Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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Estremamente ricco in argomenti che spettano
all'arte italiana ò il volume XV, anno 1894, del
Jahrbuch der k. yreussischen Kunstsammlungen (An-
nuario dei musei prussiani). Il dott. A. G. Meyer,
in uno studio intitolato: Die ColleoniJcapelle zu
Bergamo, ein Beconstructionsversuch (La cappella
Colleoni a Bergamo, un tentativo di ricostruzione),
dopo aver dimostrato con argomenti desunti dallo
stato in cui attualmente si presentano alcuni par-
ticolari del monumento in discorso, così quanto
spetta la sua parte architettonica come quella scul-
toria, non potersi ammettere che esso, come si
vede oggi, rispecchi proprio il progetto ideato da
Giov. Ant. Amadeo per l'insieme dell'opera, tenta
di ricomporre quest'ultimo. I risultati a cui egli
arriva, dopo un accurato esame del monumento
stesso e delle fonti letterarie e de' documenti che
ce ne sono rimasti, si possono riassumere in quanto
segue: La facciata ed anche il monumento sepol-
crale del Colleoni non erano terminati quando
Amadeo nel 1478 lasciò Bergamo per dedicarsi ai
lavori della Certosa di Pavia. La statua equestre
che oggi corona il monumento, non fu votata dalla
città se non nel 1493 ed eseguita poi nel 1501, e
cioè non in bronzo, ma in legno, perchè, come ci
fa sapere uno scrittore contemporaneo, « subiecta
moles ponderi impar fuit judicata ». Essa dunque,
originalmente, non entrava nel progetto dell'Ama-
deo, e non ci entrava conseguentemente neppure
il coronamento del monumento che la rinchiude,
consistente in un'arcata, riposante su quattro co-
lonne e terminata in alto con trabeazione e cor-
nice. Similmente non apparteneva al progetto ori-
ginale il secondo sarcofago superiore, su cui sta la
statua equestre. Questo, come opina il Meyer, era
originalmente in un altro luogo della cappella, con-
teneva le ossa di qualche altro membro della fa-
miglia e non fu collocato al suo posto attuale, se
non probabilmente all'occasione di uno dei due ri-
stauri dell'interno della cappella sulla fine del Sei
e Settecento. Invece della statua equestre, secondo
l'idea dell'Amadeo, sull'arca inferiore contenente
le ossa del defunto, probabilmente si doveva ergere
un cataletto, con sopravi la figura del Colleoni,
sostenuto dalle figure di eroi romani sedenti, che
ora in modo tutt'altro che organico si trovano col-
locate fra i due sarcofaghi inferiore e superiore.
11 cataletto sarebbe stato circondato dalle figure
di eroi greci e di donne simbolizzanti virtù, che
oggi si vedono parte piantate qua e là sul monu-

AreMvio storico dell'Arte, Serie 2', Anno I, fase. VI.

mento e parte sparse per la facciata (quattro sopra
l'incorniciatura delle finestre, e due sopra appositi
piedistalli a destra e a sinistra della porta). Per
farsi un'idea approssimativa del progetto dell'ar-
tista, il Meyer adduce, come esempio, il disegno
per il monumento di Gastone di Foix conservato
nel museo di South-Kensington. Concludendo, l'au-
tore non si lusinga che i risultati della sua ricostru-
zione possano pretendere ad altro che tutt'al più
a una certa probabilità; in ogni caso egli però ri-
tiene dai suoi svolgimenti stabilito il fatto che
d'ora in poi non sarà più lecito di vedere nell'opera
d'arte in discorso una creazione d'un getto e con-



sustanziale, e che non si potranno più ragionevol-
mente glorificare da bellezze e da particolarità sin-
golari quelle stranezze che si spiegano molto più
naturalmente colle vicissitudini a cui l'opera dell'A-
madeo nel corso dei secoli ripetutamente fu soggetta.

Il prof. li. Forster in un contributo dal titolo:
Die Verleumdung des Apelles in der Renaissance
(La calunnia d'Apelle nel Rinascimento) a prece-
denti suoi articoli pubblicati in un anteriore vo-
lume dell'Annuario prussiano sul soggetto del-
l'influsso esercitato dalla traduzione di Luciano in
latino sullo spirito degli artisti del Rinascimento,
e specialmente sulle loro composizioni desunte dalla
descrizione della pittura di Apelle conosciuta sotto
quella denominazione, aggiunge alcune altre opere
d'arte della stessa rappresentanza venute nel frat-
tempo alla sua conoscenza. E sono per primo un
grande piatto in maiolica nel museo di Amsterdam,
giudicato, in una lettera del Falke all'autore, es-
sere il prodotto di una delle fabbriche di Faenza
del 1525 incirca e riprodurre, secondo l'opinione
dello Schmarsow, il disegno di un discepolo della
scuola di Frane. Francia, probabilmente di Giacomo,
figlio di Francesco stesso; per secondo, un disegno
presso il prof. A. Hànel di Kiel, studio per un qua-
dro descritto dal Forster nell'anteriore suo articolo,
come esistente al museo di Nimes, e di cui ora
con la segnatura che si trova sul nostro disegno
viene scoperto l'autore, che sarebbe Girolamo Si-
ciolante, scolaro del Penni, di cui esistono molte
opere nelle chiese di Roma (v. Vasari, VII, 571).
Il disegno del Hànel ha, del resto, anche qualche
riscontro con un quadretto esistente negli appar-
tamenti privati del principe Colonna, rimasto sco-
nosciuto al Forster. Altre composizioni dello stesso
soggetto, riprodotte nel corso dell'articolo in que-
stione, giacche appartenenti ad artisti tedeschi, non
entrano nel quadro del presente resoconto.

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