Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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ANSELMO ANSELMt

de' auvere a dì 22 decto un fiorino eoe bolognini quaranta e per me ad Antonio dal monte
de' Cliorvi quando venne al piobico 1 ajutarmi a chavare e' resto delle pietre della porta ». —
a 8 tergo « Monta tucto el danaro che io ò auuto in fino a quello dì detto di sopra (12 giu-
gno 1452) fior: dugento venti due, eoe fior: 222 e bolognini trentatre che sono inpartite
settantaquattro e in dodici facce, come appare in questo da 1 in fino a 9 ». — a 9 « 1451 E' sopra-
detti sindachi de l'opera della porta di San Domenicho durbino deon dare per opera fatta in
suddetta porta, della quale si è fatta circlia a due terzi di tuta l'opera, che monterebbe la
parte fatta inlino a ora fior: dugento settanta o circha a L. 4 per fiorino — fior: 270 ». —
a 15 tergo « 1450-51. Qui da pie farò richordo come Franciesco e Matteo di Mattei da
guara venono a lavorare chon esso mecho in su lavoro de la porta di san domenicho durbino:
incominciò detto francescho martedi 5 di gennaio. Matteo non potè lavorare per(chè) gli prese
el male quando tornò da roma; che tornarono domicha a dì 3 dette: e perchè detto matteo
stette amalato, inchominciò a lavorare addì 11 che fu in lunedi ». — a 24 tergo « 1450 Ricordo
che oggi questo dì 18 di dicembre venne a lavorare chon esso mecho in su lavoro de la
porta di san domenicho d'urbino Stefano... della Magnìa e Giovanni di... brabante per
prezzo di bolognini... el dì. E deono avere infino a dì 5 di febraio per opere 14 1/2 Per uno
bolognini 6 el dì; in tutto monta bolognini 174 ». — a 25 tergo « 1451 Lucila di Simone della
Robbia de' dare a dì 29 di giugno fior: quattro d'oro, valsono L. 48 sol. 8 e per me da frate
bartolomeo da Urbino. E questi furono per parte di pagamento di certe figure che detto
lucila mi debba fare per mettere nella porta d'Urbino, cioè una nostra donna, san piero
martire e san domenicho e di sopra in uno frontone, uno idio padre in uno tondo, per
prezo di fior: quaranta, coè fior: XL. L. 18 so]. 8 ». — a 139 tergo « 1454 Pasquino di matteo
da Montepulciano. E de'dare a dì 15 dottobre un fior: largho, el quale gli diè perchè facessi
le spese la via per sè e pel grecho (Michele di gio: Batta da Fiesole scarpellatore detto il
greco) quando andorono a Urbino per finire la porta di santo domenicho; andò in detto dì ».

Di quanto interesse siano questi preziosi documenti ognuno da sè comprende. La lunetta
non solo rappresenta una graziosissima Tergine col putto modellato con una veri tà ed una grazia
difficile a superare, San Pietro martire e San Domenico, come dice il documento, ma ancora
due altre mezze figure non meno belle delle prime a destra della Vergine, cioè: San Tom-
maso con un Jibro aperto, bellissimo tipo di frate con gli occhiali, edilB. Alberto domenicano,
che fu maestro di S. Tommaso. Il Bambino ritto in piedi tiene una striscia di carta con
l'iscrizione EGO SVM LVX MUNDI, che dalla fotografia dei fratelli Alinari ben non si di-
stingue, come può vedersi dalla qui unita riproduzione fotografica, ed in quella inserita a
pag. 53 della monografia Les Bella Robbia, di Cavallucci e Molinier.

Del tondo o medaglione coIVidio padre in un frontone di sopra, non si ha notizia alcuna,
poiché non credo che per esso possa intendersi quel Padre Eterno con due Serafini allato,
che si trova scolpito nel centro del timpano della elegantissima porta, assicurandoci i do-
cumenti che la porta fu scolpita da altri artefici. D'altra parte qui si parla di un tondo, e
nei vari documenti robbiani scoperti in diversi archivi, per tondo si intende nè più nè
meno, che un medaglione così chiamato quasi antonomasticamente. Che Luca della Robbia

1 Pióbbico, castello poco lontano da Urbino, celebre
[ter lo eccellenti cave di pietra dove i Brancaleoni eb-
bero un grandioso palazzo, oggi manomesso, con istucchi
del Brandano, con pitture degli Zuccheri e con scul-
ture bellissime di porte, finestre e- caminiere fatte da
questi medesimi artefici fiorentini. Una di queste cami-
niere assai grande, comprata dagli antiquari Costantini
e Citernesi, vidi a Firenze presso il loro negozio in Borgo
Ognissanti, e ricordava spiccatamente la maniera fioren-
tina. Ricordo fra le altro cose che nell'architrave del

camino era scolpito il solito motivo dei due putti alati
distesi in posizione quasi orizzontale, che reggevano una
ghirlanda entro la quale era un elegantissimo scudo con
lo stemma dei Brancaleoni.

Anche l'Archivio importantissimo di queir iliustre
famiglia medievale fu venduto in questi ultimi tempi al
conte Puliti di Recanati, dal quale anche io acquistai
qualche pergamena, ed altre furono prese dal comune
di Cagli.
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