Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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ANSELMO ANSELMI

Questi Santi occupano un terzo del quadro. Nel restante superiore campeggia l'imma-
gine di Maria Assunta in cielo, assisa fra le nubi ed attorniata in bel giro da cori di
serafini e di angeli festanti che giungono le mani. Il plasticatore espresse qui il motto
biblico:

Assumpta est Maria in coelo, gaudent angeli.

In alto sovrasta il semibusto del Padre Eterno, avvolto anch'esso fra le nubi e circondato
da teste di serafini. Anche questa figura e quella della Vergine fu imbrattata con vernice
grossolana, che bisognerebbe assolutamente togliere.

La tecnica non molto fine di questi ultimi due lavori ed il loro fare stilistico, ricordano
spiccatamente la maniera di Fra Mattia della Robbia. Non è improbabile che questo artista,
il quale lasciata Firenze per andare a Roma e poi venuto nelle Marche nel 1527 non più
rimpatriò, non è improbabile, ripeto, che abbia eseguito anche queste opere, perchè dimo-
rando qualche tempo in Arcevia, aveva nel 1534 modellato un piccolo altare per la vetusta
chiesa parrocchiale di S. Vincenzo, del castello di Nidastore, commessogli, EX SVA DEVO-
TIONE, da uno della famiglia Mannelli, come si legge nel bellissimo fregio di terra cotta
senza smalto, che conservo nella mia raccolta e che venne riprodotto nell'Itaca Artistica
e Industriale.

Ora Nidastore è l'ultimo castello del territorio di Arcevia, che dista in linea retta pochi
chilometri dal celebre romitaggio di Monterubbio, fondato e protetto dalla potente ed illustre
famiglia dei Conti di Montevecchio, la quale ebbe una predilezione per questo eremo, e per
la sua chiesa, ove vari personaggi di quella famiglia ebbero la loro sepoltura.

Anche il celebre monastero di Fonte Avellana dista pochi chilometri dalla città di
Pergola, ed il plasticatore fiorentino potè esservi chiamato da quei monaci, ed il frammento
di sopra accennato deve provenire da qualche altare in maiolica, perduto forse, quando fu
rimodernata la chiesa di quel monastero. Infatti esso rappresenta il principio di un pilastro
decorato con i soliti gruppi di agrumi e di foglie, con un grosso anello a capo che li sor-
regge e sembra modellato sul medesimo stampo di quelli che si veggono nello altare di
Arcevia. Questa almeno fu la prima tenacissima impressione che ne ricevei, allorquando
giovanissimo ancora, in una gita al Monte Catria, vidi per la prima volta quel bellissimo
frammento. Mi sembrava di vedere quelle frutta d'agrumi freschissime e verdeggianti che
pendono dai pilastri dell'altare della nostra chiesa di Santa Maria, che formano la delizia
dei bambini e che fanno venire l'acquolina in bocca al solo vederle. Su questo monumento
scomparso- avevo in animo di fare qualche ricerca nell'Archivio dei monaci, ma smisi ogni
pensiero quando seppi che tutto, dopo l'ultima soppressione infaustissima, era stato mano-
messo di quel celebre monastero. Della importante Biblioteca rimangono solo i bellissimi
scaffali, degli oggetti d'arte in specie di oreficeria, ricordati anche dal Gibelli nella sua
ultima monografia sull'Avellana, poco più nulla, e dell'Archivio le ultime pergamene impor-
tantissime potei io ili gran parte recuperare da un antiquario. Fa proprio pena a pensare
a tanta iattura, ed un senso di profondo disgusto si prova a visitare quel grandioso e vetusto
monastero ricco di tanti ricordi, oggi rimasto quasi deserto!

Ma tornando a noi, di altre opere eseguite da Mattia della Robbia in Arcevia e nei
dintorni, delle quali posseggo interessantissimi frammenti, spero d'intrattenere altra volta i
lettori di questo Archivio; e per ora mi abbiano per iscusato se questo studio non è riuscito
forse, come avrei desiderato.

Anselmo Anselmi.
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