità per il loro culto, e fra di esse alla costru-
zione di un nuovo altare.

Erettosi, infatti, alla Certosa il nuovo e sontuoso monumento a Giovanni Galeazzo per
opera di Cristoforo Romano e Benedetto Briosco, veniva tolta le statua equestre eretta nel 1474
al fondatore del tempio nel coro, dietro l'aitar maggiore, che a quell'epoca, come asserisce
lo stesso architetto Beltrami (pag. 102 della Guida), era ancora sotto il capocroce, e il nuovo
altare, che i Certosini volevano d'assai più ricco per marmi e pietre preziose dell'antico,
sorse in fondo all'abside di mezzo, lo che necessitò poi, nel 1575, la costruzione dell'attuale
parete di chiusura fra il presbiterio e la navata trasversale.

Lasciar allora sussistere l'originario altare del 1396 sotto il capocroce poteva sembrare
un controsenso, benché il Boito, a proposito della recente ricostruzione dell'altare di Dona-
tello, affermi che frequenti erano nel xv e xvi secolo gli esempii di due altari nella nave
maggiore delle chiese monastiche, e poiché il ciborio superiore, probabilmente di cotto, già
era nei primi decennii del xvi secolo in cattivo stato, e, in ogni modo, contrastava quel
severo monumento della fine del xiv secolo coll'arte pomposa e straricca del Rinascimento
esplicatasi in ispecial modo con sovrabbondante ricchezza nella facciata del tempio, parve ai
Certosini ottimo espediente, demolendo quel vecchio altare col soprastante ciborio, di traspor-
tarne la mensa marmorea quadrifronte e le quattro colonne a spirale di marmo di Gando-
glia a decorazione della chiesa il primo e del pronao la seconda del loro nuovo Beneficio
parrocchiale di Carpiano.

Anche per quel che concerne il lavabo, in istile del primo Rinascimento, ora nella
sagrestia della chiesa di Carpiano, che per l'importanza sua artistica lascia divedere fosse
precisamente il lavabo non già di qualcuna delle celle minori dei frati certosini, ma sibbene
quello stesso del padre priore, riesce facile l'arguire che il suo trasporto dalla Certosa a
Carpiano sia stato determinato dal l'avvenuto trasporto nella prima metà del xvi secolo dei
locali del priorato, dalla sede sua originaria accosto al refettorio dei monaci all'ala ante-
riore del fabbricato presso il gran chiostro ove si costrussero in seguito spaziosi locali per
le adunanze dei frati, ricevimenti speciali, ecc.

Questo lavabo offre del resto in vista guasti di vecchia data, e il suo sotto ornato è com-
posto di due serraglie o mensole riunite di qualche distrutto portichetto, cosicché lascia presu-
mere sia stato portato dalla Certosa a Carpiano appunto per le sue cattive condizioni, tali che
riuscivano sconvenienti in un tempio e chiostro di gran lusso qua! era la Certosa, ma pote-
vano ancora adattarsi con profitto ad un'umile chiesa rurale qual era quella di Carpiano.
Guasti diversi alle mani, ai piedi e qua e là nelle vestimenta manifestano pure le due
statue d'apostoli, in marmo di Gandoglia, ora sotto due nicchie di fianco alla porta mag-
giore della chiesa di Carpiano, che dallo stile loro si appalesano, se non direttamente dei
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