Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 8.1898

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DI UN VASO FENICIO RINVENUTO A CORNETO

più proprio delle rappresentanze assire che egiziane,
e della maniera, a cui già accennai precedentemente,
con cui sono lavorate le parti scoperte del corpo delle
figure, propria anche quella dell' arte assira, si può
confermare che il vaso di Corneto deve considerarsi
come uno dei migliori prodotti della industria fenicia,
contemporaneo del Faraone Bocoris, con rappresen-
tanze riunite da un concetto organico, e, liberamente
bensì, ma direttamente ricavate da oggetti e da dise-
gni egiziani.

V.

Resta da investigare il motivo pel quale un
artefice fenicio avesse preparato un oggetto d'arte in
onore del Faraone Bokenranf, e per quali com-
plesse circostanze questo sia stato poi dissepellito a
Corneto.

Questa ricerca non sarebbe difficile se, invece che
il nome di Bokenranf, il vaso di Corneto portasse
quello di uno degli Amenofi o dei Tutmosi o di altro
potente Faraone della diciottesima o diciannovesima
dinastia. In quel tempo la Fenicia era vassalla del-
l' Egitto, a cui doveva pagare regolare tributo, oltre-
ché di metalli e legni preziosi, anche dei più pre-
gevoli prodotti della sua arte industriale. E poiché alla
corte Faraonica si gradiva che anche i prodotti ma-
nufatti dei paesi tributari portassero una impronta
egiziana, un oggetto come il vaso di Corneto poteva
essere bene accetto dallo stesso Faraone, o almeno
dai grandi dignitari dell' impero ; ai quali non è
probabile che gli ambasciatori dei principi vassalli
si presentassero colle mani vuote. Nè è improbabile
che degli oggetti destinati a pagare il tributo si fos-
sero fatte in precedenza delle copie da mettersi in
commercio, o che almeno si mettessero in commercio
quegli oggetti meno felicemente riusciti, che non sem-
brassero meritevoli, per imperfetta esecuzione, di es-
sere compresi nel tributo. E se si supponga che alcuna
di quelle copie od esemplari di scarto fossero perve-
nuti sui mercati delle coste settentrionali del Medi-
terraneo, non vi sarebbe più da meravigliarsi che qual-
che oggetto, simile a quelli che i Fenici portavano in
tributo in Egitto, possa venire dissepellito nelle ne-
cropoli italiche.

Ma nel periodo in cui regnò Bocoris, dopo oltre
cinque secoli dacché la Fenicia si era sottratta, salvo
un fuggevole istante sotto il regno di Sesonchi, al vas-
sallaggio egiziano, nessun fatto, nessun accenno po-
trebbe giustificare la congettura che i principi della
Fenicia portassero tributi al modesto Faraone di Sais;
la cui energia era tutta rivolta a domar le ribellioni
dei nemici interni ed a parare il pericolo che gli si
minacciava da parte del Faraone che regnava a Na-
pata, non a estendere verso oriente i confini della
sua sovranità (1).

Nondimeno un motivo, non per portar tributo,
ma per inviare ambascerie ed offrire doni alla
corte di Sais agevolmente si troverà, solo che si
pensi alle stragi, ai saccheggi, allo sgomento gene-
rale cbe in quel giro di tempo le armi assire trion-
fanti spargevano in tutta la Siria. Israele, Giuda,
Damasco, e gli altri piccoli Stati o erano scomparsi
o erano stati sottoposti a duro vassallaggio ; e questi,
che si affaccendavano a stringere amicizia, a preparare
ribellioni, non potevano non cercare il favore del nuovo
astro che pareva sorgere sulla riva del Nilo : nè certo
essi potevano meglio propiziarsene l'animo che augu-
randogli, come è simboleggiato nel vaso di Corneto,
piena vittoria contro 1' Etiopia.

Perciò io non dubito che il vaso di Corneto sia,
o la copia di un oggetto, invece che commemorativo,
augurativi, che alcuno dei principi fenici potè avere
inviato prima dell'anno 728 a Bokenranf, di cui si
ambiva 1' amicizia, in previsione di prossime possibili
sollevazioni contro 1' Assiria ; ovvero sia 1' originale
stesso che, per la sopravvenuta disfatta di Bocoris, o per
altro motivo, non sia stato inviato a colui al quale era
destinato, e si sia invece messo in commercio, invian-
dolo nei lontani mercati dell' Etruria per disperdere
le traccie dei tentati accordi coli' Egitto.

Per tutte le precedenti considerazioni mi pare si
possa concludere che il nostro vaso deve essere stato
venduto a Corneto o poco prima dell'anno 728, approssi-
mativamente, o negli anni immediatamente successivi.

- E. SCHIAPARELLI.

(') Diodoro accenna bensì ad una campagna militare di
Bocoris nei deserti dell'Arabia; ma deve trattarsi solo dei
deserti prossimi all' Egitto per reprimere le incursioni dei
Beduini che razziavano presso il confine orientale.
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