Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

Seite: 446
DOI Heft: 10.11588/diglit.19207.41
DOI Artikel: 10.11588/diglit.19207.44
DOI Seite: 10.11588/diglit.19207#0455
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1895/0455
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
446

ANSELMO ANSELMt

mezzo l'Annunziazione, a destra ]a Comunione di Santa Maria Maddalena, a sinistra Je Sti-
mate di San Francesco, rappresentazioni queste assai usate dai Delia Robbia. Nei pilastri e
nel cornicione ricorrono sobri ornamenti di fogliame senza fiori e senza frutta di color bianco,
che risaltano sui fondo turchino; e i capitelli e gli ovoli e gli altri fregi architettonici sono
dorati a fuoco come in origine lo erano tutte le estremità dei panneggiamenti delle singole
figure, l'aureola raggiante della Vergine, la ruota di Santa Caterina ed il piviale del santo
Vescovo, che per di più era tempestato qua e colà di gigli dorati. Tutte le figure a metà del
vero, campeggiano di bianco sul fondo turchino carico, e sono in ottimo stato di conser-
vazione, all'infuori di un piede della Tergine che è mutilato nella punta, e di qualche
scortecciatura che si riscontra in vari luoghi. Speriamo che trovandosi nella Rocca non
debba subire nuove alterazioni, come è accaduto alla Rocca medesima, per mano di chi
aveva in obbligo di conservarla. Ma lasciamo indietro queste melanconie e parliamo invece
del suo vero autore. La maggior parte degli storici del contado pesarese l'hanno giudicato
di Luca della Robbia,1 ma ciò non fa caso se si pensi che da qualche tempo a questa parte
molte di queste opere si davano a Luca. Raffronti stilistici con varii monumenti robbiani,
e basti fra tutti l'altare ancora esistente nell'Oratorio della Madonna del Buon Consiglio a
Prato che è una quasi fedele riproduzione di questo di Gradara, lo fanno ritenere per uno
dei primi saggi di Andrea della Robbia, i cui lavori talora si confondono con quelli del maestro.
In questo di Gradara troviamo però una finezza maggiore, le figure meglio modellate e più
espressive, e tutto l'insieme ricorda ancora l'influenza del vecchio Luca.

E qui ò assai ragionevol cosa ritenere che durante questo periodo eguali monumenti di

1 Giambattista Passeri, nella Storia delle pitture di
maiolica fatte in Pesaro, venendo a parlare di questo
monumento prosegue così:

« Io dubito ancora, che qualche artefice di quella
scuola, eccellente per vero dire, venisse a Pesaro, qua
condotto da' signori Sforzeschi, vedendosi un grand'al-
tare di tal lavoro fatto nella no3tra rocca di Gradara,
e parecchi quadri della Madonna con Bambino sparsi
per questa città in casa del nobil uomo il Marchese
Petrucci, in S. Domenico ed altrove, e molte più cavate
in gesso del medesimo stile e perfezione ne conservo
io nel mio studio ».

In nota il prof. Giuliano Yanzolini che stampò la
terza edizione di quest'istoria (Pesaro, Nobili, 1879) ag-
giunge :

« In casa del March. Petrucci, famiglia estinta col
M. Pietro ottimo cittadino, e valente scienziato, non
s'è trovato nulla. La bellissima Madonna con Bambino
poi, lavoro di Luca della Robbia, che servì prima al-
l'altare della Chiesa più antica de' Domenicani (ossia
a quello che fu poi chiamato Capitolo, dal tenervi i frati
Capitolo, e che ha il suo ingresso e sesto acuto nel
Chiostro) e poscia in sacristia; sotto il Sindaco del Co-
mune, Gallucci, fu nel 1869 venduta insieme ai Busti
di marmo degli Orti Giulii a certo Giovanni Tavazzi
antiquario romano per scudi 1000. Il nostro illustre pit-
tore Giuseppe Gennari si ebbe in dono dal Tavazzi una
fotografia ».

Avendo letto queste parole mi venne vivo desiderio
di vedere questa fotografia e per tale scopo mi rivolsi
al comm. Giuseppe Vaccai il quale con l'usata sua cor-

tesia me la fece subito avere insieme alle fotografie dei
due tondi che si conservano nella raccolta delle Maio-
liche metaurensi esistente nel palazzo dell ''Ateneo Pe-
sarese. E qui coll'esame della fotografia della Madonna
venduta all'antiquario Tavazzi, mi preme rettificare che
non si tratta di un medaglione, ma di un semplice ret-
tangolo, che doveva far parte di un monumento forse
perduto; giacche di fronte alla Vergine doveva forse corri-
spondere altra figura, e non ci pare neppure che si possa
attribuire a Luca Della Robbia, ma alla sua scuola.

Anche quella bellissima testa di guerriero finora
attribuita a Luca, deve assegnarsi con più verosimi-
glianza ad Andrea, e ciò pel confronto con quei soldati
che dormono intorno al Sepolcro di Cristo nella lunetta
della Risurrezione posta nell'Accademia di belle arti di
Firenze. Osservisi quel soldato posto nell'angolo sinistro
di chi guarda, che ha il tipo dell'elmo identico a questo.
Il Cicognara nella sua Storia della scoltura nella tav. 22
riproduce questo bassorilievo attribuendolo a Luca
Della Robbia; ma il Cavallucci e Molinier giustamente
osservano che la data della fondazione del Convento di
Santa Chiara, da dove proviene quella lunetta, rende
più verosimile l'attribuirla ad Andrea, quantunque vi
si scorga evidente la maniera di Luca.

Un medaglione con la Madonna ed il Bambino dentro
una ghirlanda di fiori e di frutta, conservavasi nella
raccolta Raffaelli in Urbania già Casteldurante, come
mi assicurò l'erudito avv. Raffaelli di Pesaro, il quale
mi aggiunse che anche nella casa Marfori di quest'ul-
tima città vi sia qualche piccolo lavoro in maiolica del
genere dei Della Robbia.

s-
loading ...